Vi sono almeno due buone ragioni per ricordare questa donna straordinaria canonizzata da Benedetto XVI nel 2006. Concepì e realizzò per prima il progetto di aprire scuole pubbliche per ragazze del popolo in Italia; si impegnò con coraggio «a favore dell'elevazione spirituale e dell'autentica emancipazione delle giovani donne del suo tempo» (Benedetto XVI).

di Antonino Pane

Non risulta facile, lo confesso, dal punto di vista emotivo, leggere, d’un fiato, o rileggere, le cinquecento pagine di un romanzo, come quest’ultimo di Raffaele Lauro, “Don Alfonso 1890 - Salvatore Di Giacomo e Sant’Agata sui Due Golfi”, mantenendo il necessario distacco del cronista, del commentatore o, semplicemente, del lettore, quando la narrazione ti propone vicende, umane e professionali, particolarmente esaltanti, delle quali sei stato, direttamente o indirettamente, testimone, o quando i protagonisti di queste vicende sono persone, o meglio personaggi, che hai amato e stimato, che continui ad amare e a stimare, perché occupano un posto non secondario nel tuo universo affettivo.

Era di nobile famiglia e, a Barcellona, commosso dalla condizione degli schiavi dei Mori, ne riscattò centinaia con il proprio denaro, coinvolgendo in quest'opera molte altre persone. Aiutato anche da re Giacomo I e dal vescovo di Barcellona, fondò poi l'Ordine di santa Maria della Misericordia o della Mercede che aveva come scopo la liberazione e la redenzione degli schiavi. Adottò la regola agostiniana con un quarto voto, quello di offrirsi prigionieri al posto di un cristiano in pericolo d'iapostasia. Così, ad Algeri, dove venivano tradotti coloro che erano catturati dai Saraceni durante le scorrerie, fu Pietro stesso ad offrirsi come ostaggio, soffrendo torture e prigionia. L'Ordine da lui fondato, dopo un secolo di vita, aveva già liberato 26.000 prigionieri.

di Francesca Maresca

Non è facile scoprire tra le centinaia di pagine di un romanzo, una celebrazione, non rituale, tantomeno non retorica, ma intensa, emozionante e personalizzata, del periodo d’oro della canzone classica napoletana, fiorita, appunto a Napoli, nell’ambito della festa di Piedigrotta, tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, attraverso i suoi più celebri protagonisti, parolieri, compositori e case editrici musicali.

Figlio di un vassallo del capitolo di S. Maurizio, Gottardo nasce nel 960 a Reichersdorf (Ritenbach) presso Niederaltaich nella diocesi di Passavia. Nella scuola capitolare locale si avvicina alle scienze umanistiche e alla teologia. Dopo diversi viaggi in Paesi lontani, tra cui l'Italia, studia nella scuola del duomo di Passavia, dove ha come insegnante il famoso maestro Liutfrido. Quando il duca Enrico II di Baviera decide di trasformare il capitolo in un monastero benedettino Gottardo diventa monaco. Risale poi al 993 l'ordinazione sacerdotale, dopo la quale diventa priore e rettore della scuola monastica e più tardi introduce una scuola di scrittura e pittura. Nel 996 viene eletto abate facendosi, anche a Tegernsee e a Hersfeld, fautore dell'ideale di Cluny. Nel 1022 viene nominato vescovo di Hildesheim. Si distingue per la sua cura pastorale, per l'attenzione nei confronti del clero e per le sue conferenze bibliche. In 15 anni consacra più di 30 chiese. Dopo una breve malattia muore il 5 maggio 1038.

Originario, secondo una tradizione, della Palestina. Un testo apocrifo racconta che, ebreo di nome Giuda , assunse il nome di Ciriaco dopo essersi convertito. Divenuto vescovo di Gerusalemme, subì il martirio insieme alla madre Anna, sotto Giuliano l’Apostata. Secondo un’altra tradizione, appena convertito Ciriaco sarebbe venuto in Italia, ad Ancona, dove è venerato fin dall’Alto Medioevo. Dopo un lungo episcopato, durante un pellegrinaggio sui luoghi santi, sarebbe stato martirizzato, sembra, verso il 135. Una terza tradizione racconta invece che egli non sarebbe mai giunto in Italia e che le sue reliquie furono trasportate ad Ancona nel secolo V, per volontà di Galla Placidia.

L'apostolo Filippo e Giacomo il minore vengono ricordati lo stesso giorno poichè le loro reliquie furono deposte insieme nella chiesa dei Dodici Apostoli a Roma.
Filippo (primo secolo) era originario della città di Betsaida, la stessa degli apostoli Pietro e Andrea. Discepolo di Giovanni Battista, fu tra i primi a seguire Gesù e, secondo la tradizione, evangelizzò gli Sciti e i Parti.
Giacomo (primo secolo) era figlio di Alfeo e cugino di Gesù. Ebbe un ruolo importante nel concilio di Gerusalemme (50 circa) divenendo capo della Chiesa della città alla morte di Giacomo il Maggiore. Scrisse la prima delle Lettere Cattoliche del Nuovo Testamento. Secondo Giuseppe Flavio (37 circa - 103) fu lapidato tra il 62 e il 66. Tuttavia l'attendibilità del racconto è dubbia. 

Sabato 6 maggio, su RAI 2, nella Rubrica “TG2 Storie”, alle ore 24.00, sarà trasmesso lo speciale televisivo “Lucio Dalla e Sorrento: uno straccione, un clown”, curato dal giornalista Daniele Rotondo, con una lunga intervista-racconto allo scrittore Raffaele Lauro, sulla canzone da lui dedicata al grande artista bolognese e sul legame di Dalla con Sorrento.

Fu domenicano a quindici anni e, divenuto sacerdote, fu priore a Cortona, a Fiesole, a Roma, a Napoli, ricoprendo nel frattempo la carica di Vicario generale dei Frati Riformati. Fondò la Societrà dei Buonomini di San Martino per i poveri bisognosi. Divenne arcivescovo di Firenze prodigandosi durante la peste. All’attività apostolica e agli incarichi di cui era gravato, unì un intenso studio e la realizzazione di opere che ebbero carattere giuridico-morale. Egli fu il primo a tentare una sintesi tra il diritto e la teologia, raccogliendo quanto riteneva utile al ministero della predicazione, della confessione e della direzione, per offrire una soluzione cristiana ai molti problemi del suo tempo.

Si terrà lunedi 1 maggio l’inaugurazione dell’istallazione d’arte di Rocco Franzese, “Il Viaggio arricchisce il Pensiero”. L’iniziativa si svogerà a partire dalle 19.30 presso il “Quid Art Cafè” di Frattamaggiore.

I preziosi dittici eburnei in cui sono riportati gli elenchi dei vescovi novaresi dei primi secoli, indicano al terzo posto il nome di Lorenzo, con la particolarità di quello della Cattedrale che, a differenza di quello della basilica di San Gaudenzio, non attribuisce tuttavia alla sua persona la qualifica di vescovo. Una simile precisazione è probabilmente da collegarsi con la tradizione che, a partire dal tempo di Pietro III vescovo dal 993 al 1032, fece di Lorenzo un sacerdote martirizzato, insieme ai fanciulli che stava catechizzando, al tempo di Giuliano l'Apostata, ad opera di alcuni sacerdoti pagani. Tale idea venne definitivamente codificata nella stesura della «Passio Sancti Laurentii», finendo, però, per far completamente dimenticare la fisionomia di Lorenzo come terzo vescovo novarese. 

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A due mesi e più dall’ouverture, in cui già si registra un incremento delle visite pari al 30% in più rispetto allo scorso anno, un nuovo appuntamento segna l’itinerario di “Pablo Picasso e altri viaggiatori, storie naturali e viaggi spirituali”, la mostra in esposizione fino al prossimo 18 giugno alMarte– Mediateca Arte Eventi – di Cava de’ Tirreni.

«Niuno Stato si può conservare nella legge civile in stato di grazia senza la santa giustizia»: queste alcune delle parole che hanno reso questa santa, patrona d'Italia, celebre. Nata nel 1347 Caterina non va a scuola, non ha maestri. I suoi avviano discorsi di maritaggio quando lei è sui 12 anni. E lei dice di no, sempre. E la spunta. Del resto chiede solo una stanzetta che sarà la sua ""cella"" di terziaria domenicana (o Mantellata, per l'abito bianco e il mantello nero). La stanzetta si fa cenacolo di artisti e di dotti, di religiosi, di processionisti, tutti più istruiti di lei. Li chiameranno ""Caterinati"". Lei impara a leggere e a scrivere, ma la maggior parte dei suoi messaggi è dettata. Con essi lei parla a papi e re, a donne di casa e a regine, e pure ai detenuti. Va ad Avignone, ambasciatrice dei fiorentini per una non riuscita missione di pace presso papa Gregorio XI. Ma dà al Pontefice la spinta per il ritorno a Roma, nel 1377. Deve poi recarsi a Roma, chiamata da papa Urbano VI dopo la ribellione di una parte dei cardinali che dà inizio allo scisma di Occidente. Ma qui si ammala e muore, a soli 33 anni. Sarà canonizzata nel 1461 dal papa senese Pio II. Nel 1939 Pio XII la dichiarerà patrona d'Italia con Francesco d'Assisi.

Limpida e graziosa. Così appare la dottoressa Gianna Beretta all'ingegnere Pietro Molla nei primi incontri. Si conoscono nel 1954 e si sposano a Magenta il 24 settembre 1955. Gianna, la penultima degli otto figli sopravvissuti della famiglia Beretta, nata a Magenta, è medico chirurgo nel 1949 e specialista in pediatria nel 1952. Continua però a curare tutti, specialmente chi è vecchio e solo.

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Un altro componente tipico dello stile di vita italiano andrebbe ad aggiungersi alla già lunga lista di elementi che contribuiscono a fare degli Italiani uno dei popoli più “in salute” al mondo. Questa volta tocca al caffè. Una ricerca, condotta dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e l’I.R.C.C.S. Istituto Dermopatico dell’Immacolata di Roma, mostra come la popolare bevanda, se consumata più di tre volte al giorno, possa abbassare il rischio di ammalarsi di cancro della prostata. E il dato sull’azione antitumorale del caffè viene confermato anche in laboratorio.