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Venerdì 31 marzo ore 20.30 nuovo appuntamento della Stagione di Concerti del Teatro di San Carlo. Sul palcoscenico del Massimo Napoletano il tenore inglese Ian Bostridge è accompagnato dal pianista connazionale Julius Drake in un programma interamente dedicato a Benjamin Britten (1913-1976) che include Winter Words: Lyrics and Ballads of Thomas Hardy op.52 per tenore e pianoforte e The Five Canticles.

Nativo di Casamari presso Ravenna, nella seconda metà del X secolo, da giovane si dedicò agli studi vivendo negli agi della vita di famiglia. La sua vita ebbe una svolta quando decise di donare i suoi abiti ai poveri e di ricoprirsi di un saio. Fece un pellegrinaggio a Roma dove ricevette la tonsura e da lì in Terra Santa; ma una volta tornato a Ravenna si ritirò a vita eremitica sotto la guida dell'eremita Martino, abate di Pomposa, di cui fu successore nel 998. Sotto la sua guida il monastero conobbe un periodo florido, sia nell'ingrandimento edilizio, sia per il gran numero di monaci presenti. Collaborò con l'arcivescovo Gebeardo alla riforma ecclesiastica, favorì le nuove teorie sul campo musicale liturgico, ebbe fra i suoi monaci anche Guido d'Arezzo, inventore del pentagramma. Aderendo all'invito dell'imperatore Enrico III di recarsi a Piacenza, non poté raggiungere il luogo: malato dovette fermarsi a Borgo San Donnino, dove morì il 31 marzo 1046. 

Amedeo nasce da Anna di Lusignano e da Ludovico, duca di Savoia, il 1° febbraio 1435. Il suo matrimonio fu combinato per necessità politiche, infatti sposò Iolanda di Valois, figlia di Carlo VII di Francia. I due però si trovarono; avevano soprattutto in comune una fede profonda e sapevano condividere tutto, dalla preghiera al governo dello stato. Amedeo soffriva di epilessia e questo gli causò parecchie difficoltà. Pur essendo un propugnatore di una crociata per liberare Costantinopoli dai Turchi, fu fondamentalmente un pacifista, era anche molto generoso con i poveri che spesso erano suoi commensali. Edificò chiese e monasteri. Aggravandosi il suo male nel 1469 abdicò in favore di Iolanda, ma i suoi fratelli e i nobili lo assediarono al punto che per liberarlo dovette intervenire Luigi XI. Morì il 30 marzo 1472 a Vercelli.

San Marco, che fu vescovo di Aretusa in Siria, al tempo dell’eresia ariana mai si allontanò dalla vera fede. Sotto l’imperatore Giuliano l’Apostata subì atroci torture, ma morì poi per cause naturali. San Gregorio Nazianzeno lo definì “uomo straordinario ed anziano santissimo”.

Risultati immagini per "san castore di tarso"È commemorato dal Martirologio Geronimiano e dal Romano il 28 marzo e il 27 aprile. La reduplicazione è probabilmente dovuta (Delehaye) a una confusione, imputabile ai copisti, fra V Kal. Apr. e V Kal. Mai. Nel Romano, Castore è menzionato il 28 marzo con Doroteo e il 27 aprile con Stefano. Queste aggiunte sono evidentemente dovute a cattiva lettura o interpretazione delle rubriche del Geronimiano, dove il nome di Castore è bensì preceduto il 28 marzo da quello di Doroteo e seguito il 27 aprile da quello di Stefano, senza peraltro che quei santi (entrambi ricordati come «di Nicomedia», dove il solo Doroteo è commemorato il 12 marzo) abbiano nulla a che fare con Castore. Si noti da ultimo che un Castore è ricordato dal Geronimiano il 16 marzo come capo d'un gruppo non omogeneo di martiri di Nicomedia. L'identificazione fra i due omonimi è possibile.

Originario dell'Irlanda, figlio di una famiglia di origini nobili, Ruperto è il patrono di Salisburgo. Dopo aver ricevuto una formazione monastica irlandese, infatti, attorno al 700 si recò in Baviera dove si dedicò alla predicazione e alla testimonianza monastica itinerante, ottenendo buoni risultati a Regensburg e Lorch. Con l'appoggio del conte Theodo di Baviera, Ruperto fondò prima una chiesa dedicata a san Pietro sul lago Waller e poi un monastero sul fiume Salzach, nei pressi dell'antica città romana di Juvavum. Fu questo il nucleo della nuova Salisburgo («la città del sale»), che lo riconosce non solo come primo vescovo ma anche come ri-fondatore. L'iconografia lo rappresenta, infatti, con un barile o un secchio pieno di sale. Morì il 27 marzo, il giorno di Pasqua, dell'anno 718.

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La FUNDACIÓN ENAIRE espone per la prima volta in Italia una selezione di fotografie della collezione omonima presso le 4 sedi italiane dell’Instituto Cervantes, all’interno della programmazione internazionale di PHotoEspaña. 

Nato in Aquitania verso il 620, figlioccio di san Nivardo, Bercario (Bercherio), avuta una prima formazione alla scuola di san Remaclo, abbracciò la vita monastica sotto la regola di san Colombano, nell'abbazia di Luxeuil, al tempo dell'abate san Valberto. Nivardo, divenuto vescovo di Reims, gli affidò la fondazione di Hautvillers (Marna), di cui Bercario fu il primo abate e dove elaborò una regola che era una sintesi delle regole di san Colombano e di san Benedetto. Vi eresse degli edifici claustrali e due chiese, dedicate rispettivamente all'apostolo Pietro e alla Vergine Maria.

Nato a Savona, San Pietro Formica, fu dotato di santo comportamento, sincero e puro diede esempio di vita religiosa non tanto con l’insegnamento quanto con le opere. Famoso per i prodigi e miracoli da lui compiuti, dopo essere stato eletto Maestro Generale dell’Ordine Mercedario morì santamente a Barcellona nel marzo del 1302. 

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L'associazione "Spartacus" organizza il primo raduno del gruppo facebook "Scopriamo il Vesuviano e il Nolano", ritrovo virtuale di appassionati di archeologia, per scoprire le meraviglie di Sarno.

L'etimologia del nome «Caterina» attinge al greco «donna pura». Tale fu Catarina Ulfsdotter, meglio conosciuta come Caterina di Svezia, secondogenita degli otto figli di santa Brigida, la grande mistica svedese che ha segnato profondamente la storia, la vita e la letteratura del Paese scandinavo. Nata nel 1331, in giovanissima età Caterina sposò Edgarvon Kyren, nobile di discendenza ma soprattutto d'animo: questi non solo acconsentì al desiderio della ragazza di osservare il voto di continenza, ma si legò addirittura allo stesso voto. A 19 anni Caterina raggiunse la madre a Roma, dove partecipò alla sua intensa vita religiosa e ai suoi pellegrinaggi. Alla morte di Brigida, Caterina ne riportò in patria la salma e, nel 1375, entrò nel monastero di Vadstena. Nel 1380 venne eletta badessa; morì il 24 marzo 1381. 

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L’ansia, un po’ come la paura, è solo uno stato d’animo che siamo programmati per provare, reprimerla del tutto può essere dannoso, così come non avere paura di niente può causare situazioni spiacevoli, ecco perché dobbiamo imparare a domarla e usarla a nostro vantaggio, così come l’uomo ha imparato a domare i cani senza averne paura.

San Vittoriano, venerato Adelfia Canneto in Puglia non è altro che un “corpo santo”, identificato in erroneamente con l’omonimo santo martire di Cartagine festeggiato anch’egli al 23 marzo. La tradizione vuole che le reliquie del martire cartaginese verso il VI secolo sarebbero giunte nelle catacombe romane di Protestato e poi estratte solo nel 1736 e donate prima ad una chiesa di Napoli ed in un secondo momento, nel 1753, alla comunità di Canneto che lo elesse suo celeste patrono. E’ però inverosimile che un martire africano avesse trovato sepoltura in una catacomba romana, ove fu dimenticato per secoli anziché avere una degna sepoltura in una chiesa romana. Anche l’autorevole Bibliotheca Sanctorum non fa alcun riferimento ad eventuali traslazioni delle reliquie di San Vittoriano di Cartagine a Roma, a Napoli ed infine a Canneto, dando quindi indiretta conferma all’ipotesi che si tratti di un “corpo santo” della cui vita non si hanno notizie e quindi si è cercato di porre rimedio a ciò associandolo ad un personaggio storicamente certo.

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È la breve ed intensa esperienza della Repubblica Napoletana del 1799 ad andare in scena nello spettacolo Anonimo Napoletano domani sera presso il Teatro Comunale di Caserta per il Progetto Tradizione & Traduzione – diretto da Patrizio Ranieri Ciu – messo in scena dalla compagnia Gli Ipocriti con la regia di Ernesto Lama. 

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di AMEDEO FANTACCIONE

Per motivi di lavoro, da quasi due lustri, ormai, mi capita di frequentare assiduamente la Svizzera ed in particolare le città di Zugo e Lugano. Ho frequentazioni con molti svizzeri e con tanti di loro la conoscenza è diventata amicizia. Riesco dunque ad avere un quadro abbastanza nitido di quella che è la società elvetica e devo dire che ne apprezzo diversi aspetti.