Risultati immagini per Lo sposalizio mistico di santa Caterina. Il Seicento è ben rappresentato da una scultura in marmo raffigurante l'Immacolata

La Soprintendenza Archeologia. Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino, diretta da Francesca Casule, comunica che domenica 6 AGOSTO sarà possibile visitare, gratuitamente, la mostra “RITORNO AL CILENTO” allestita nelle sale del Museo Archeologico di Paestum, inaugurata lo scorso 18 maggio resterà aperta al pubblico fino al 31 Agosto 2017.    

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Il 6 agosto la Chiesa fa memoria della Trasfigurazione di Nostro Signore. Gesù scelse di prendere con sé il primo Papa e «i figli del tuono» ) per salire sul Monte Tabor a pregare. Sei giorni prima aveva detto ai suoi discepoli: «vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell’uomo venire nel suo regno» ed ecco che Pietro, Giacomo e Giovanni furono scelti per assistere all’ineffabile: Cristo apparve nel suo Corpo glorioso.

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Pubblicato il 14 Luglio 2017 per l'etichetta Isl Italy Sound Lab di Alfonso La Verghetta, Anima Errante è il primo disco di Maria Gerarda Cavezza, giovane artista campana classe '85.
Diplomata in canto lirico presso il Conservatorio Cimarosa di Avellino e specializzatasi in canto moderno, Maria Gerarda Cavezza è una voce sicura e decisa, capace di destreggiarsi abilmente tra i generi dal jazz al soul, dal light pop al rock.

Nel IV secolo, quando la Chiesa era imbevuta di eresia ariana, la Madonna fece sentire la sua presenza a Roma. Il Vicario di Cristo era in quel tempo Liberio, il Papa che cedette agli errori di Ario, come la maggioranza dei vescovi di allora. Non si trattò di semplice debolezza, ma di vero e proprio assenso all’errore. Il beato cardinal John Henry Newman afferma che «la caduta di Liberio è un fatto storico» (Arians of the Fourth Century, Londra 1876, p. 464).

Giovanni Maria Vianney nacque l'8 maggio 1786 a Dardilly, Lione, in Francia. Di famiglia contadina e privo della prima formazione, riuscì, nell'agosto 1815, ad essere ordinato sacerdote.Per farlo sacerdote, ci volle tutta la tenacia dell'abbé Charles Balley, parroco di Ecully, presso Lione: lo avviò al seminario, lo riaccolse quando venne sospeso dagli studi. Giovanni Maria Vianney, appena prete, tornò a Ecully come vicario dell'abbé Balley. Alla morte di Balley, fu mandato ad Ars-en-Dombes, un borgo con meno di trecento abitanti. Giovanni Maria Vianney, noto come il curato d'Ars, si dedicò all'evangelizzazione, attraverso l'esempio della sua bontà e carità. Ma fu sempre tormentato dal pensiero di non essere degno del suo compito.Trascorreva le giornate dedicandosi a celebrare la Messa e a confessare, senza risparmiarsi. Morì nel 1859. Papa Pio XI lo proclamerà santo nel 1925. Verrà indicato modello e patrono del clero parrocchiale.

Sant' Eusebio di VercelliLa comunità è profezia: in queste parole potremmo cogliere il cuore dell'eredità di sant'Eusebio di Vercelli, originario della Sardegna e primo vescovo del Piemonte. Quando venne inviato nel Vercelli nel 345 decise di creare attorno a sé un vero e proprio “cenobio presbiterale”: i sacerdoti facevano vita comune assieme al proprio pastore. Questo significava la costruzione di un progetto comune, animato dal carisma di Eusebio, profondo e affascinante oratore, e la condivisione dei momenti più importanti nella crescita di un prete e della comunità: la preghiera e la liturgia. I frutti più evidenti di quell'esperienza furono i vescovi “donati” alle altre diocesi del Nord Italia e cresciuti alla “scuola eusebiana”. Il vescovo vercellese, che affrontò anche la diffusione dell'arianesimo, fu esiliato dall'imperatore Costanzo ma nel 362 rientrò a Vercelli, dove morì nel 371.

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Nasce a Napoli il 27 settembre 1696 da genitori appartenenti alla nobiltà cittadina. Studia filosofia e diritto. Dopo alcuni anni di avvocatura, decide di dedicarsi interamente al Signore.

Il grande protagonista della Riforma cattolica nel XVI secolo, nacque ad Azpeitia, un paese basco, nel 1491. Era avviato alla vita del cavaliere, la conversione avvenne durante una convalescenza, quando si trovò a leggere dei libri cristiani. All'abbazia benedettina di Monserrat fece una confessione generale, si spogliò degli abiti cavallereschi e fece voto di castità perpetua. Nella cittadina di Manresa per più di un anno condusse vita di preghiera e di penitenza; fu qui che vivendo presso il fiume Cardoner decise di fondare una Compagnia di consacrati. Da solo in una grotta prese a scrivere una serie di meditazioni e di norme, che successivamente rielaborate formarono i celebri Esercizi Spirituali. L'attività dei Preti pellegrini, quelli che in seguito saranno i Gesuiti, si sviluppa un po'in tutto il mondo. Il 27 settembre 1540 papa Paolo III approvò la Compagnia di Gesù. Il 31 luglio 1556 Ignazio di Loyola morì. Fu proclamato santo il 12 marzo 1622 da papa Gregorio XV.

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Continua con successo la programmazione di “Cinema intorno al Vesuvio” rassegna cinematografica all’aperto organizzata da Arci movie a Villa Bruno. “Siamo molto contenti - dice Roberto D’Avascio, presidente Arci Movie - dei risultati ottenuti nel mese di luglio.

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servizio di ROCCO DELLA CORTE

Achille Campanile, l’umorismo e la letteratura, il teatro e la narrativa, quarant’anni dopo e ripartendo dalla Campania. Il noto scrittore, drammaturgo e giornalista, che ha segnato un’epoca sdoganando un genere senza rinunciare alla pratica degli altri (e in tal senso, i romanzi come Amiamoci in fretta, In campagna è un’altra cosa, per fare due titoli rappresentano la grandezza e la qualità narrativa della produzione campaniliana) morì nel 1977, esattamente quaranta anni fa. Impossibile non ricordarlo, come avvenne per il centenario della sua nascita che vide l’organizzazione di una mostra a Napoli.

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Ultimamente, è riemersa con slancio alla ribalta giornalistica un'antica diatriba tra chi considera gli insegnanti una sorta di "fannulloni" e chi li ritiene addirittura dei "missionari". Due estremi antinomici, ma entrambi non rendono giustizia alla categoria docente. Quindi, c'è chi ha l'ardire di ipotizzare incrementi dell'orario obbligatorio di servizio, benché a parità di retribuzione.

Nel 433 venne consacrato vescovo di Ravenna, dal Papa in persona, Sisto III. Il soprannome di Pietro è «Crisologo», che significa «dalle parole d'oro». La sua identità di uomo e di vescovo viene fuori chiaramente dai documenti che possediamo, circa 180 sermoni. E' lì che troviamo veramente lui, con una cultura apprezzabile in quei tempi e tra quelle vicende, e soprattutto col suo calore umano e con lo schietto vigore della sua fede. Ravenna ai tempi di Pietro è una città crocevia di problemi e di incontri. Dall'Oriente lo consulta l' archimandrita Eutiche, in conflitto dottrinale col patriarca di Costantinopoli e con gran parte del clero circa le due nature in Gesù Cristo. Il vescovo di Ravenna gli risponde rimandandolo alla decisione del Papa (che ora è Leone I) «per mezzo del quale il beato Pietro continua a insegnare, a coloro che la cercano, la verità della fede». Una rigorosa indicazione, espressa sempre con linguaggio amico, con voce cordiale.

Marta è la sorella di Maria e di Lazzaro di Betania. Nella loro casa ospitale Gesù amava sostare durante la predicazione in Giudea. In occasione di una di queste visite conosciamo Marta. Il Vangelo ce la presenta come la donna di casa, sollecita e indaffarata per accogliere degnamente il gradito ospite, mentre la sorella Maria preferisce starsene quieta in ascolto delle parole del Maestro. L'avvilita e incompresa professione di massaia è riscattata da questa santa fattiva di nome Marta, che vuol dire semplicemente «signora». Marta ricompare nel Vangelo nel drammatico episodio della risurrezione di Lazzaro, dove implicitamente domanda il miracolo con una semplice e stupenda professione di fede nella onnipotenza del Salvatore, nella risurrezione dei morti e nella divinità di Cristo, e durante un banchetto al quale partecipa lo stesso Lazzaro, da poco risuscitato, e anche questa volta ci si presenta in veste di donna tuttofare. I primi a dedicare una celebrazione liturgica a S. Marta furono i francescani, nel 1262.

Alla vigilia dell’ultima presentazione estiva, ad Agerola, nella storico Palazzo Acampora, del nuovo romanzo storico di Raffaele Lauro, “Don Alfonso 1890 - Salvatore Di Giacomo e Sant’Agata sui Due Golfi”, viene alla luce, da un archivio privato, per merito dello studioso vicano Salvatore Ferraro, un documento fotografico, assolutamente eccezionale, che testimonia il forte legame del grande poeta napoletano con Vico Equense, oltre che con Agerola, Sorrento e Sant’Agata sui Due Golfi. La foto, infatti, ritrae don Gaetano Parascandolo e Salvatore Di Giacomo in carrozzella, mentre insieme sono diretti a Pacognano, alla ricerca della casa natale di Giovan Battista Della Porta (Vico Equense , 1º novembre 1535 - Napoli, 4 febbraio 1615), scienziato eclettico, filosofo della natura e drammaturgo, noto in tutta Europa. L’episodio viene narrato nell’opera di Lauro, alla pagina 64 e seguenti, con le stesse parole di Di Giacomo: “...Il canonico mi invitò nella sua casa avita, più sopra la piazza principale, mi mostrò documenti su documenti, sulla nascita del Della Porta a Vico Equense, e mi chiese di salire con lui, il giorno dopo, in carrozzella, fino al Casale di Pagognano, per mostrarmi la casa natale dell’illustre scienziato. Pagognano si trova al centro del vasto anfiteatro vicano, sul pendio d’un titanico masso tufaceo, costellato di selve di castagni e di olivi e, più giù, di vigne prosperanti e basse...”. Lo scrittore ha sottolineato: “Questa testimonianza dovrebbe convincere l’Amministrazione Comunale ad organizzare un convegno sull’amicizia intellettuale, nell’amore comune per Vico Equense, per il Della Porta e per il vescovo repubblicano Michele Natale, tra il canonico liberale e Di Giacomo, accompagnata da una mostra fotografica su tutti questi personaggi della storia vicana, da far conoscere ai cittadini, agli ospiti e agli studenti”. 

Paolino, biografo di sant’Ambrogio riferisce che il vescovo di Milano ebbe un’ispirazione che lo guidò sulla tomba sconosciuta di due martiri negli orti fuori città. Erano Nazario e Celso. Il corpo del primo era intatto e fu trasportato in una chiesa davanti a Porta Romana, dove sorse una basilica a suo nome. Sulle reliquie di Celso, le ossa, sorse una nuova basilica. Nazario aveva predicato in Italia, a Treviri e in Gallia. Qui battezzò Celso che aveva nove anni. Furono martirizzati a Milano nel 304, durante la persecuzione di Diocleziano.