
Apprendiamo con profonda preoccupazione che il Ministero dell’Interno, attraverso Invitalia, ha pubblicato un bando per la realizzazione di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) a Castel Volturno.
I CPR rappresentano il punto più estremo di un sistema fondato sulla repressione e sulla marginalizzazione delle persone migranti, “il punto finale di politiche migratorie volte alla criminalizzazione”. Si tratta di luoghi di detenzione amministrativa in cui uomini, donne e bambini vengono privati della libertà personale non per aver commesso reati, ma unicamente per la loro condizione amministrativa. Numerose inchieste, denunce e testimonianze da parte di associazioni, reti e alleanze hanno documentato condizioni di vita indegne e gravi violazioni dei diritti fondamentali: condizioni sanitarie inadeguate, rischi per la salute fisica e mentale, abusi e discriminazioni sistemiche, accesso limitato alle cure mediche, episodi di violenza, autolesionismo e, in alcuni casi, morti che attendono ancora piena verità e giustizia. Un sistema che non solo non garantisce sicurezza, ma alimenta marginalità, sofferenza e tensioni sociali. La stessa comunità scientifica e medica ha denunciato le condizioni di questi luoghi e delle persone: come riportato nelle ultime inchieste de Lavialibera, alcuni operatori sanitari hanno raccontato le pressioni da loro subite da parte delle autorità affinché certificassero l'idoneità delle persone straniere al trattenimento. Non si tratta di episodi isolati, ma di un sistema strutturale che produce sofferenza, invisibilità e negazione dei diritti. In questi centri, come più volte emerso da inchieste e testimonianze, si verificano pratiche di trattenimento arbitrarie, difficoltà di accesso alla tutela legale e condizioni incompatibili con il rispetto della dignità umana. La scelta di costruire un CPR a Castel Volturno è ancora più grave perché colpisce un territorio già segnato da profonde fragilità sociali. Qui bisognerebbe investire in diritti, inclusione, lavoro e giustizia sociale e ambientale, non in nuove strutture detentive. Chiediamo l’immediata sospensione del bando per Castel Volturno, l’apertura di un confronto pubblico con la cittadinanza e le realtà sociali, un cambio radicale delle politiche migratorie, fondato sul rispetto dei diritti, della dignità e della legalità costituzionale. Facendo nostre le riflessioni e i dubbi delle Parrocchie di Castel Volturno, facciamo appello a tutte le associazioni, i sindacati, gli enti del terzo settore, le realtà sociali e politiche e le istituzioni affinché si mobilitino contro questo progetto. Castel Volturno non può diventare un simbolo di detenzione e abbandono. Deve essere un presidio di giustizia, accoglienza e democrazia.

