
Una favola che ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti tra cui il Patrocinio Morale dell’Assessorato all’Educazione ed ai rapporti Interistituzionali del Comune di Napoli, per il suo Alto Valore Pedagogico e Istruttivo.
È “Il Re scugnizzo” una rivisitazione del “Gobbo di Notredame” scritta e diretta da Mauro Palumbo che trasforma il capolavoro di Victor Hugo in una commedia musicale ambientata nella Napoli del XVIII secolo fatta di tradizioni, canti, povertà e orgogliosa dignità. In scena al Teatro Serra di Fuorigrotta, in Via Diocleziano 316, per due fine settimana consecutive, dal 20 al 22 e dal 27 al 29 marzo (venerdì ore 21:00, sabato ore 19:00, domenica ore 18:00) rappresenta il secondo appuntamento della stagione con gli allievi del Laboratorio, che coinvolge anche i ragazzi più giovani e gli attori professionisti della Scuola. Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., 347.8051793.
Con Carmine De Luca (Quasimodo), Fortuna Galdieri (Pulcinella), Pietro Tammaro (San Gennaro), Umberto Natale (Sant’Antonio), Mariangela Varriale (Santa Lucia), Roberto Scarpati (Febo), Mauro Palumbo (Frollo), Sara Paesano (a’ Smeralda), Antonella Ciliberti, Lucia D’Alessio, Nuzzy Romano, Silvia Catuogno (lazzare), Vittorio Ariante e Diego Esposito (guardie). Coreografie, Martina Miglino. Corpo di ballo: Angela Cangiano, Anna Corcione, Francesca Paviciulli, Fabiana Palumbo, Marzia Fraia, Penelope Vilardi. Costumi Sandra Banco. Musiche originali a cura de “I Villanella” composte da Sergio Carleo e arrangiate da Patty Marotta e Francescopaolo Perreca. Aiuto regia Diego Esposito.
Una commedia che si spinge oltre gli scenari familiari ed i volti noti, per curiosare tra le pieghe della Storia. Nel 1759 Carlo di Borbone lasciò Napoli per succedere al trono di Spagna al posto del fratello defunto, affidando il Regno e il figlio Ferdinando IV, di soli otto anni, al Consiglio di Reggenza. Tuttavia, il legittimo erede era un altro: le cronache del tempo ci raccontano di un principe, il primogenito di Carlo e Maria Amalia di Sassonia, escluso dal governo a causa delle sue precarie condizioni di salute mentale (oggi si pensa che fosse autismo), ma quanti segreti si celano dietro una Corte… e questa è la storia di un uomo vissuto nell’oscurità.
Il suo nome è Quasimodo, fratello di Ferdinando nato pochi anni prima storpio e malformato. Un “incidente” subito nascosto facendo credere che il bambino sia nato morto; verrà invece segregato a vita nel Duomo di Napoli e affidato, in cambio dell’investitura a Cardinale e di numerosi altri privilegi, alla custodia dello spietato e potente usuraio Frollo.
Passano gli anni. È il 19 settembre 1767, giorno di San Gennaro e la città si prepara a festeggiare il Santo Patrono. Depresso, isolato dal mondo, logorato dalla solitudine Quasimodo cerca conforto presso i suoi unici “amici”, le esilaranti ed immaginifiche statue dei Santi Gennaro, Antonio e Lucia che lo spronano a disobbedire agli ordini e unirsi alla festa dove incontrerà ‘a Smeralda, giovane e bellissima lazzara, contesa dal capo delle guardie Febo e dallo stesso Frollo, ossessionato dalla ragazza al punto da metterne a repentaglio la vita. Riuscirà il nostro protagonista a salvare la bella popolana?
Di certo le leggende a metà tra mito e realtà raccontano che, grazie all’onore conquistato dal mostro “scugnato c’o pizzo” – sdentato con la gobba – da quel giorno i figli di Napoli saranno orgogliosamente chiamati “Scugnizzi”.

