
Che c’è oggi a pranzo? Quel che arriva dall’orto. Le suore contadine. Le suore boscaiole. Le suore allevatrici. Per capire la fatica dell’esistenza mischiata con l’allegria della fede cristiana, bisogna andare a Likuyu Mandela. Alla missione delle suore francescane di Nostra Signora delle Vittorie.
Una congregazione portoghese che ha riportato la vita in questo sperduto villaggio della Tanzania del sud, a quasi 11mila chilometri da Roma. Un manipolo di giovani africane ha fatto la rivoluzione del lavoro e della gentilezza in una terra poverissima, popolata di baracche e casupole di mattoni rossi, che sembrava non aver più niente da chiedere alla vita. Sono in 26 e da tempo hanno preso in mano questo posto, restituendogli speranza con la loro sola presenza. Conquistandosi la simpatia e il rispetto di una popolazione al 95% musulmana. E avviando un’opera di rinascita sorprendente. Queste suorine non hanno studiato agricoltura né zootecnia, ma teologia e Scritture. Eppure allevano polli maiali e tacchini, zappano la terra e producono ortaggi e frutta. Si sostengono così, perché non hanno altre entrate. Centellinano i consumi e non sprecano un grammo di niente. Mangiano ciò che producono. Usano l’energia gratuita dei pannelli solari, faticano con una pesante pompa idraulica per avere l’acqua. Cucinano all’aperto, con la legna recuperata ascia alla mano. E pregano e cantano lungo tutto il giorno. Il villaggio è come smarrito nella campagna, che ogni tanto diventa foresta, poi torna campagna. Tutt’intorno per chilometri e chilometri non c’è proprio nulla. Da pochi mesi c’è l’elettricità pubblica, ma nelle baracche non ci sono fili, quindi è come se non ci fosse. Idem per l’impianto idrico: la Municipalità ha portato i tubi, ma nelle casupole non ci sono rubinetti. E quasi nessuno ha i soldi per fare gli impianti.

