
Era stata una delle “indicazioni” scaturite nelle Congregazioni generali che avevano preceduto il Conclave: chiedere al futuro Papa di tornare a consultare in maniera regolare il Collegio cardinalizio, come di rado era accaduto negli anni di Francesco.
A quasi otto mesi dall’elezione di Robert Francis Prevost al soglio di Pietro, Leone XIV raduna mercoledì e giovedì in Vaticano i cardinali di tutto il mondo per il primo Concistoro straordinario. Un appuntamento che il Papa ha voluto si svolgesse appena dopo la conclusione del Giubileo della speranza che è terminato il 6 gennaio, solennità dell’Epifania, con la chiusura della Porta Santa nella Basilica di San Pietro. Due giornate di dialogo che di fatto si annunciano come uno snodo del tratto iniziale del pontificato targato Leone XIV: sia per confrontarsi sulle urgenze della Chiesa, sia per fare il punto in vista delle decisioni che il Papa assumerà. A cominciare dalle nomine nella Curia Romana e nelle diocesi del mondo, comprese quelle italiane (ancora nella Penisola non si sono avuti nuovi vescovi). L’incontro è caratterizzato «da momenti di comunione e di fraternità, nonché da tempi dedicati alla riflessione, alla condivisione e alla preghiera», spiega una nota della Sala Stampa vaticana. L’intento è «favorire un discernimento comune» e «offrire sostegno e consiglio al Santo Padre nell’esercizio» del governo della Chiesa. Del resto era stato lo stesso Leone XIV che nel suo primo discorso al Collegio cardinalizio all’indomani dell’elezione aveva detto: «La vostra presenza mi ricorda che il Signore, che mi ha affidato questa missione, non mi lascia solo nel portarne la responsabilità».
ulla carta sono chiamati a Roma 245 porporati. Tante sono adesso le berrette. E molte erano già a Roma ieri per la chiusura dell’Anno Santo. I cardinali elettori – ossia con meno di 80 anni e quindi con diritto di voto in un eventuale Conclave – sono 126, sei in più se si considera la “soglia” dei 120, ma già discesi come numero rispetto di 133 entrati nella Cappella Sistina lo scorso maggio. In 110 arrivano dall’Europa, 37 dall’Asia, 38 dall’America Latina, 28 dall’Africa, 27 dal Nord America e 4 dall’Oceania.
I lavori si terranno nell’Aula Nuova del Sinodo. E inizieranno alle 16 di mercoledì 7 gennaio. Perché al mattino il Papa terrà l’udienza generale del mercoledì nell’Aula Paolo VI. Il Concistoro si aprirà con il saluto del cardinale decano, Giovanni Battista Re. Poi è previsto l’intervento introduttivo di Leone XIV. La sessione durerà fino al tardo pomeriggio. Il giorno successivo i cardinali si ritroveranno alle 7.30 nella Basilica di San Pietro per la Messa con il Pontefice all’altare della Cattedra. Quindi la ripresa dei lavori fino alla tarda mattinata quando è previsto il pranzo assieme al Papa. A seguire l’ultima sessione fino alle 19 che terminerà con le parole del Pontefice. Secondo lo schema concepito da Leone XIV, si alterneranno lavori di gruppo e momenti assembleari. «Il Concistoro si colloca nel contesto della vita e della missione della Chiesa – ricorda la Santa Stampa vaticana – e intende rafforzare la comunione tra il Vescovo di Roma e i cardinali, chiamati a collaborare in modo particolare alla sollecitudine per il bene della Chiesa universale».
La lettera con la quale Leone XIV annuncia al Collegio il Concistoro porta la data del 12 dicembre, memoria liturgica della Madonna di Guadalupe. E nello scritto l’appuntamento viene definito un «importante momento collegiale». I temi possono essere ricavati dall’agenda dei primi mesi di ministero petrino di Leone XIV. Anzitutto, l’annuncio del Vangelo che ha bisogno di rinnovato slancio. «Impegno irrinunciabile per chiunque nella Chiesa eserciti un ministero di autorità», aveva detto Prevost nella Messa di inizio pontificato, è «sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato, spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo». E incontrando i vescovi italiani aveva esortato: «Guardare a Gesù è la prima cosa a cui anche noi siamo chiamati. In questo tempo abbiamo più che mai bisogno di porre Gesù Cristo al centro e, sulla strada indicata da “Evangelii gaudium”, aiutare le persone a vivere una relazione personale con Lui, per scoprire la gioia del Vangelo». Così aveva richiamato l’esortazione apostolica di papa Francesco che ritiene un riferimento per l’evangelizzazione. Fra le priorità che si è dato Leone XIV e che ha citato in molteplici occasioni, c’è quella dell’unità della Chiesa. Da qui il rapporto fra collegialità e sinodalità su cui ha insistito più volte, dove la sinodalità viene vista come esercizio di comunione. E da qui l’attenzione al Sinodo dei vescovi – secondo i lineamenti di Paolo VI – che è ritenuto strumento di “supporto” per il Papa. Nelle Congregazioni generali era stata anche segnalata l’esigenza di completare il percorso di riforma della Curia Romana che Francesco aveva racchiuso nella Costituzione apostolica “Praedicate Evangelium” sul servizio delle strutture vaticane alla Chiesa e al mondo. E argomento caro a una parte del mondo cattolico è quello della liturgia. Il Papa ha già auspicato che si investa sulla formazione. E, nell’udienza al Pontificio Istituto Sant’Anselmo, ha chiesto che la liturgia sia «attenta alle diverse sensibilità» nella «piena fedeltà alla tradizione liturgica» ma anche «alla riforma voluta dal Concilio Vaticano II». Sana tradizione e legittimo progresso, le bussole della Costituzione “Sacrosanctum Concilium”. E le bussole che Leone XIV ha lasciato intendere.