
Un uomo cammina nella notte parlando senza sosta per non essere inghiottito dal silenzio. La sua voce è un tentativo disperato di esistere e lasciare una traccia. Parla per sentirsi reale, nella speranza che qualcuno, anche invisibile, lo riconosca.
È da questa urgenza che prende forma Nuttata traduzione e adattamento in napoletano del celebre monologo La nuit juste avant les forêts di Bernard-Marie Koltès, in scena giovedì 23 aprile 2026 alle ore 20.30 alla Sala Assoli Moscato, all’interno della stagione del Teatro Nuovo di Napoli.
In scena Domenico Ingenito, che di questo progetto è anche autore della riscrittura, attraversa il monologo come un territorio vivo, dove la parola non è mai solo parola ma respiro, corpo, necessità.
Il testo di Koltès racconta l’incontro mancato tra uno straniero e un passante, trasformandosi in un flusso verbale che dà voce all’emarginazione, al desiderio d’amore, alla solitudine di chi vive ai bordi.
Ma Nuttata non è una semplice traduzione, è un attraversamento. Ingenito costruisce il suo lavoro muovendosi su due traiettorie parallele: da un lato, il confronto diretto e rigoroso con la lingua originale francese; dall’altro, l’ascolto profondo della realtà contemporanea.
Nelle stazioni, nei luoghi di passaggio della città di Napoli, incontra i “ragazzi di vita”, li invita a leggere, a restituire il testo con le loro inflessioni, i loro ritmi, la loro verità. Quelle voci restano, sedimentano, diventano struttura invisibile della riscrittura.
È così che il napoletano, lingua densa, musicale e contraddittoria, s’impone non come scelta estetica ma come necessità. Una lingua che accoglie la ferita e la bellezza, che sa essere insieme lirica e concreta, capace di restituire tutta la complessità del protagonista.
Con il disegno luci di Sebastiano Cautiero lo spettacolo, presentato da Interno5 con Opera Estate Festival, costruisce uno spazio essenziale e immersivo, dove la parola diventa azione e la scena si fa luogo di incontro, o forse di mancato incontro.
Nuttata è, in fondo, una soglia tra lingue, identità, solitudine e desiderio. Una notte che appartiene a chi parla, ma anche a chi ascolta. Perché in quella voce che insiste, che cerca, che non si arrende, si riconosce qualcosa di profondamente umano: la necessità di esistere nello sguardo dell’altro.

