
Come hanno fatto i più grandi architetti del passato a sfidare la gravità e a costruire monumenti che resistono da secoli, senza le tecnologie odierne? La risposta scientifica arriva nelle librerie con l’atteso volume di Salvatore Costanzo: “LE DUE GRANDI CUPOLE. Dalle conoscenze rinascimentali alle moderne analisi scientifiche e ingegneristiche”.
Il saggio si inserisce con forza nel dibattito storico-architettonico contemporaneo, gettando un ponte definitivo tra l’intuito artistico del Rinascimento e la precisione dei moderni modelli informatici strutturali. Esso si articola in due sezioni distinte che analizzano i due massimi vertici dell’architettura mondiale:
- Santa Maria del Fiore (Firenze): l’indagine svela i metodi ingegneristici che permisero a Filippo Brunelleschi di erigere la sua cupola, senza l’ausilio di importanti armature, risolvendo un enigma che per l’epoca sembrava una sfida impossibile;
- San Pietro in Vaticano (Roma): il testo interpreta il reale funzionamento statico progettato da Michelangelo Buonarroti e concluso da Giacomo Della Porta e Domenico Fontana, analizzando le modifiche cinquecentesche sotto il profilo storico, critico e scientifico e l’intervento restaurativo compiuto nel XVIII secolo da Luigi Vanvitelli.
La ricerca, nel suo complesso, analizza numerose tesi di accademici che da moltissimo tempo si sono interessati alle più disparate indagini scientifiche sul congegno statico creato dal Brunelleschi. Emergono i nomi di illustri docenti riconducibili all’Università di Firenze come Ricci, Di Pasquale, Corazzi, Chiarugi, Conti, ma anche di studiosi stranieri come Saalman, Mainstone, Kramer che non hanno cercato una sola risposta alle diverse proposte avanzate. La stessa cosa vale per la “si bella e terribil machina” di Michelangelo in S. Pietro, sulla quale hanno scritto esperti come Beltrami, Hafner, Tolmay, Wittkower, Bellini, Carusi ed altri.
Particolare interesse viene rivolto nella seconda parte del libro al cantiere della cupola di San Pietro, dove a metà Settecento Luigi Vanvitelli ricopre l’autorevole ruolo di Primo Architetto della Fabbrica ed è l’ideatore esecutivo dei complessi interventi di cerchiatura metallica volti a risanare gravi lesioni statiche della struttura. I suoi lavori di consolidamento statico si inseriscono in un arco temporale compreso tra il 1742 e il 1748, sotto il pontificato di Papa Benedetto XIV.
Il saggio approfondisce la diatriba scientifica tra Vanvitelli e gli altri ingegneri dell’epoca sull’intervento risolutivo sulla poderosa struttura. Non si limita alla cronaca storica, ma confronta molteplici disamine e prove dimostrative, offrendo al lettore una panoramica completa sullo stato dell’arte. Più tardi, forte della maturità professionale acquisita, Vanvitelli estende la propria attività progettuale oltre i confini dello Stato Pontificio, concentrandosi in particolare nel territorio campano, dove firma la realizzazione di importanti organismi cupolati. Tra questi spicca la cupola della Basilica della Santissima Annunziata Maggiore a Napoli, il cui cantiere fu avviato a seguito del devastante incendio del 1757; in questa circostanza, l’architetto concepisce un maestoso spazio centrale dominato da una grandiosa calotta, integrando armonicamente le strutture superstiti del complesso cinquecentesco. Sempre nel capoluogo partenopeo, per la chiesa del Complesso Monumentale Vincenziano ai Vergini, Vanvitelli disegna una straordinaria cupola ellittica, unanimemente considerata uno dei suoi capolavori per l'uso innovativo della luce e delle geometrie spaziali.
Nel ponderoso volume di Costanzo, una considerazione a parte meritano le sezioni delle “Appendici”, costituite da una raccolta di documenti inediti, testimonianze e carteggi, insieme ad un’accurata rassegna illustrativa su personaggi e luoghi. Grazie ad acuti e dottrinali contributi sulle fabbriche realizzate, il saggio registra i moderni interventi compiuti fino ad oggi, mostrando come i modelli digitali odierni leggano e confermino l’incredibile intuito dei costruttori del passato.

