C’è un filo robusto che attraversa l’intervista del sindaco di Vitulazio, Antonio Scialdone, pubblicata dai social, e tiene insieme numeri, scelte politiche e orizzonti morali.

È la parola che egli stesso consegna come sintesi di un percorso e come promessa per il futuro: «forte». Forte come una comunità che non arretra, come un’amministrazione che governa senza improvvisazioni, come una città che ritrova ordine, dignità e ambizione.

All’inizio del 2026, a due anni e mezzo dall’insediamento, il primo cittadino traccia un bilancio che non indulge all’autocompiacimento, ma rivendica metodo e risultati: «Il bilancio è sicuramente positivo ed è carico di soddisfazione, perché tutti gli obiettivi che ci eravamo posti sono stati raggiunti grazie a un’azione politica seria, partecipata, capace di mettere al centro Vitulazio e soprattutto l’uomo, la persona». Una dichiarazione che chiarisce subito l’impostazione: amministrare non come esercizio contabile, ma come responsabilità verso una comunità viva.

Il cuore della programmazione resta il bilancio comunale, costruito – sottolinea Scialdone – con rigore e visione: «Siamo partiti dal programma elettorale, trasfuso nel Documento Unico di Programmazione, verificando con attenzione le risorse e definendo asset economici e finanziari solidi». I numeri parlano con nettezza: «Abbiamo chiuso i rendiconti con oltre quattro milioni di euro di avanzo di amministrazione e anche il 2026 si chiuderà con un ulteriore avanzo». Un risultato che, per il sindaco, dimostra una tesi precisa: «Si può spendere bene, senza gravare sui cittadini, e ottenere risultati concreti per la comunità».

Tra i capitoli più visibili dell’azione amministrativa spiccano le infrastrutture. Alla guida di un territorio che aveva ereditato criticità diffuse, Scialdone rivendica una svolta netta: «Oggi possiamo dire che circa il 65-70% delle arterie stradali di Vitulazio è stato riqualificato». Ma la vera innovazione, diventata persino modello per altri comuni, riguarda il rapporto con i gestori dei sottoservizi: «Non consentiremo più che si venga a distruggere le strade per poi lasciare rappezzi. Chi interviene deve asfaltare l’intera arteria». Una linea di fermezza che «ha aperto una pista seguita anche da altri enti locali».

Accanto al cemento, c’è il tessuto umano. Nei servizi sociali l’amministrazione ha scelto di superare l’assistenzialismo sterile: «L’assistenza va fatta quando è necessaria, ma con un’azione che accompagni la persona verso l’autonomia e la dignità». Da qui l’attenzione alla scuola come presidio sensibile, lo spazio baby, i progetti per famiglie e bambini con difficoltà, la prossima inaugurazione della ludoteca pubblica, l’asilo nido nei beni confiscati: «Questo per noi è sociale», afferma il sindaco, rivendicando una politica che «non distribuisce elemosine, ma costruisce opportunità».

La sicurezza è l’altro pilastro. «Una realtà sicura è una realtà forte», ribadisce Scialdone, raccontando il potenziamento della polizia municipale, i nuovi mezzi, l’implementazione della videosorveglianza e la sinergia con i Carabinieri della locale stazione guidati dal comandante Crescenzo Iannarella, la Polizia Municipale e le altre forze dell’ordine in campo. «Quasi tutto il territorio sarà videosorvegliato», annuncia, collegando legalità, vivibilità e attrattività.

Determinante, in questo disegno, è la rete: istituzioni, scuola, parrocchia, associazioni. «Vince la rete», dice il sindaco, evocando un «patto ideale» che impedisce al territorio di smarrirsi. E quando lo sguardo si posa sui giovani, il tono si fa quasi pedagogico: «Se trasmettiamo messaggi sbagliati alle nuove generazioni, determiniamo il fallimento. Tutti devono avere le stesse possibilità di essere protagonisti del futuro».

Nel congedarsi, Scialdone torna alla parola-simbolo: «Voglio una comunità forte, consapevole della propria storia e capace di rilanciarsi». È una dichiarazione che ha il sapore della scelta personale e pubblica insieme: restare, investire, testimoniare che anche in una piccola città «si può fare bene, si può fare meglio, si può guardare al futuro». E forse è proprio qui, in questa coerenza tra radici e visione, che Vitulazio prova a costruire il suo domani.