
Ultimo appuntamento dei Salerno Summer Concerts, una prima edizione promossa dalla Associazione Gestione Musica, presieduta dal cellista Francesco D’Arcangelo e dall’ Associazione Alessandro Scarlatti, guidata da Oreste de Divitiis, con il sostegno del Fondo Nazionale dello Spettacolo dal vivo, Ministero dei Beni Culturali e Regione Campania Legge 6/2007.
Sabato 8 agosto, alle ore 20,30 Salerno Classica presenta “Chiaroscuri Mozartiani”, con l’ Orchestra Salerno Classica diretta da Francesco D’Arcangelo, una serata monografica dal titolo “Chiaroscuri mozartiani”, che prevede in apertura l’esecuzione la Sinfonia in do magg. “Linz” K 425”, un omaggio allo stile di Haydn sin dal primo movimento che, per la prima volta in una sinfonia di Mozart, è un tempo lento. La tonalità in do maggiore e l’uso di trombe e timpani anche nei tempi lenti sono indicativi della destinazione a musica festosa e celebrativa, tuttavia non mancano momenti introspettivi caratterizzati da tratti contrapposti, oscillanti tra mestizia e serenità e tra delicatezza e baldanza. Nell'ottobre del 1783, Wolfgang Amadeus Mozart e la moglie Constanze stavano rientrando a Vienna dopo una visita a Salisburgo. Durante il tragitto fecero tappa a Linz, ospiti del conte Johann Joseph Anton von Thun, grande mecenate ed estimatore del compositore. Il conte organizzò prontamente un concerto per la nobiltà locale, ma Mozart si trovò di fronte a un imprevisto: non aveva portato con sé alcuna partitura sinfonica.In una celebre lettera al padre Leopold, datata 31 ottobre 1783, Mozart descrisse così la situazione: “Martedì 4 novembre ci sarà un concerto qui nel teatro, e poiché non ho con me neppure una singola sinfonia, sto scrivendo a rotta di collo una nuova opera, che deve essere pronta per allora...”.In soli quattro giorni, Mozart ideò, scrisse e orchestrò da cima a fondo la Sinfonia n. 36. Nonostante la straordinaria rapidità di stesura, la pagina non mostra alcun segno di frettolosità: è un capolavoro di architettura formale, maestosità ed energia che segna un punto di svolta decisivo verso la maturità sinfonica dell'autore. Per la prima volta nella sua produzione sinfonica, Mozart adotta un'introduzione lenta in Adagio, un espediente di chiara impronta haydniana. Le prime battute, solenni e ricche di tensioni armoniche, creano un'atmosfera di nobile attesa. L'introduzione sfocia nel brillante Allegro spiritoso, dominato da un tema energico e festoso sostenuto dall'incisivo intervento di trombe e timpani. Il secondo movimento, nella tonalità di Fa maggiore, si sviluppa su un grazioso ritmo di siciliana in 6/8. È un brano di profonda cantabilità ed eleganza, impreziosito da una scelta timbrica inconsueta per l'epoca: l'impiego di trombe e timpani in un tempo lento. Questo dettaglio conferisce alla trama melodica degli archi e degli legni una velata ombra di solennità e drammaticità. Il Menuetto riprende il carattere cerimoniale e pomposo del Do maggiore iniziale, con ritmi ben scanditi e un piglio marziale. In perfetto contrasto, il Trio propone un'atmosfera intima e pastorale, costruita su uno squisito dialogo a due tra l'oboe e il fagotto. Il finale è un meccanismo di straordinario virtuosismo e precisione. Si apre con un tema sussurrato dagli archi in piano, che esplode improvvisamente nel forte di tutta l'orchestra. Attraverso continui scarti dinamici, una scrittura contrappuntistica di grande maestria e un ritmo incalzante, il Presto conduce la sinfonia a una conclusione di travolgente brillantezza.
Sigillo con il Concerto per pianoforte e orchestra K466 in re minore, affidato a Costantino Catena. Travolta ogni corrente tipologia galante o militare, Mozart opta qui per un marcato dualismo fra pianoforte e orchestra, fino a investire di significati drammatici la stessa struttura formale. Composta a Vienna, datata 10 febbraio 1785, la partitura è una vera e propria “sinfonia dialogante”, caratterizzata dallo stretto rapporto contrappuntistico tra l’orchestra e la voce solista, non confinata soltanto nel ruolo virtuosistico e brillante. Tale considerazione emerge sin dall’Allegro del primo tempo aperto da un ritmo sincopato in tono grave dell’orchestra sfociante in un forte su cui, dopo una piacevole trama strumentale, si innesta il secondo tema esposto dagli oboi e dai fagotti e ai quali risponde il flauto, prima di passare ai violini in un clima di energica tensione espressiva. Interviene il pianoforte con, una frase in risposta all’ultima idea proposta dai primi violini e si appropria di un inciso del ritornello iniziale; ritorna il secondo tema e di nuovo il pianoforte sviluppa un elegante discorso melodico tra suoni arpeggiati e delicate modulazioni strumentali. Non manca la rituale cadenza solistica, che apparterrebbe a Beethoven e non a Mozart, il quale durante le esecuzioni dei suoi concerti improvvisava e a volte, come in questo caso, non lasciava alcuna traccia scritta. Di straordinaria purezza e morbidezza lirica è la Romanza, in cui il pianoforte espone una melodia dolce e riposante, accompagnata con discrezione dall’orchestra. Il pianoforte attacca quindi con impeto e vigore il tema del Rondò, leggero e spigliato nel dialogo con l’orchestra e nel gioco delle imitazioni con il passaggio dalla tonalità minore a quella maggiore: una vera e propria festa di suoni gioiosi e allegri.

