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“Suites Acide volume 2 – storie di ragazze morte” è il nuovo capitolo della raccolta di Alessandra De Vita, pubblicata da Scatole Parlanti editrici. I racconti di questo secondo episodio (che segue “Storie di ragazze rotte”) sono pervasi da atmosfere più scure.

In Suites Acide, vol. 2, incontriamo altre due giovani protagoniste alle prese con vite complesse e irrazionali, che vivono ai confini della tanto sospirata stabilità. Ma stavolta, al vaglio, c’è quella sentimentale. Storie d’amore in cui di amorevole c’è poco ma che riflettono l’incapacità propria di una generazione, quella nata agli inizi degli anni ’80 e cresciuta nei ’90, che stenta a riconoscersi nel prototipo di famiglia tradizionale ma che ancora non ha i mezzi per rinnegarlo del tutto. Nella storia di Sara e in quella di Meg c’è la storia di migliaia di ragazze, le cui attitudini vengono schiacciate da un contesto che non è pronto ad accogliere la loro necessità di evolversi. Insieme, anche se lungo percorsi narrativi separati, tracceranno una parabola umana ‘noir’ con risvolti immaginifici inaspettati. Anche stavolta, c’è una forte connotazione sociale e storica segnata da svariati riferimenti alla cultura e alla sottocultura del nostro Paese ma soprattutto non manca un certo tipo di musica (rock, grunge), colonna sonora prescelta delle ragazze rotte.
Dalla prefazione dell’autrice: «Non è solo ombra né il desiderio di rendersi più intriganti sulla scia della recente riscoperta dello stile dark. Il nero assorbe e non solo il mistero. Tutta la luce, tutti i colori, li cattura e li piazza sopra le nostre paure da cui il nero protegge. Produce conforto quando ciò che c'è fuori non è abbastanza rispettoso delle nostre fragilità. Non sempre è per sempre, e quand'è temporaneo è necessità di chiusura. Ci aiuta a raccoglierci, capirci e accettarci perché almeno noi possiamo farlo, se l'esterno è un po' infame. Ecco perché quando violentemente si transita dell'innocenza all'adolescenza spesso ci si ricopre di nero ed è per questo che ho tinto di nero il secondo volume della mia raccolta 'Suites Acide' dove Sara e Meg sono rimaste intrappolate, nella loro adolescenza. Ci aggrappiamo al nero, ne abbiamo ancora disperatamente bisogno».
La scrittrice Piera Carlomagno scrive nella sua prefazione: «È lo stile rapido e asciutto il tratto davvero rilevante di Suites Acide, vol. 2, di Alessandra De Vita che, come correndo su un filo teso e attirandosi dietro il lettore un po’ in affanno, narra passioni voraci e ricerche sfibranti del senso dello stare in società, bisogno primario che attraversa generazioni e condizioni di vita agli antipodi. Nelle trappole che creano fratture, lungo crepe che non arretrano neanche di fronte al delitto - pagine drammatiche e cupe accompagnate da musica rock o grunge, quel sound metropolitano che rende periferia anche i luoghi storici e solari di una Roma da cartolina - si annida la dimensione tragica che svolge la funzione di una vera e propria forza d’urto. È un tono nuovo di narrare gesta di eroi, eroine nel caso specifico, che offrono una sola certezza: il mondo e la letteratura stanno cambiando strada in maniera evidente. Il ritmo sfrenato dei racconti è la sfida che l’autrice lancia al lettore, e nello stesso tempo una fame di rappresentazione del reale, filtrata però dalle luci livide di storie-non storie e dall’incandescenza di una materia che permette di rivelare il dolore nell’osservazione di un quotidiano che si allontana sempre più dal nostro immaginario e dalla memoria».
Alessandra De Vita è nata a Battipaglia nel 1981. Ha studiato al DAMS di Bologna e presso l’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli dove ha conseguito un master in Radiofonia. Dopo una lunga gavetta come cronista locale per un quotidiano del Gruppo Gedi, è stata corrispondente per la redazione giornalistica di Radio Capital e videoreporter per ANSA e per Il Domani. Scrive di delitti irrisolti e casi di scomparsa per Il Fatto Quotidiano e di attualità per la rivista GRAZIA. Questa è la sua terza pubblicazione.