Salerno Summer Concerts Museo Diocesano - Salerno 03 luglio 2026 Biglietti

Dal 3 luglio all’8 agosto, otto appuntamenti con la grande musica nel chiostro del Museo diocesano di Salerno, promossi da Salerno Classica e dall’Associazione Alessandro Scarlatti. Concerto inaugurale, dedicato a Ludwig van Beethoven, venerdì 3 luglio alle ore 20,30 con un duo composto dal pianista Costantino Catena e dal flautista Tommaso Rossi.

“La bellezza è una forma del genio, anzi, è più alta del genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la notte d’estate, il riflesso nell’acqua scura di quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna”. In questo aforisma di Oscar Wilde è racchiusa l’essenza dei Salerno Summer Concerts, una eterogenea rassegna di otto concerti, promossi dalla Associazione Gestione Musica, presieduta dal cellista Francesco D’Arcangelo e dall’ Associazione Alessandro Scarlatti guidata da Oreste de Divitiis, con il sostegno del Fondo Nazionale dello Spettacolo dal vivo, Ministero dei Beni Culturali e Regione Campania Legge 6/2007. “La nuova rassegna Salerno Summer Concerts – ha dichiarato il direttore artistico dell’ Associazione Scarlatti, Tommaso Rossi - rappresenta un esempio virtuoso di collaborazioni tra due associazioni come Gestione Musica e Associazione Alessandro Scarlatti che pongono il repertorio cameristico tra i principali interessi della propria attività . Oggi fare rete tra associazioni musicali significa trovare un modo nuovo intelligente per vincere la sfida di diffondere il repertorio musicale d’arte al maggior numero possibile di appassionati , cercando strade diverse per avvicinare i giovani a un repertorio di grande bellezza”. “Salerno Summer Concerts nasce – ha continuato il direttore artistico dell’Associazione Gestione Musica, Costantino Catena - con il desiderio di offrire alla città un percorso musicale capace di coniugare qualità artistica, varietà di proposte e vicinanza al pubblico. Ogni concerto è pensato come un'occasione di incontro, in cui la musica da camera possa rivelare tutta la sua forza espressiva e la sua straordinaria capacità di parlare a sensibilità diverse: auspichiamo che questa rassegna diventi un appuntamento atteso, contribuendo ad arricchire la vita culturale di Salerno”. Sarà il chiostro del Museo Diocesano, lo scenario delle otto serate che vedranno, venerdì 3 luglio, alle ore 20,30, i due direttori artistici, il pianista Costantino Catena e il flautista Tommaso Rossi, unirsi in un duo che inaugurerà sia la rassegna, che le celebrazioni beethoveniane, per il bicentenario della morte, le quali avranno il loro punto culminante il prossimo anno. Si inizierà con la Sonata in si bemolle maggiore, WoO, HA11, la prima delle composizioni da camera con pianoforte di Ludwig van Beethoven. Come quasi tutti i lavori del genere, il brano conferma un'evidente matrice di musica su commissione e “di consumo”, imposta all'autore dalle condizioni sociali di fine '700 e proseguita sull'esempio lasciato dai maestri spirituali Haydn e Mozart. Si tratta quindi di opera significativa, e utile a delineare meglio questa fase di «apprendistato» del musicista. composta nel 1792, la Sonata si presenta in forma di vero e proprio duo, evitando cioè i limiti derivabili da un rapporto di sudditanza tra i due strumenti e offrendo invece una prospettiva saldamente equilibrata, in cui entrambi i protagonisti rivestono medesimo valore e importanza, a conferma del nuovo ambito inaugurato quindici anni prima dalle Sonate mozartiane per violino e pianoforte. Costante è l'impegno che soprattutto l'Allegro iniziale richiede all'esecutore, chiamato a misurarsi in una serrata e incalzante sequenza di passaggi virtuosistico-espressivi, in cui suggestivo risalto assumono le frequenti trasposizioni dal registro grave a quello acuto, sempre sostenute da un dosato “appoggio” fonico-timbrico del pianoforte. Pacati e scorrevoli sono poi i toni della Polonaise, che, come pure il breve Largo successivo, si pone quale appropriato momento transitorio di piacevole immediatezza. Il quarto movimento propone infine una serie di brillanti variazioni su un tema di Minuetto, che, elaborato con maestria, conduce a un vibrante unisono dei due strumenti: inatteso giunge così il finale, che accomuna flauto e pianoforte quasi sottovoce in una sorprendente e delicatissima conclusione. Costantino Catena donerà alla platea la Sonata per pianoforte n.14 in do diesis minore op. 27 n. 2 “Al chiaro di luna”, uno dei più celebri tra i moonlight della storia della musica, celebre nella inconsueta disposizione dei suoi movimenti, – ha scritto nel 1802 la Allgemeine Musikalische Zeitung- “in ciò ch’esso ha di eccellente e di suo particolare”. In effetti, non solo la Sonata inizia con un Adagio sostenuto, ma si apre con una indicazione rivelatrice del modo nuovo di pensare il suono del pianoforte. Quando Beethoven scrive “si deve suonare tutto questo pezzo delicatissimamente e senza sordino”, non dice semplicemente che il pezzo va suonato facendo uso del pedale di risonanza, ma anche che l’uso del pedale deve combinarsi con un certo modo di attaccare il tasto. Il gentile ritmo ternario dell’Adagio trova il suo naturale respiro cantabile all’interno d’una semplice forma tripartita, in cui la sezione centrale, variando il movimento delle terzine di crome dell’accompagnamento, suona come un delicato svolgimento modulante della sezione principale. Definito una volta da Liszt “un fiore fra due abissi”, l’Allegretto in re bemolle maggiore ha le dimensioni e il carattere espressivo rasserenato di un intermezzo che, con la grazia danzante del suo tema e la simmetria della forma, sembra rievocare certo stile galante del Settecento. Sulla fragilità crepuscolare dell’Allegretto sì abbatte invece con inaudita violenza l’impetuoso dilagare del Presto agitato conclusivo, in cui quanto di represso era nei tempi precedenti, e nell’Adagio sostenuto in particolare, sembra erompere con un empito di rabbiosa energia. Conclusione di un discorso che Beethoven, però, allontana con una coda estremamente audace in cui, all’ennesima violenta ripercussione dell’accordo del primo tema, la stessa materia musicale sembra frantumarsi in una impressionante serie di accordi arpeggiati di settima diminuita. Finale del primo concerto sarà la Serenata in re maggiore op. 8 nella celebre trascrizione per flauto e pianoforte di Theobald Böhm. La pagina, nata per violino, viola e violoncello, composta tra il 1796 e il 1797, appartiene al periodo formativo di Beethoven, agli anni in cui si era trasferito a Vienna per studiare con Franz Joseph Haydn e si articola in cinque sezioni comprese tra una Marcia iniziale e una conclusiva. La Marcia, allegra e brillante, è impegnativa per tutti gli strumenti ed è seguita da un Adagio con figurazioni eleganti. La seconda sezione è un Minuetto; inizia con accordi bruschi, quindi diventa garbato ed elegante. La terza sezione presenta un secondo Adagio basato su un’idea tematica, ampia, cantabile ed espressiva, interrotta da un breve Scherzo in tempo più veloce. Segue un Allegretto alla Polacca, che termina con un tocco ironico e originale. L’ultima sezione, chiude con la ripresa della marcia iniziale e propone un Tema e sei Variazioni. Il 10 luglio Salerno Classica presenta un “Omaggio al cinema” con l’ Orchestra da Camera Fiorentina diretta da Giuseppe Lanzetta, che ospita quali solisti il pianista Fernando Diaz e la tromba di Marcello Nesi, per una cavalcata attraverso le partiture Nicola Piovani, Ennio Morricone e Nino Rota. In apertura troveranno spazio i temi di "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto", "C'era una volta in America", "Nuovo Cinema Paradiso", "Gabriel's Oboe" e "La leggende del pianista sull'oceano", in un itinerario che unisce intensità lirica e forza narrativa. Il percorso prosegue con "Il Postino" di Luis Bacalov, pagine di straordinaria immediatezza emotiva, per arrivare ai ballabili da "Il Gattopardo" e "Il Padrino" di Nino Rota, fino all'omaggio a Federico Fellini con musiche da "Lo sceicco bianco", "Amarcord", "La strada" e 8 e 1/2. Il cerchio si chiude tornando alla scrittura di Morricone, con una "Western Suite” . Il 12 luglio l’Associazione Scarlatti presenta il violoncellista Danilo Squitieri in duo con il pianista Enzo Oliva, protagonisti di un programma incentrato su Beethoven con la Sonata per violoncello e pianoforte n. 2 in sol minore op. 5 n. 2, datata 1796. Insieme alla sua gemella (l'op. 5 n. 1 in fa maggiore), segna storicamente la nascita della sonata moderna per violoncello e pianoforte, infatti, fino ad allora, il violoncello era relegato quasi esclusivamente al ruolo di accompagnamento o basso continuo. Con queste composizioni, Beethoven eleva lo strumento a un dialogo paritario e virtuosistico con la tastiera. Si passerà, quindi, alla Sonata in re maggiore op. 38, uno dei massimi capolavori cameristici di Francesco Cilea, composta nel 1888. Sebbene Cilea sia universalmente noto come operista per capolavori del verismo come Adriana Lecouvreur e L'Arlesiana, questa sonata mette in luce uno stile strumentale raffinato, elegante e denso di lirismo accattivante. Finale con la Sonata in re minore op. 40 di Dmitri Shostakovich, uno dei capisaldi della musica da camera del Novecento, composta nel 1934. L'opera rappresenta un momento di transizione fondamentale nello stile del compositore, bilanciato tra il rigore formale classico e un'intensa espressione lirica e drammatica. Il 17 luglio prenderà il via la programmazione curata da Salerno con la produzione “El amor brujo”, il balletto-pantomima scritto da Manuel de Falla e proposto nella versione iniziale del 1915. Questo capolavoro musicale rappresenta una delle opere più celebri di de Falla e si distingue per la sua fusione di elementi della musica classica e della tradizione flamenca andalusa. I gitani Rosa Celenta e Paolo Puglia, con la voce di Alina Di Polito, troveranno la loro perfetta simbiosi con l’ ensemble Salerno Classica diretta da Francesco D’Arcangelo. All’ Amor Brujo verrà accoppiato Appalachian Spring, di Aaron Copland, che più di ogni altro suo lavoro, si identifica con il carattere ottimistico americano. Nasce nel 1944 come “Ballet for Martha” e viene presentato alla Library of Congress di New York dalla compagnia della famosa danzatrice e coreografa Martha Graham e nel 1945 riceve il Premio Pulitzer per la musica. Il balletto descrive una festa primaverile durante l’insediamento in una nuova fattoria in Pennsylvania; il linguaggio musicale, che alterna marcati tratti ritmici a momenti meditativi, evoca il clima semplice e laborioso dei pionieri dell’Ottocento e trasmette valori di positività e di fiducia nel futuro. I protagonisti sono una coppia appena sposata, un vicino di casa, un predicatore evangelista ed i suoi seguaci. Il 19 luglio la Scarlatti propone Musica Nova á Quattro, con Xhudi Dodaj e Xhulja Dodaj, violini, Stela Bello, viola e Remino Sula, violoncello. La serata verrà aperta dal Quartetto in sol maggiore op. 77 n. 1 (Hob:III:81) scritto nel 1799 da Franz Joseph Haydn celebre per la sua freschezza inventiva, la maturità compositiva e l'energia ritmica. Il programma verrà completato dal Quartetto in re minore K 421 di Wolfgang Amadeus Mozart, composto nel 1783, dedicato proprio ad Haydn, l’amico e maestro più anziano che ebbe una profonda influenza sul suo stile compositivo. La tonalità in minore colora di mistero e di intensa drammaticità il primo tempo, l’Allegro moderato. Un momento più meditativo ma non del tutto privo di tensioni è l’Andante. Nel terzo movimento, un solenne Minuetto, torna di nuovo il carattere serio e drammatico, contrastato da una sezione in maggiore con il violino accompagnato da un leggiadro pizzicato degli archi. Il finale, Allegro ma non troppo è una serie di variazioni su un tema in ritmo di siciliana (una danza lenta in 6/8). Il tema principale del violino rimane fortemente impresso perchè sembra ripetere una chiamata, una domanda, riproposta incessantemente dall’inizio alla fine del brano. Vi è nell’intera composizione una bellezza sottilmente inquietante, mai priva di leggerezza e malizia. Il 24 luglio, sarà l’associazione Scarlatti a presentare il Trio De Feo, composto da Davide De Feo, clarinetto, Alessandro De Feo, violoncello e Gabriele De Feo, pianoforte. Si inizierà con il Trio in Si bemolle Maggiore Op. 11, composto da Ludwig van Beethoven nel 1797, conosciuto con il nome di "Gassenhauer-Trio". È un'opera brillante e vivace, pensata originariamente per un insolito organico (clarinetto, violoncello e pianoforte), ed è strutturato in tre movimenti, che offrono un perfetto equilibrio tra energia, lirismo e virtuosismo. Si passerà poi, a Michail Ivanovič Glinka, con il suo “Trio pathétique” in re minore, una formazione, questa che portava nei ritrovi mondani la piacevole brezza dei giardini profumati d’estate, il soffio di un’aria pura che il naturalismo sapeva cogliere e apprezzare, ma anche il gusto per l’amabile conversazione di chi sa dialogare senza pretendere di convincere, come se l’intera esistenza non fosse nulla più che un gioco intelligente di persone civili. Si proseguirà con Primavera Porteña e Otoño Porteño da le “Cuatro Estaciones Porteñas” di Astor Piazzolla, musica che non ha molta attinenza con le stagioni reali, come in Vivaldi, ma si traduce in un assortimento pittoresco di effetti, di armonie e di frammenti melodici dei tanghi tradizionali degli anni ’30, sincopi e dissonanze; prima di chiudere con il Trio di Nino Rota, risalente all'ultimo periodo creativo, un'opera matura che riflette pienamente il suo stile cameristico. Il 31 luglio Salerno Classica presenta “Eredità rivoluzionarie: Il Genio tra Settecento e Novecento” con i docenti e gli allievi di MusicaAlburni 2026, Giuseppe Carotenuto Federica Paduano Leonora Pacitto Rosa Martinangelo, violini, Luca Improta e Michael Iadanza, Aurelio Bertucci e Michelangelo Carotenuto al violoncello, con Mario Paglietta al pianoforte. In programma il Quartetto con piano K 478, n°1 in Sol minore di Wolfgang Amadeus Mozart che, tuttavia, si rivelò troppo difficile e complesso sia per i musicisti amatoriali sia per il pubblico del tempo, che non era abituato a uno stile così contrappuntistico e a una parte di pianoforte così elaborata. In chiusura, l’ Ottetto di George Enescu op. 7 datato 1900, una combinazione tra il linguaggio musicale del periodo tardo-romantico e la scrittura polifonica che tanto affascinava il compositore rumeno, articolato in quattro sezioni distinte i cui temi ricorrenti creano un unico e complesso movimento sinfonico. Finale l’ 8 agosto con l’ Orchestra Salerno Classica diretta da Francesco D’Arcangelo, in una serata monografica dal titolo “Chiaroscuri mozartiani”, che prevede in apertura l’esecuzione la Sinfonia in do magg. “Linz” K 425”, un omaggio allo stile di Haydn sin dal primo movimento che, per la prima volta in una sinfonia di Mozart, è un tempo lento. La tonalità in do maggiore e l’uso di trombe e timpani anche nei tempi lenti sono indicativi della destinazione a musica festosa e celebrativa, tuttavia non mancano momenti introspettivi caratterizzati da tratti contrapposti, oscillanti tra mestizia e serenità e tra delicatezza e baldanza. Finale con il Concerto per pianoforte e orchestra K466 in re minore, affidato a Costantino Catena. Travolta ogni corrente tipologia galante o militare, Mozart opta qui per un marcato dualismo fra pianoforte e orchestra, fino a investire di significati drammatici la stessa struttura formale. Dominante in tutto il primo tempo, fin dalle sincopi inquiete che sostengono il primo tema, questo carattere cede nella Romanza a una cantabilità di estrema carica espressiva, incorniciando la nuova esplosione drammatica della sezione centrale ancora in minore. Nel finale lo schematismo consueto alla forma del rondò è superato da un itinerario tonale che alterna maggiore e minore con sottile drammaturgia, fino alla chiusa, che sembra quasi accogliere un ruvido accenno umoristico.