MARCO ERAMOmod

C'è un momento in cui il tempo sembra fermarsi, sospeso tra il battito di un monitor e il filo sottile di una speranza a cui ci si aggrappa con tutta l'anima.

È il dramma vissuto di recente da una giovane mamma del nostro territorio, colpita da un'improvvisa e grave complessa prova subito dopo aver dato alla luce il suo primogenito. Una tempesta inaspettata che ha catapultato una famiglia dal trionfo della gioia al freddo silenzio della terapia intensiva.

​A immortalare questa pagina di intensa commozione, trasformandola in un vero e proprio manifesto di amore e resilienza, è il Prof. Marco Francesco Eramo, docente di Scienze Umane. Nella sua nuova opera poetica, intitolata significativamente "Il Miracolo dell'Abbraccio", il professore racconta il calvario e la successiva, luminosa rinascita di una "mamma guerriera". ​Dalle ombre dell'ospedale alla mobilitazione spirituale

​I versi del Prof. Eramo restituiscono con crudele e toccante realismo l'atmosfera di quei giorni difficili trascorsi tra i camici bianchi e i "monitor acuti". La gioia della maternità improvvisamente oscurata da un pericolo incombente, il fiato sospeso di un'intera comunità e la paura che bussa alla porta.
​Ma la poesia non si ferma al dolore; anzi, si apre alla luce di una straordinaria mobilitazione collettiva. Come racconta l'autore, la comunità si è stretta attorno alla giovane donna come una vera e propria "tempesta di fede": "A Santa Eufemia si son volti i cuori, / perché sciogliesse la pesante catena / e dileguasse il buio dell'ombra”.

​“Mani congiunte, veglie di preghiera e un coro unanime di anime si sono levati al cielo in un grido d'aiuto collettivo, affinché quella madre potesse finalmente tornare a stringere tra le braccia il proprio figlio - le parole del professore -. Il miracolo del ritorno e la benedizione della vita e il Cielo, come descrive con vibrante emozione il componimento, ha risposto. La grazia ha spazzato via il freddo della corsia d'ospedale, restituendo la giovane donna all'affetto della sua famiglia. Oggi, con la porta di casa finalmente riaperta, la paura è un ricordo sbiadito e cede il passo alla certezza di un futuro riconquistato. L'immagine finale è di quelle che lasciano il segno: la mamma stringe il suo primogenito sul petto sicuro, trasformando ogni respiro del neonato in una dolce melodia e la propria abitazione in una culla ricolma di benedizione”. Attraverso la sensibilità del Prof. Eramo, questa storia diventa molto più di una semplice cronaca: è un monumento alla forza d'animo femminile, alla solidarietà di una comunità che sa stringersi nei momenti bui e, soprattutto, alla vita che, contro ogni avversione, sceglie sempre di ricominciare a fiorire.