Leggendo le proteste dei commercianti, non posso che condividere le loro ragioni. Ancora una volta, la gestione commissariale dimostra di scegliere la strada più semplice, ma non quella più efficace.

Limitare la vendita e il consumo di bevande in vetro non risolve il problema della movida violenta. Non è vietando una bottiglia dopo le 23 che si restituisce sicurezza alla città.

La verità è che esistono tanti esercenti che rispettano le regole, investono nelle proprie attività e contribuiscono a rendere vivo il centro cittadino. Accanto a loro, però, vi sono anche pochi operatori che sistematicamente trasgrediscono le norme. È su questi ultimi che bisogna intervenire con controlli rigorosi e sanzioni severe, non penalizzando indistintamente un'intera categoria.

Sul tema della movida ho sempre espresso perplessità, già quando sedevo in Consiglio comunale, sulla scelta della sua localizzazione e sulla totale assenza di una programmazione. Oggi quelle criticità emergono con ancora maggiore evidenza.

Ma c'è un altro aspetto che non può essere ignorato. Più volte i disordini sono stati attribuiti anche a gruppi di ragazzi provenienti da comunità di accoglienza per minori. Per questo ho chiesto alla Commissione straordinaria, senza ottenere alcuna risposta, di conoscere quante siano queste strutture presenti sul territorio, con quali modalità operino e quali controlli vengano effettuati.

È singolare che chi parla continuamente di trasparenza continui a sottrarsi a domande legittime.

La sicurezza si garantisce individuando e colpendo chi sbaglia, non ricorrendo a divieti generalizzati che finiscono per danneggiare soltanto i commercianti onesti e l'economia del centro cittadino. Caserta ha bisogno di responsabilità, controlli efficaci e scelte coraggiose, non di provvedimenti simbolici destinati a produrre più malcontento che risultati.