di Clementina Leone
Alla decima edizione del BCT Festival del Cinema e della Televisione di Benevento, in programma fino al 14 luglio 2026, è stato ospite anche Can Yaman, il bello dal fascino magnetico di chi attrae per il suo alone di mistero, per l'aspetto incantevole e per un'indole sfuggente che spinge a desiderarlo.
Durante l' incontro, é emerso da parte dell'attore tutto il suo realismo e conoscenza di sè, limiti compresi, perchè come ha detto lui stesso : "Bisogna sempre conoscere i tempi per fare le cose corrette". C'è stato il tempo delle dizi, a poco più di 20 anni, come l'abbiamo conosciuto in Italia e come lo conoscono molti in giro per il mondo. A 30 anni invece, é arrivato quello delle sfide: recitare in inglese e non solo. Per Can Yaman la sua prima produzione internazionale (Il Turco, che ha appena promosso anche negli USA) e poi in Sandokan, in italiano nelle prime due stagioni di Viola come il mare, in spagnolo nella serie Il Labirinto delle farfalle (che vedremo su Canale 5 nei prossimi mesi). A queste esperienze se ne aggiungerà presto una nuova: Bro, la sua prima comedy appena annunciata da Amazon Prime Video, all'interno della quale reciterà accanto all'amico Giovanni Nasta interpretando un personaggio lontano dagli eroi romantici e d'azione che lo hanno reso celebre.Un percorso fatto di cambiamenti continui, che racconta bene il modo in cui Can Yaman affronta il proprio mestiere. L'attore non insegue necessariamente un'immagine, ma cerca il progetto giusto nel momento
giusto. Can Yaman premiato come migliore attore internazionale al Festival del Cinema e della Televisione di Benevento, quando il discorso si é spostato sul cinema, la sua risposta ha spiazzato proprio perché non parte dal desiderio personale, ma dall'analisi di un
settore profondamente cambiato.
Can Yaman non considera il grande schermo un obiettivo da abbandonare,
ma riconosce che oggi il mercato audiovisivo offre opportunità diverse
rispetto al passato. "Non sono ossessionato dal grande schermo. Dopo
il Covid molto è cambiato: in pochi vanno al cinema, le abitudini delle persone sono cambiate. Non è come una volta. Le produzioni oggi raramente chiedono film ma prediligono le serie. Per questo motivo la scelta delle serie TV non rappresenta una rinuncia, ma una valutazione concreta delle possibilità offerte oggi dall'industria. "Quando avrò una buona offerta per il cinema la valuterò, però economicamente e commercialmente fare le serie conviene di più". Un ragionamento che nasce ancora una volta dalla concretezza: "Queste sono decisioni delle produzioni e il 90% delle offerte arriva per le serie TV. Sandokan ad esempio poteva essere tranquillamente un film ma hanno preferito la serie". Lo stesso peró, ci tiene comunque a specificare che il suo è un discorso che riguarda più l'apparato produttivo europeo e meno quello americano. Tanto è vero che
la proposta per un film, confessa, è arrivata: "Dal Brasile, e infatti mi chiedono di imparare il portoghese".
Per Can Yaman, quindi, il valore di una produzione nasce dall'equilibrio tra più elementi: la visione artistica, certamente, ma in primis le condizioni produttive e le risorse disponibili.

