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Torna la "Notte dei Barbuti", doppio appuntamento teatrale all'Apollonia Hub

Nell’ambito della quarantunesima edizione della rassegna teatro “Barbuti Festival”, presso Apollonia Hub, in via San Benedetto, nel centro storico di Salerno, torna la “Notte dei Barbuti”, con un primo doppio appuntamento.

Si comincia venerdì 11 settembre 2026 alle ore 21 con Tram- Teatro dell’Osso che presenta “Guernica bombing”, con Orazio Cerino, scritto e diretto da Mirko De Martino (ingresso 10 euro).

Lo spettacolo. Il 26 aprile 1937 gli aerei dell’aviazione tedesca e italiana bombardavano la cittadina di Guernica, nei Paesi Baschi, per cinque ore di fila, uccidendo migliaia di persone, bruciando e distruggendo gran parte delle abitazioni. Fu un crimine orribile, mai visto prima in Europa per intensità e crudeltà. Non fu l’ultimo: Guernica dimostrò che era possibile ottenere un effetto distruttivo su scala sempre maggiore: Coventry, Dresda, Berlino, Hiroshima, Nagasaki, Corea, Vietnam, Baghdad, Afghanistan. Oggi Guernica è un simbolo di pace grazie al dipinto di Picasso, una delle opere più famose al mondo, uno dei manifesti contro la guerra più acclamati e, purtroppo, più ignorati: le bombe continuano a cadere in Ucraina, nella striscia di Gaza, in tutto il mondo. Lo spettacolo ricostruisce queste due storie, il bombardamento di Guernica e la realizzazione del dipinto, intrecciandole a tante altre: l’italiano che inventò i bombardamenti lanciando una bomba a mano da un aereo in Libia nel 1911; la triste storia di Dora Maar, la fotografa amante di Picasso, che documentò la nascita di Guernica e ne fu schiacciata; i viaggi del dipinto in giro per il mondo mentre il mondo andava in fiamme sotto le bombe; la battaglia dei padiglioni nazisti e comunisti all'Esposizione universale di Parigi nel 1936; la prima “fake news” della storia nella Grecia del 479 a.c., ripetuta tante volte fino al discorso di Powell all'Onu nel 2003. Il racconto proietta il passato nel presente: la distruzione di Guernica fu soltanto il primo di tanti crimini commessi nel nome della guerra e, più spesso, nel nome della pace. “Lo spettacolo è diventato attuale in una maniera che non ci aspettavamo. Lo spunto per la scrittura mi è stato dato da un artista che dipingeva Guernica su un ponte crollato sotto le bombe in Ucraina. Poi la ricorrenza dei cinquant'anni dalla morte di Picasso ha creato le condizioni giuste per mettere in scena il testo. Ma i recenti avvenimenti nella striscia di Gaza hanno reso inquietante la sovrapposizione tra passato e presente. La gente crede che i bombardamenti siano rari, come crede che siano rare le guerre, ma con il nostro spettacolo raccontiamo una storia diversa: dal 1911, la data del primo bombardamento della storia, non c'è stato un solo anno in cui la vita di persone innocenti non sia stata distrutta dalle bombe. L'arte ha sempre raccontato questi crimini e continua a farlo, ma la voce degli artisti non ha il potere di fermare i bombardamenti”. (Mirko Di Martino)

 

Sabato 12 settembre alle ore 21, il Teatro Grimaldello presenta “Mito – la casa bianca”, drammaturgia collettiva a cura di Elvira Buonocore, per la regia di Antonio Grimaldi. (ingresso 10 euro).

MITO. La Casa Bianca nasce da un percorso di esplorazione dell’universo mitologico come strumento di lettura del presente. Il testo viene fuori da un processo drammaturgico partecipato, nel quale gli attori non sono soltanto interpreti, ma autori della materia scenica. Un viaggio corale che interroga il nostro tempo. Calati nel presente, i personaggi non sono puri archetipi ma donne e uomini in carne e ossa, vivi e incarnati. Esseri pensanti, fallibili, esposti al mondo e al male di vivere. La regia gioca coi piani narrativi, smontando qualunque tentativo di retorica. Lo spazio è sospeso, intatto, apparentemente incontaminato: siamo dentro una alterità in cui i conflitti emergono senza filtri né consolazioni. La tinta del male irrompe e straripa, coprendo ogni cosa. La Casa Bianca è un'indagine teatrale che sta sul crinale, tra gioco e rito, tra racconto fondativo e realtà contemporanea. Un lavoro che riconosce al mito la sua funzione, non già quella di custodire il passato, ma di guardare in faccia, finalmente, il nostro mondo e il dramma devastato che attraversiamo.

 

 

 

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