
A Bellizzi ormai si riconoscono a colpo d’occhio. Sono loro, i ragazzi del Premio Fabula: i più piccoli con le loro magliette gialle, che insieme all’abbronzatura sono uno spettacolo di energia e colore; i più grandi vestiti di bianco e blu, già perfettamente immersi nello spirito della manifestazione.
Da ieri la città è diventata la loro casa, tra laboratori, incontri, risate, domande e storie. E dopo una prima giornata che ha dato il via alla XVI edizione, domani, domenica 30 agosto, il viaggio continua con un appuntamento particolarmente atteso: l’arrivo di Claudio Amendola.
È ancora una volta il mondo dei ragazzi a dettare il ritmo della giornata. Alle 15.30, nell’Aula Consiliare e nella Biblioteca, si terranno due laboratori: quello di scrittura creativa, a cura dell’Associazione Parco Culturale Piana del Sele e rivolto agli studenti delle scuole medie, e quello condotto da Roberta Borrelli, medico, dedicato agli studenti del liceo e al tema della donazione degli organi. Due esperienze diverse, ma unite dalla stessa idea che accompagna Fabula: imparare, raccontare e confrontarsi possono essere modi diversi per crescere.
Nel pomeriggio l’Area incontri dell’Arena Troisi tornerà ad aprire le porte ai ragazzi. Alle 17.30 incontreranno Claudia Graziani, atleta ANED Sport, mentre alle 18 sarà la volta di Antonia Vivone, docente di lingue, psicologa e scrittrice, autrice de «Il segreto di Judith».
Poi, alle 19, arriverà uno degli appuntamenti più attesi della giornata: Claudio Amendola incontrerà i giovani creativi del Premio Fabula. Attore, regista e protagonista di una carriera che attraversa cinema, televisione e teatro, Amendola porterà davanti ai ragazzi la sua esperienza, il suo mestiere e le tante storie che ha contribuito a raccontare. Un incontro che promette di trasformarsi, come spesso accade al Fabula, in un dialogo fatto di domande, curiosità e racconti senza troppi filtri.
Ma l’appuntamento con Amendola non finirà con l’incontro pomeridiano. Alle 20.30, in Piazza del Popolo, l’attore sarà protagonista della serata «Le favole e le fiabe dei ragazzi», tornando sul palco insieme alle storie, ai sogni e alla creatività dei giovani partecipanti. Sarà anche l’occasione per il tradizionale momento del Castelletto, il simbolo del Premio Fabula che ogni sera viene consegnato agli ospiti saliti sul palco dopo aver incontrato i ragazzi durante la giornata.
È una delle immagini più belle del Fabula: il pomeriggio appartiene alle domande, ai laboratori e agli incontri; la sera Piazza del Popolo si riempie e quelle stesse storie diventano spettacolo, condivise con tutta la città. Una festa che cresce giorno dopo giorno e che ieri ha già mostrato il volto più autentico della manifestazione: centinaia di ragazzi insieme, con le loro magliette colorate, la voglia di stare insieme e quella naturale capacità di trasformare Bellizzi in un luogo dove sentirsi protagonisti.
LA PRIMA GIORNATA, TRA EMOZIONI, SOGNI E NUOVE PARTENZE
La prima giornata ha già lasciato il segno, tra incontri capaci di parlare ai ragazzi di emozioni, cadute e ripartenze. Il professor Paolo Apolito ha raccontato il valore delle emozioni positive, sintetizzandolo così: «Le emozioni sono contagiose come i virus. Qui mi sento meglio: questo è un luogo di emozioni positive». Poi la storia di Massimiliano Costa, il sogno di un ristorante interrotto dalla pandemia e una nuova strada, quella dei social, iniziata quasi per caso e diventata virale: «Quello che sembrava la fine di un sogno è diventato l’inizio di una nuova occasione. Bisogna avere il coraggio di ricominciare». Infine Achille Polonara, che ha inaugurato ufficialmente il Fabula tagliando il nastro: «Sentire il calore della gente è importante per andare avanti. Essere “fuori dal mondo” non significa essere soli, ma essere liberi di scegliere la propria strada».
Il tema di questa XVI edizione è «Fuori dal mondo». Ma guardando i ragazzi del Fabula attraversare le strade di Bellizzi, viene quasi da pensare il contrario: forse non vogliono affatto uscire dal mondo. Vogliono imparare a guardarlo meglio, a capirlo, a raccontarlo e, magari, a cambiarlo. Una storia alla volta.