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Firenze, tutto Mozart nel concerto dell'Orchestra da Camera ...

La Fondazione Schola Medica Salernitana, Salerno Solidale, Salerno Classica, con il patrocinio del comune di Salerno, il sostegno del Ministero Beni Culturali (FNSV) e Regione Campania Legge 6/2007, in collaborazione con i Giardini della Minerva, la direzione artistica di Costantino Catena, presentano il Concerto all’Alba, previsto per mercoledì 12 agosto, alle ore 5, ospite del Quadriportico di Santa Maria delle Grazie, in Largo Luciani (entrata 20-25 euro).

Sarà il flauto di Giuseppe Nese a condurci dalla Notte al Risveglio, attraverso due pagine amatissime di Antonio Vivaldi, La Notte e il Gardellino, sostenuto dall’Orchestra d’archi Salerno Classica, diretta da Francesco D’Arcangelo. L’attesa dell’alba inizierà sulle note del Concerto per flauto, archi e basso continuo, “La Notte” di  Antonio Vivaldi, in Sol minore RV 439 uno dei capolavori più suggestivi del Prete Rosso. Pubblicato originariamente nel 1728 ad Amsterdam come parte dell'Opera 10 secondo della raccolta, questo lavoro è un perfetto esempio di musica a programma, in cui la melodia descrive una narrazione o una serie di atmosfere. A differenza della classica struttura vivaldiana in tre movimenti, questo concerto si articola in sei movimenti brevi e contrastanti, pensati per evocare i diversi stadi del sonno, degli incubi e del riposo notturno. Apre un Largo di introduzione cupo e misterioso che evoca l'inizio della notte. Giungono i fantasmi, un movimento Presto, agitato e virtuosistico che rappresenta le visioni e i fantasmi notturni, quindi, ancora una breve transizione calma ma tesa, prima di un altro frammento rapido e inquieto. Ed ecco Il sonno, il cuore espressivo del concerto, uno splendido Largo, in cui gli archi suonano con sordina e creano un'atmosfera sospesa e ipnotica, che descrive il sonno profondo. Quindi Il risveglio o la fine degli incubi, caratterizzato da un ritmo brillante e liberatorio. Seguirà la Serenata per archi in mi minore Op. 20 di Edward Elgar, una breve composizione in tre movimenti, che trae origine da una suite scritta da Elgar nel 1888; una delle opere più apprezzate dal suo autore, e una delle sue composizioni più spesso eseguite. Completata nella primavera del 1892, è dedicata al reverendo Walter H. Whinfield, direttore di una società di costruzione di organi e vicepresidente della Worcester Musical Society. Il primo movimento, Allegro piacevole, si apre con un tema che richiama una melodia del West-Country, probabilmente ascoltata da Elgar in gioventù; segue un secondo motivo, altrettanto equilibrato e sereno. Anche il secondo tempo, Larghetto, non presenta temi contrastanti; è un momento di pacata meditazione basato sul continuo evolversi della melodia. Il terzo movimento, “Allegretto”, propone un tema chiaro e suadente derivato dalla rielaborazione del motivo iniziale d’apertura. Si risvegliano con le prime luci gli uccelli ed ecco “Il Gardellino” concerto op.6 n°3 in re Maggiore di Antonio Vivaldi. Il razionalismo filosofico e letterario del primo Settecento francese riconosceva senso alla musica a condizione che fosse accompagnata da un testo verbale, riservando al solo melodramma uno spazio di dignità. In questa prospettiva cartesiana, la musica strumentale non poteva avere speculazione estetica perché le era negata qualsiasi potenzialità di mimesi. Per giungere a tale possibilità, ci doveva essere un testo con il quale realizzare il connubio. Se non c’è un testo, che cosa imita l’arte della musica? E’ il quesito che si posero i teorici del razionalismo. Queste linee di tendenza passarono dalla Francia all’Italia e per risolvere il problema, certo non di poco conto, i musicisti ricorsero a una formulazione che potesse recuperare il concetto di mimesi: la natura può essere imitata con i suoni. Nacque così la musica “a programma”. Alle composizioni musicali si prese a dar titoli descrittivi e si correlarono musica e soggetti da rappresentare. Alla poliedrica fenomenologia del Gardellino, corrisponde comunque, ed è ciò che più conta, un valore artistico in genere assai elevato e un magnetismo illusionistico non di rado eccezionale. Il concerto segue la classica struttura vivaldiana in tre movimenti: l’ Allegro, con il flauto che si lancia in rapidi virtuosismi e trilli che riproducono fedelmente il cinguettio e il volo leggero del cardellino, il Cantabile, un tempo lento e sognante in cui il flauto distende una melodia bucolica sopra un accompagnamento essenziale degli archi e l’Allegro finale vivace e danzante che conclude l'opera con energia e brillantezza tecnica, in una sorta di teatrino dell’immaginazione sorretto dalla pura espressione strumentale dove il pubblico è guidato nell’ascolto ora da indicazioni di percorso,  che ne stimolano la fantasia, seguendo quel Vivaldi che riesce a mettere in scena la vita umana e la natura con un’arte drammatica e narrativa e con una vividezza di rappresentazione, che conferma il precetto della retorica barocca ut pictura musica. Quindi, l’orchestra eseguirà il Divertimento per archi n. 3 in fa maggiore, K1 138, composto da Wolfgang Amadeus Mozart, tra gennaio e marzo del 1772, testimone dell’influenza stilistica sia dei maestri italiani che di Michael Haydn, privilegiando un discorso melodico chiaro e scorrevole. Il primo Allegro si apre con un tema unìsono che richiama i modi dell’opera buffa, caratterizzato da freschezza e spontaneità nell’impianto armonico. Sono presenti due temi principali che si sviluppano e si intrecciano, creando una struttura musicale brillante e piacevole, con uno sviluppo che gioca tra le linee melodiche e le modulazioni. L’Andante si distingue per una frase cantabile affidata al primo violino, da cui si diramano le altre parti attraverso eleganti figurazioni. A un certo punto, il violoncello introduce il suo tema su un accompagnamento sincopato degli altri archi, creando un momento di grande espressività. Un ritorno, leggermente variato, alla seconda frase musicale con alcuni cambi armonici conferisce un gusto italiano riconoscibile e vivace. Il finale, un rondò allegro e spensierato, presenta un tema gaio che viene esposto attraverso un’imitazione tra viola e violoncello, ripetuto cinque volte secondo i moduli ad incastri tipici della scuola tedesca. Le ultime battute, di carattere fresco e gioioso, sottolineano la leggerezza e la vivacità dell’intera composizione.

Finale con la suite n.1 Peer Gynt di Edvard Grieg “Il Mattino”. Nel 1876 Grieg scrive su richiesta di Ibsen, le musiche di scena per il Peer Gynt, l’opera teatrale più famosa del commediografo norvegese. In quest’opera viene narrata la storia di un giovane scapestrato, Peer Gynt, il quale, alla continua ricerca di nuove esperienze e nuove emozioni, trascura i valori fondamentali dimenticando famiglia, amici e la donna che tanto lo amava. In questo scellerato percorso Peer si macchia di colpe che lo porteranno continuamente a fuggire dagli altri e, soprattutto, da sé stesso. In un monologo della rappresentazione teatrale, Peer paragona la vita ad una cipolla: come la cipolla è fatta di tanti strati che non racchiudono nulla e proprio per questo rappresentano l’essenza della cipolla stessa, così la vita altro non è che l’insieme di quei momenti, mai veramente vissuti e subito dimenticati, che in realtà danno senso all’esistenza intera. In uno dei brani musicali inseriti nell’opera teatrale, Grieg descrive uno dei tanti viaggi di Peer Gynt: una mattina, in Marocco, Peer assiste stupefatto al risveglio della natura in una magnifica alba africana. Il crescendo delicato e nel contempo deciso della musica rappresenta magnificamente la natura e il moto di rotazione del sole nascente, una serie di passaggi affidati ai legni, anche nell’originale, descrive ancor più fedelmente i suoni e i colori dell’ambiente naturale africano.

A fine concerto al pubblico verrà offerta una colazione da parte degli enti organizzatori.

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