
Del libro su Giorgio Ascarelli edito dall'Ippogrifo con l’autore Nico Pirozzi discuteranno la sociologa Clelia Castellano e il giornalista Antonio Corbo, dopo i saluti di Lucia Valenzi. Ci sarà anche l'interessante testimonianza di Corrado Ferlaino, a lungo presidente del club napoletano.
La mostra promossa e finanziata dall'Associazione Memoriæ Museo della Shoah racconta attraverso foto provenienti da archivi pubblici e privati la storia di una importante famiglia imprenditoriale spaziando dalla fine dell'Ottocento fino alla seconda guerra mondiale e sarà visitabile fino al 7 marzo dalle 11 alle 17 esclusi sabato e domenica.
IL LIBRO:
L'industriale tessile Giorgio Ascarelli nell’agosto 1926, fondava la prima vera società calcistica nata all’ombra del Vesuvio, lasciando in eredità a migliaia di tifosi uno stadio da ventimila posti: la prima e unica arena sportiva che il club azzurro abbia posseduto nella sua quasi secolare storia. Ma la breve e intensa avventura umana e sportiva del primo presidente e fondatore dell’A.C. Napoli fu anche quella di una famiglia di imprenditori, che con la loro genialità e un innato senso di giustizia sociale contribuirono a edificare una nuova e inedita immagine di Napoli. Un’icona lontana anni luce da quella città che, solo pochi anni prima veniva ritratta come «vergogna della nazione, Sodoma e Gomorra di tutti i vizi pubblici e privati, Babilonia di camorristi tracotanti e di amministratori disonesti». Un paradigma che non ebbe mai modo di allignare nei Magazzini Ascarelli, dove la filosofia di vita era sostanzialmente identica a quella che, quasi mezzo secolo più tardi, Adriano Olivetti sintetizzerà nella locuzione «La fabbrica per l’uomo, e non l’uomo per la fabbrica».
Poco più in là, c’è la mirabile storia di un mecenate attento ai bisogni di quell’infanzia senza sogni e senza futuro, di cui Napoli godeva il poco invidiabile primato. Senza dimenticare quella dello sportivo, brillante e talentuoso, che, in anticipo sui tempi, riuscì a imprimere una svolta in senso manageriale in un mondo sino ad allora caratterizzato dal dilettantismo e dall’improvvisazione.
LA MOSTRA:
Sono gli anni dell’esordio della compagine calcistica azzurra, unitamente a quelli che rimandano alla costruzione dello stadio Vesuvio (voluto e finanziato da Giorgio Ascarelli, e dalla vedova Bice Diena donato al club, dopo la prematura scomparsa del marito) a occupare molti pannelli della mostra. Di particolare interesse è anche la documentazione – in gran parte proveniente dall’Archivio di Stato di Napoli – che racconta del “sovversivo” Giorgio Ascarelli, sottoposto a un’asfissiante sorveglianza da parte di Polizia e Carabinieri, dopo essere entrato a far parte del Comitato esecutivo della “Unione Socialista napoletana”, ala dissidente della Federazione socialista napoletana. Ciò, senza dimenticare quel che per l’economia della città (e più in generale per l’Italia) ha rappresentato l’azienda tessile Ascarelli, che con un fatturato di 20 milioni di lire (maturato nei primi anni del ’900) e occupando circa 400 persone, era ritenuta – a giusta ragione - una delle più ricche ed efficienti dell’intera Europa.
L'AUTORE:
Nico Pirozzi, specializzato in giornalismo d’inchiesta e di precisione, ha a lungo indagato sulle vicende legate alle persecuzioni degli ebrei nell’Europa degli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, e sulle contraddizioni che hanno scandito la storia dell’Italia del dopoguerra. Sull’argomento ha pubblicato numerosi saggi. Tra questi: Italiani Imperfetti. Storie ritrovate di una famiglia di ebrei napoletani; Ascarelli. Una storia italiana; Salonicco 1943. Agonia e morte della Gerusalemme dei Balcani. È presidente dell’Associazione “Memoriæ – Museo della Shoah” di Napoli.