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Milano - Preparazione alla fase due su Bus e Tram ATM. Nuova segnaletica per il distanziamento sociale su un tram. Passeggeri con mascherina a distanza di sicurezza (Marco Passaro/Fotogramma, Milano - 2020-04-27) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

Il distanziamento sociale per bloccare il Covid19 non funziona: lo rende noto l'Università di Genova spiegando che "l'attuale ignoranza circa la dimensione iniziale delle goccioline di saliva che accompagna le esalazioni umane (tosse, starnuti, ecc.) e che fungono da veicolo per il virus Sars-CoV-2, non permette di identificare una distanza capace di garantire sicurezza tra gli individui”. 

“Da questo punto di vista - spiegano dall’ateneo ligure -  l'uso della mascherina è l'unico modo attualmente comprovato di avere una maggiore sicurezza” dal virus. La ricerca è frutto del lavoro di un gruppo di scienziati, esperti di fisica dell’atmosfera, dinamica dei fluidi e bio-fluidodinamica, che fanno parte dell'Università di Genova, Okinawa Institute of Science and Technology, Università Cote d'Azur e della sezione genovese dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. “Sono svariate le pubblicazioni scientifiche, tutte molto recenti, che dimostrano tale evidenza - spiega Andrea Mazzino, ricercatore e docente di fluidodimamica dell’Università di Genova - Gli esperimenti dicono che la dimensione delle goccioline emesse copre un grosso intervallo di variazione”. “Possono presentarsi goccioline di un millimetro e goccioline di meno di un micron (1/1000 di millimetro), sebbene come vedremo ci siano grosse discordanze nei risultati oggi disponibili nella letteratura scientifica”, prosegue il ricercatore. "Alla luce di tale meccanismo di contagio, il distanziamento è di fondamentale importanza per limitare la diffusione della malattia. La ragione di ciò è ovvia: le goccioline hanno un certo peso e prima o dopo cascano a terra”. Il punto cruciale - spiega però Mazzino - è “conoscere al meglio la distanza a cui cadono la maggioranza di esse per identificare una fascia di rischio attorno alla persona infetta”. Ma questa distanza sembra non essere quella del metro, come suggerito dall'Oms. "Non esistono evidenze che dimostrino che il distanziamento di 1 metro sia sufficiente - sottolinea Mazzino - il nostro studio utilizza modelli fisico-matematici che dimostrano che le linee guida Oms in fatto di distanziamento non hanno alcun fondamento scientifico”. In particolare, ben tre ragioni ne minano la fondatezza. Primo, delle goccioline di saliva emesse, che hanno raggi variabili in un intervallo molto ampio (dal micron al millimetro) e non è noto con sufficiente precisione come si distribuiscano tra le varie taglie. Secondo, il range di variazione di grandezza e la loro distribuzione statistica si conosce solo approssimativamente: per esempio, non si sa quante goccioline ci siano in un intervallo di raggi tra 1 micron e 2 micron, o intervalli simili all'interno di un'emissione. Infine, l'incertezza di cui al punto precedente impedisce di fare previsioni univoche sulla distanza raggiunta dalle goccioline emesse. "Questo vale per un colpo di tosse, l'oggetto del nostro studio, ma riteniamo valga anche per le altre emissioni”, spiegano dall'università. “Nello studio ci concentriamo sulla tosse ma riteniamo che le conclusioni valgano anche per le altre emissioni, violente e non - prosegue il ricercatore -. Non c’è ancora nessuna ricerca evidenza scientifica mente provata sulla 'preferenza' (ossia la sua possibilità di mantenere inalterata la sua carica virale) del virus di essere veicolato da goccioline liquide o piuttosto che da nuclei secchi”. A suo giudizio, “per prevedere il moto delle nostre goccioline serve conoscere non solo le equazioni del moto (note) ma anche la dimensione di partenza delle goccioline. La letteratura scientifica esistente su questo aspetto mostra dati molto discordanti". Ci sono studi che sostengono che il 97 % delle goccioline di saliva emesse hanno raggi inferiore al micron (e quindi sarebbero la stragrande maggioranza), altri autori riportano evidenze che siano il 45% delle goccioline a stare sotto la taglia del micron. Altri ancora non riportano evidenze di goccioline sotto il micron. Si va quindi dalla quasi totalità di gocce sotto il micron a nessuna. “Sfruttando i migliori calcolatori oggi disponibili al mondo abbiamo dimostrato come tale incertezza sia la causa alla base dell'impossibilità attuale di fissare una distanza di sicurezza fondata su argomentazioni solide e quantitative”, sottolinea Mazzino. La potenziale maggiore o minore trasmissibilità è anche una questione di umidità e di "preferenza" del virus verso di essa o verso un clima secco, altro dilemma che gli scienziati ad oggi non hanno ancora risolto. Secondo Mazzino, "serve un grosso sforzo per arrivare ad una convergenza di risultati sulla distribuzione iniziale delle dimensioni delle goccioline emesse durante un'espulsione (starnuto, tosse, parlare, cantare)". “In assenza di ciò il concetto di distanziamento per minimizzare il contagio appare evanescente". Per questo, "solo la ricerca multidisciplinare (ingegneria, fisica, chimica, biologia) potrà svelare queste risposte ancora inevase, garantendo così la possibilità di attuare linee guida solide per la difesa da un nemico invisibile ma spietato”, conclude lo scienziato. 

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