
Il piccolo Domenico ha smesso di soffrire e ha esalato il suo ultimo respiro. Una vicenda drammatica, che negli ultimi giorni ha scosso l’opinione pubblica e riacceso il dibattito sulla sicurezza dei trapianti in Italia. Un bambino di poco più di due anni ricoverato all’Azienda Ospedaliera dei Colli, presso l’ospedale Monaldi di Napoli.
Con il decesso del piccolo Domenico, avvenuto, come riferisce l'ospedale Monaldi «a seguito di un irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche», si aggrava la posizione dei sei sanitari indagati (a cui a breve se ne dovrebbero aggiungere anche altri) i quali, in vista dell'autopsia che dovrebbe essere disposta a breve dalla Procura di Napoli, dovranno ora rispondere del più grave reato di omcidio colposo al posto delle lesioni colpose gravi finora ipotizzate. Il prossimo passo degli inquirenti della VI sezione (sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante, procuratore aggiunto Antonio Ricci) sarà disporre il sequestro della salma del bimbo, vittima di un trapianto fallito lo scorso 23 dicembre e rimasto in coma fino alle prime ore di stamattina. E al termine dell'esame autoptico il muscolo cardiaco sarà posto sotto sequestro in vista degli accertamenti medici che verranno disposti dagli investigatori. I carabinieri del Nas di Napoli (coordinati dal comandante Alessandro Cisternino) sono già nell'ospedale Monaldi, dove il piccolo era in vita solo grazie all'Ecmo, il macchinario che l'ha tenuto finora in vita. Con profondo dolore l’Azienda Ospedaliera dei Colli comunica che questa mattina, sabato 21 febbraio 2026, il piccolo paziente sottoposto a trapianto in data 23 dicembre 2025 è deceduto a seguito di un improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche. La Direzione Strategica, insieme a tutti i professionisti sanitari e non, esprime il più sentito cordoglio e si stringe con rispetto e commossa partecipazione alla famiglia in questo momento di immenso dolore. «Mi hanno chiamata stanotte, verso le 4, dicendomi che la situazione stava peggiorando, perché la macchina, l'Ecmo, stava iniziando a rallentare. Sono rimasta fino all'ultimo, fino a quando si è dovuta spegnere la macchina: ed è finita». Lo ha detto a «Mi Manda Rai Tre» Patrizia Mercolino, la mamma del piccolo vittima di trapianto fallito che stamattina è deceduto nell'ospedale Monaldi di Napoli dove si trovava ricoverato in coma dallo scorso 23 dicembre nel reparto di terapia intensiva. «Lunedì andrò a firmare dal notaio per fare una fondazione a nome di Domenico, se ne occuperà il mio avvocato: voglio farlo perché Domenico non sia dimenticato e per aiutare altri bambini», ha detto ancora la mamma del bimbo. "È morto tra le lacrime dei genitori, dei padrini di battesimo e dei medici che gli erano accanto. È stato un momento molto duro». Padre Alfredo Tortorella, cappellano dell'ospedale Monaldi di Napoli, ha accompagnato la famiglia del piccolo fino all'ultimo respiro di Domenico. «Stamattina - racconta il cappellano al Sir - ero con la mamma del bambino dalle 7.45, al suo capezzale, perché nella notte mi era giunto il sentore che si fosse aggravato. Ho avvisato l'arcivescovo Battaglia, il quale ha procrastinato i suoi appuntamenti per venire. Nel giro di mezz'ora è arrivato dalla curia. Siamo rimasti lì tutto il tempo, fino a quando il bambino non è spirato, accanto alla madre. È entrato anche il papà ed è stato presente nel momento finale». Padre Tortorella sottolinea: «Una storia tragica, che ha sconvolto non solo la famiglia ma l'intero Paese. È una triste storia, una storia brutta». Quanto invece ai dubbi su un presunto accanimento terapeutico, il camilliano replica: «Io vivo all'interno del Monaldi tutti i giorni. Ho colto dall'esterno uno sfogo, sentenze di ogni tipo. Per chi sta dentro la prospettiva è diversa. C'è una legge del 2017 che regola questi aspetti e non si può fare eutanasia. Non si può parlare di accanimento terapeutico quando non c'è, perché non è etico né morale». Poi parla della mamma: «Patrizia è una donna molto forte. Ha ripetuto più volte: 'Voglio che mio figlio non sia dimenticato'. Stamattina, prima che arrivasse l'arcivescovo, le ho detto: 'Noi non ci dimenticheremo di Domenico, ma non ci dimenticheremo neanche di te, perché hai dato un esempio di forza, di fortezza e di maternità. Tu sei mamma al cento per cento'. Lei e suo marito non hanno mai avuto l'ardire di polemizzare. Sono stati sempre di una grande dignità, anche perché i medici che oggi vengono messi in discussione sono gli stessi che in precedenza l'avevano salvato». «Patrizia e Antonio sono persone giuste, che sanno realmente come sono andate le cose. Purtroppo gli errori ci sono, noi commettiamo errori. Molti di questi, a volte, sono fatali. E ne paghiamo lo scotto tutti quanti. Ma c'è un iter terapeutico e medico portato avanti in due anni e mezzo. Tutto questo va riconosciuto». Padre Tortorella, nell'intervista all'agenzia dei vescovi, conclude: «Bisogna risorgere. Come comunità, come Chiesa. La testimonianza di questa madre, il suo desiderio che Domenico non venga dimenticato, è già un seme di speranza». In ogni caso questo non è stato un incidente, è stato un omicidio. I medici e tutti coloro che lavorano nel campo della sanità dovrebbero interrogarsi su quello che accade tra le mura degli ospedali. Generalizzare non è mai una cosa giusta, ma, in un comparto delicato come questo, dove spesso accadono cise orribilie e dove il paziente viene spogliato di quella dignità umana del dolore, raccontata dal grande medico Giuseppe Moscati, dovrebbe indurre ad un'attenta e accurata riflessione. Un po' più di coscienza e un po' più di rispetto da parte di tutti, forse potrebbe evitare tanto dolore.