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Benevento, fondi migranti in shopping di lusso: 1,3 milioni di danno

Avrebbero sottratto risorse destinate all’accoglienza dei migranti per finanziare spese personali, tra cui viaggi, soggiorni e acquisti di beni di lusso.

È questa l’ipotesi alla base dell’inchiesta della Procura regionale della Corte dei Conti per la Campania e della Guardia di Finanza di Benevento che contesta un danno erariale di circa 1,3 milioni di euro a otto persone, tra amministratori del Consorzio Maleventum ed ex funzionari della Prefettura di Benevento. I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno notificato gli inviti a dedurre ai destinatari del procedimento, tra cui Paolo Di Donato, ritenuto amministratore di fatto del consorzio, e altri rappresentanti legali che si sono succeduti nella gestione dell’ente tra il 2014 e il 2018. Coinvolti anche alcuni ex funzionari e dirigenti dell’Area Immigrazione della Prefettura di Benevento.

Secondo gli accertamenti, il Consorzio Maleventum avrebbe ricevuto, attraverso la Prefettura, oltre 20 milioni di euro stanziati dal Ministero dell’Interno per l’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale. Parte di queste risorse, secondo la Procura contabile, non sarebbe stata utilizzata per garantire i servizi previsti dai capitolati d’appalto.

Le verifiche effettuate nei centri di accoglienza avrebbero evidenziato numerose criticità, tra cui carenze igienico-sanitarie, sovraffollamento, insufficienza di beni e servizi essenziali e mancanza degli standard di sicurezza richiesti. Proprio il mancato rispetto degli obblighi contrattuali avrebbe consentito, secondo gli investigatori, di ottenere risparmi poi destinati a finalità estranee all’accoglienza.

Tra le contestazioni mosse agli ex funzionari della Prefettura vi sarebbe anche quella di non aver adottato i provvedimenti previsti a fronte delle irregolarità riscontrate. In particolare, uno degli ex dipendenti è accusato di aver avvisato preventivamente i gestori dell’imminente arrivo di controlli ispettivi, consentendo loro di prepararsi alle verifiche.

Gli approfondimenti investigativi avrebbero inoltre documentato spese ritenute incompatibili con le finalità pubbliche dei finanziamenti, tra cui acquisti presso prestigiose maison della moda, soggiorni, viaggi e trasferimenti di denaro a familiari dei responsabili della gestione del consorzio.

L’inchiesta contabile trae origine da un procedimento penale conclusosi con una sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Benevento nell’aprile scorso. Ora la magistratura contabile punta ad accertare le responsabilità amministrative e il conseguente danno alle casse pubbliche.

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