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La Vedova Allegra, F. Lehár,. 14 gennaio 2018

Presentata l’opera di Franz Lehàr che segnerà ancora una volta la sinergia tra il teatro Verdi di Salerno e Conservatorio Statale di Musica di Salerno, con tre matinée per le scuole dal 3 al 5 novembre e per il serale dal 6 all’8 novembre. Debuttano nel titolo il direttore abruzzese e lo stesso attore e regista napoletano, che firma una regia d’opera per la prima volta esordendo nel ruolo del njegus.

L’operetta, forma teatrale un po’ cantata, un po’ recitata, ha avuto fortuna ai primi del Novecento in Europa e in Italia, alla quale vi si dedicarono musicisti del calibro di Ranzato e Petri, che avevano saputo interpretare, sia pure in una dimensione minore, la piacevolezza della musica e del canto italiani. Ma l’operetta ha visto nascere i suoi capolavori sulle rive del Danubio, come uno dei momenti della Belle époque. Il suo padrino è stato il valzer, la sua madrina l’eleganza e la sofisticata avventura sentimentale. E’ stata una forma di spettacolo compiutamente borghese, con le sue evasioni nel bel mondo, con i suoi principi fasulli e le sue belle dame oneste e avventurose. Il valzer, col suo girare in tondo, con le sue ebbrezze veloci, con il suo magico distendersi nella felicità più immediata, rappresentava lo scintillio di un momento di magia, di abiti svolazzanti e di divise che non avevano più nulla di marziale. Nelle feste mascherate dell’Impero in decadenza, i violini evocavano i bei caffè di Vienna e Budapest, i saloni dei nobili, e perfino i sogni delle sartine. In mancanza di un turismo organizzato ecco le puntate nell’esotico, fra paesi fantastici di ipotetiche Balcanie e crociere mentali in Orienti da cartolina. Un po’ di tenerezza e un po’ d’amore , da contrapporre agli eroi wagneriani con lance e scudi e al Risorgimento verdiano. Non più Nabucchi e Sigfridi, ma vedove allegre e dall’ago al milione, simbolo dello spirito borghese ispirato al dio danaro, anche in amore. Il valzer viennese, che tanto ha condizionato l’operetta, aveva avuto come profeta Johann Strauss junior. Un romanticismo un po’ edulcorato, senza problemi, senza traumi, da vivere alla giornata, abbracciati nei ritmi un-due-tre della musica più appassionata e divertente. Ma l’operetta era stata anche dissacrazione, ai tempi di Offenbach, quando metteva in berlina gli ebrei e le mitologie e puntava sui sentimenti della gente comune. Lì c’era anche il sacro fuoco dell’arte, acceso in una Parigi che poteva ridere ai couplets della “Bella Elena” e sorridere della sua “Vita” brillante. Strauss non aveva poi, creato un capolavoro come “Die fledermause”, nella sua Vienna popolata di donne, vino e canto? L’aria di Parigi, coi suoi sapori un po’ vietati, col suo Chez Maxim’s, era come un profumo sopraffino, e l’operetta viennese non poteva farne a meno. Quando, lasciato alle spalle l’Ottocento, il genere scivolò nella più modesta piccolo borghese, fu soprattutto Franz Lehàr a prenderne su di sé l’eredità. Le melodie divennero più facili, più bonarie, i dialoghi meno “letterati”: alla brillantezza si sostituì un pizzico di malinconia, con qualche dose di folklore tzigano. Ed ecco la nostra “Vedova Allegra”, capolavoro del genere, ancora sulla scia del valzer. Esempio di una piccola cultura danubiana, la “vedova” suggerisce una delle ultime avventure mondane, in un mondo di ambasciatori, contesse, gigolò, viveurs squattrinati e alcove proibite, prima del rombo dei cannoni della prima guerra mondiale. Un mondo dove la pochade si unisce alla commedia di sentimenti e dove ci si può ancora commuovere, sarà animato da due debuttanti in questo amatissimo titolo il Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, direttore internazionale, nonché docente di esercitazioni orchestrali del Conservatorio Statale di Musica “G.Martucci” di Salerno e Massimiliano Gallo, che firmerà la regia e interpetrerà il Njegus. La presentazione alla stampa ha evidenziato in primis la grande collaborazione tra il Teatro Verdi di Salerno, dove insiste al timone il Maestro Antonio Marzullo dividendosi tra il massimo e l’istituzione musicale dove è docente di tromba e trombone, e il Conservatorio Statale di Musica “Giuseppe Martucci”, guidato da Fulvio Artiano, il quale ha ereditato dal compianto Fulvio Maffia, la grandiosa tradizione di inaugurare l’anno accademico con un titolo d’opera. Le voci di Antonio Marzullo, del Presidente Vittorio Acocella e dello stesso Direttore Artiano, in questa conferenza ci hanno fatto pensare al “Va’ Pensiero”, ove soprani e i tenori cantano all'unisono vero e proprio (nella stessa costellazione di note), mentre le donne e gli uomini si muovono a distanza di ottava, per il loro affermare l’importanza di un’esperienza come questa, che è la realizzazione “vera” dell’alternanza scuola-lavoro, nonché della condivisione del palcoscenico con grandissimi professionisti e, non per ultima, l’emozione di far musica con i propri maestri ed entrare nel “play” con loro. “Die Lustige w sarà spostata di un ventennio – negli anni ’30 – alla vigilia del secondo conflitto mondiale, quindi, all’epoca del proibizionismo, tra nuvole di fumo, aigrette, cilindri, perle, glamour e una sorpresa, naturalmente swingante, un arrangiamento particolare, che non sveliamo, firmato da Igor Caiazza, con le coreografie di Pina Testa, direttrice insieme a Fortuna Capasso di una compagnia formata ad hoc per questa Vedova Allegra. “Sono onorato, di aver partecipato a questo laboratorio, in doppia veste – ha dichiarato Massimiliano Gallo – propostomi da Antonio Marzullo, ai tempi dell’Avvocato Malinconico teatrale. Ho dato la mia disponibilità, attratto dalla possibilità di addentrarmi nel mondo dell’opera lirica, che ha frequentato da tenore anche mio padre Nunzio. Tra le difficoltà delle prove, assiemi, musicali e il balletto, grande appoggio da parte del conservatorio, in primis dal Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, passionale e severo demiurgo di quel miracolo che avviene tra buca e palcoscenico e che, non nascondo, di aver filmato, per l’energia che sa trasmettere dal podio, unitamente al Direttore Fulvio Artiano che sa emozionarsi nel vedere realizzati i sacrifici dei propri allievi”. “Ho avuto un’ esperienza che non ho mai vissuto – ha detto il Maestro Jacopo Sipari – Sapete che esistono varie fasi quando si montano le opere ma, per questa Vedova, ho voluto affacciarmi in teatro per vedere le prove di regia, stimando il grande attore che è Massimiliano Gallo e mi sono ritrovato nello show da subito. E’ d’obbligo ringraziare Antonio Marzullo per la disponibilità, per la visione di questo teatro che, negli anni ha lanciato tanti giovani in giro per il mondo ed accolse anche me, per un primo concerto, unitamente al conservatorio, dove sono cresciuto come docente e, oggi ordinario di cattedra. Un teatro che porta bene, unitamente alla città di Salerno, e che s’avvicina al Natale parlando di amore, in un momento buio dove è stato messo da parte”. Nel foyer del Verdi, anche Filippo Morace, che tornerà a indossare i panni del Barone Mirko Zeta, in palcoscenico con i suoi allievi, il quale ha sottolineato la responsabilità di far bene e dimostrare, in prima persona, ciò che si è detto in classe, Hanna Glawari Claudia Pavone e il Conte Danilo, Danilowitsch, già nel ruolo qui a Salerno al teatro Ghirelli per la lirica d’estate post Covid, il quale ha evidenziato il grande merito di Jacopo Sipari di mettere a proprio agio e rispettare le voci, portando per mano i giovani all’esordio in palcoscenico. Doppio cast per i matinée e gli spettacoli serali, che saluteranno due Njegus d’eccezione, Riccardo Canessa e Massimiliano Gallo, Valencienne sarà una splendida Claudia Muschio, la quale avrà quali colleghe per le repliche delle scuole Mariaolmina Fariello e Deniz Kayabek, l’altra voce del conte Danilo sarà Antonio De Rosa, che avrà quali Hanna Glawari, Denise Tammariello e Alessia Presta. Doppia voce anche per il ruolo del tenore Camille De Rosillon sdoppiato tra il turco Sungu Mert e lo studente Vincenzo Tremante, il Visconte Cascada sarà Gerardo Orsini, Raoul de St-Brioche, Andrea Barletta, Bogdanowitsch Simone Mastragostino, Sylviane Francescanthea Cristillo, Kromow Ellanz Miglino, Olga Dalila Carbone, Pritschtsch Gabriele Panaro, Praskowia Aurora Scola. Il coro è affidato al docente di esercitazioni corali e direttore delle masse corali del teatro Verdi, Francesco Aliberti, mentre l’allestimento di scene e costumi è firmato da Alfredo Troisi. Appuntamento, allora, nel foyer del Verdi dal 3 all’8 novembre, per poi cenare a lume di candela, lasciando correre la fantasia sulle ali dei valzer. Anche se sappiamo che l’operetta è menzogna, che è incredibile, indossiamo il frac del conte Danilo e salviamo le finanze del Pontevedro.

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