
Nei due weekend di gennaio il 24, il 25, il 31 gennaio e il 1 febbraio, andrà in scena, sul palcoscenico del Piccolo Teatro del Giullare, il nuovo spettacolo di Vanni Avallone, un omaggio al verso eduardiano, con Antonia Avallone, Vanni Avallone, che ne firma anche la regia, Daniele Alfieri e Roberto De Angelis Alfina Scorza, voce, Matteo Masullo, violino e Paolo Molinari, chitarra.
Perché leggiamo la poesia? Si chiede il filosofo Aldo Masullo. Leggiamo la filosofia per confortarci, o per indignarci, i trattati politici per capire quanto siamo lontani dalla realtà, le cronache giornalistiche per renderci conto delle ultime infamie consumate nel mondo, leggiamo un romanzo per divertirci. La poesia, invece, la leggiamo e l’ascoltiamo, perché abbiamo sete, perché sentiamo di dare alla vita quello di cui la vita ha più bisogno, l’acqua generativa, il “pathire” allo stato nascente. La poesia è risposta al bisogno della vita è leggere un’anima. La poesia è parola piena, non è banale comunicazione, ma l’occasione straordinaria di un orizzonte che s’apre all’improvviso, non immaginato. La parola poetica non è in nessun modo traducibile: o la s’intende o no. Vanni Avallone si confronta in Penziere, un omaggio al suo maestro Eduardo, al cui magistero restò giovanissimo due anni, con il suo verso, con il quale, ricorda Roberto De Simone, nell’introduzione alle Poesie, amava concedersi al pubblico dopo la recitazione di “Natale in casa Cupiello”. E’ questo uno spettacolo, che andrà in scena il 24, il 25, il 31 gennaio e il I febbraio sul palcoscenico del Piccolo Teatro del Giullare, in cui Vanni Avallone, in doppia veste di regista e attore, si è affidato al suo storico staff, composto da Roberto De Angelis, Daniele Alfieri e Antonia Avallone, che dialogheranno con la musica eseguita dalla cantante Alfina Scorza, unitamente al violinista Matteo Masullo e al chitarrista Paolo Molinari, mentre le scene e le luci portano la firma di Paola Molinari, Elio Fedele e Virna Prescenzo, con la scenografia realizzata in sinergia con lo studio Cerzosimo. E’ certo un repertorio poco frequentato in scena, quello delle poesie di Eduardo, anche se tutti ne conosciamo almeno qualche titolo, che andranno a sposare il simbolo iridescente della musica, che ne saprà cogliere l’essenza in altro linguaggio, un repertorio in cui talvolta il poeta cede ad un intimismo crepuscolare, rappresentante la metafora dei suoi conflitti interiori, tra quelle contraddizioni che sono un po’ in tutti noi, popolo del Sud, ritrovando in altre pagine, un certo descrittivismo sentimentale, talvolta Eduardo schizza il bozzetto, il quadretto d’ambiente , la caricatura folcloristica, come nelle poesie ospiti della seconda parte dello spettacolo per chiudere con un omaggio a Salvatore Di Giacomo. Tematiche quelle di Eduardo espresse attraverso spontanei pensieri filosofici, considerazioni etiche e sociali, in un linguaggio che è il dialetto napoletano non popolare, certamente diverso da quello delle sue commedie realistico e minimalistico, attraverso un processo di stilizzazione divenuto esemplare, ma la lingua parlata a Napoli all’inizio del Novecento dalla piccola e media borghesia. Giusto, allora, presentare le poesie di Eduardo in palcoscenico perché anche le poesie presuppongono un pubblico presente al quale l’autore si rivolge quando scrive, stavolta senza maschera.