
“Riletture. Antropologia visiva del cambiamento urbano” è un progetto della Fondazione Valenzi che intende rileggere la trasformazione culturale, sociale e urbana della città di Napoli attraverso il dialogo visivo tra immagini fotografiche d’archivio degli anni ’70 e nuove produzioni contemporanee realizzate nel 2026. Il progetto è sostenuto dall'avviso pubblico Strategia Fotografia 2025, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Prende ora avvio il ciclo di incontri dal titolo “Sguardi autoriali”: sono in programma tra maggio e settembre 2026 una serie di appuntamenti dedicati a fotografi, studiosi e autori che hanno contribuito, con linguaggi e approcci differenti, alla costruzione dell’immaginario visivo della città di Napoli e del territorio campano.
Il primo appuntamento, previsto per il 6 maggio 2026 alle ore 17 presso i Magazzini Fotografici, a Napoli Via S. Giovanni in Porta 32, vedrà protagonista Gianni Fiorito con l’incontro “Scenari. Fotografia di scena e narrazione urbana”, in dialogo con Roberto P. Ormanni.
Un incontro dedicato alla valorizzazione dell’Archivio Pino Settanni è previsto il 9 maggio alle ore 11 presso la Fondazione Valenzi nel Maschio Angioino, con la partecipazione di Giovanni Viceconte ed Enzo Ferrara.
Il 21 maggio, sempre ai Magazzini Fotografici, sarà la volta di Fabio Donato, con l’incontro “Guardare oltre il visibile”, in dialogo con Olga Scotto di Vettimo.
Il 27 maggio presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, alle ore 9, si terrà un incontro a cura di Luciano Ferrara, dedicato alla fotografia di reportage degli anni Settanta e Ottanta.
Nei mesi successivi, il programma si arricchirà di ulteriori appuntamenti dedicati ai temi della rappresentazione dello spazio urbano, delle pratiche rituali e della cultura visiva popolare. In particolare, sono in fase di definizione incontri che approfondiranno il lavoro di Lello Mazzacane sul rapporto tra fotografia e religiosità popolare. Il ciclo si concluderà l’8 settembre con l’incontro dedicato allo scenografo Giovanni Girosi, con una riflessione sulla festa di Piedigrotta.