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Martedì 12 giugno al Napoli Teatro Festival Italia. Ultime tre repliche per Un attimo prima – Un’esperienza poetica, il percorso sensoriale proposto da Gabriella Salvaterra del Teatro de Los Sentidos per il pubblico del NTFI 2018 (a Palazzo Fondi, ore 18.00, 19.30 e 21).

Ultime repliche anche di Périclès, Prince de Tyr per la regia di Declan Donnellan tragedia tra le più strazianti di Shakespeare (al Teatro Politeama, ore 19) e di Edoardo II di Marlowe con Massimo Verdastro, per la regia di Laura Angiulli (Chiesa Donnaregina Vecchia, ore 21.30). Per la sezione Osservatorio, la compagnia Virus Teatrali presenta Trilogia dell’Indignazione - Contro il Progresso, Contro l’Amore, Contro la Democrazia di Esteve Soler, regia di Giovanni Meola (Palazzo Reale - Cortile delle Carrozze, ore 21.30). Sempre martedì 12 si inaugura la sezione Cinema con una rassegna dedicata a Francesco Rosi, a cura di Arci Movie (Palazzo Reale - Cortile d’Onore, ore 22.30). Introducono l’evento, Carolina Rosi, Roberto Andò e Roberto D’Avascio. Partecipano alla serata anche Ruggero Cappuccio, Mariangela D’Abbraccio, Antonella Morea, Gigi Savoia, Massimo De Matteo, Marco Manchisi, Nicola Di Pinto e Giovanni Allocca. Nell’ambito della mostra “Sahara te quiero” di Romeo Civilli (aperta fino all’8 luglio a Palazzo Fondi) racconto per immagini di un viaggio che si fa testimonianza viva di una della tante guerre dimenticate, si segnala, alle 17, l’incontro con Fatima Mahfud, rappresentante per l’Italia del Fronte Polisario, Repubblica Sahrawi. Debutta al Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale, alle ore 21.30, nella sezione Osservatorio, lo spettacolo Trilogia dell’Indignazione - Contro il Progresso, Contro l’Amore, Contro la Democrazia del catalano Esteve Soler, per la regia di Giovanni Meola che ne è anche interprete con Roberta Astuti, Sara Missaglia, Enrico Ottaviano, Chiara Vitiello. “Soler è autore di una drammaturgia surreale, nera, grottesca e disturbante - si legge in una nota del regista - ma anche piena di pietas, che risente della lezione di Beckett, di Ionesco (e anche del miglior Bunuel). Nella sua trilogia, racconta la trasformazione antropologica, sociale, mediatica e geopolitica che l’uomo contemporaneo sta vivendo, in questo periodo storico, senza rendersene pienamente conto”. Il catalano ne dà conto invece nei 21 atti unici di cui è composta la Trilogia. Al centro della sua scrittura c’è la frammentazione e l’iper-voracità dell’informazione visiva e orale dei nostri tempi che ritroviamo in ciascuno dei tre lavori (con titoli fortemente icastici: Contro il Progresso, Contro l’Amore e Contro la Democrazia). 7 brevi atti unici, per ciascuno dei titoli, apparentemente lontani, sconnessi, ma in realtà intimamente legati, proprio come sono legate istanze ed accadimenti, apparentemente distanti della vita di tutti i giorni. Il drammaturgo catalano crea così una serie di micro-mondi, nei quali si passa, repentinamente, dalla risata alla tragedia, dal paradosso al melodramma, sbugiardando costantemente il luogo comune e senza avere mai alcuna verità da propinare.

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