DAL LIMONE AL LIMONCELLO: SORRENTO, CAPRI, AMALFI, IL TRIANGOLO ECONOMICO DELL'ORO GIALLO

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In meno di trentanni è arrivato sulle tavole di tutto il mondo. In Campania, soprattutto dopo il pranzo o la cena è diventato un rito sociale pari quasi al caffè. Un prodotto, il cui marketing per anni è stato solo il passa parola, che fa capolino negli anni '90. Da Capri e dalla Costiera la moda arriva a Milano, dove era “limoncino”, poi scende a Roma (“er limonello”) e infine, poco dopo il G8, anche a Napoli quando i bar del centro cominciano ad esibire orgogliosamente le colorate bottiglie gialle.

Disse Peter Arnett, uno dei più famosi giornalisti al mondo, vincitore nel 1966 del Premio Pulitzer per le sue corrispondenze dal Vietnam: “limoncello fu la prima parola italiana che imparai”.

La presenza del limone nell’intera area costiera campana è testimoniata fin dall’antichità. Dipinti e mosaici di limoni furono rinvenuti negli scavi di Pompei ed Ercolano. l limoni continuano ad essere coltivato in Penisola Sorrentina in età medievale e moderna come risulta da fondi gesuitici, quali il "Gesù" di Massa Lubrense e il "Cocumella" di Sant’Agnello. Inoltre citato nelle opere di Torquato Tasso, Giovanni Pontano e Giambattista della Porta, il limone di Sorrento arriva fino all'800, quando lo storico Bonaventura da Sorrento ne testimonia spedizioni in tutto il mondo, attraverso i bastimenti diretti verso l'America.

Dal 2000, la Comunità europea ha riconosciuto la specificità del Limone di Sorrento tutelandolo con il marchio di indicazione geografica protetta, l’igp, con Regolamento (CE) n. 2446/2000. Dal 2008 anche  il liquore che utilizza questa tipologia di limone ha ottenuto un simile riconoscimento  e per questo chiamato: ‘Liquore  di Limone  di Sorrento’. Questa meritoria certificazione non sarebbe mai accaduta se non ci fosse stata la tenacia ad iniziativa di Mariano Vinaccia, giovane agricoltore ed ex capitano di lungo corso della Marina mercantile che si mise in testa anni fa di salvare il Limone di Sorrento, quasi scomparso a causa, sia dell’avvento sul mercato europeo del limone proveniente da Paesi emergenti, sia per la difficoltà di coltivarlo in un territorio, come quello sorrentino, orograficamente particolare, da non consentire metodi di coltivazione moderni, tali da abbattere i costi delle imprese che lo producevano.

Così nacque nel 1994 la cooperativa Solagri, col suo unico scopo tutelare quell’oro giallo e la sua storia. Oggi Solagri raggruppa circa 300 produttori ed è il punto di riferimento nella raccolta, selezione, lavorazione del limone. Circa 1.700 tonnellate annue raccolte tra febbraio e ottobre, esclusivamente a mano, per evitare che cadano sul terreno e danneggiarsi, coltivate in tutti i comuni IGP: Massa Lubrense, Meta, Piano di Sorrento, Sant'Agnello, Sorrento, Vico Equense, oltre che nell'isola di Capri, con i due comuni Capri ed Anacapri. Limoni, botanicamente definiti frutti (o esperidi) del Citrus limon, appartenenti alle varietà: sfusato amalfitano o femminiello sorrentino.

Una unicità determinata da microclima, vicinanza al mare e protezione dai venti freddi grazie ad impalcature di castagni alte più di tre metri mediante una sistemazione denominata “a terrazze”, ripiani sostenuti da muretti di pietre, per evitare il terreno scosceso. Di forma ellittica e simmetrica, dimensioni medio-grosse, colore della buccia giallo citrino. 

Ed è la buccia, “a scorza” ricca di oli essenziali e dall’aroma forte, l’ingrediente principale della produzione del limoncello. Sorrento, Amalfi e Capri se ne contendono la paternità. Da quelle parti passano alcune storie: alcuni ricordano l'uso dei pescatori contadini di bere un po' di liquore di limone al mattino per combattere il freddo, altri parlano di monaci intenti a produrre gli infusi più diversi, tra cui il limone appunto. Quando Capri cominciava a costruire la propria favola moderna, i Cerio, i Fersen, i Krupp e tanti altri ricchi e famosi avevano l'abitudine di bere quello fatto in casa da Vincenza Canale che gestiva la pensione Mariantonia e curava un rigoglioso giardino di limoni e arance. Nel 1988, il figlio Massimo, vedendo il successo che riscontrava quel liquore, decise di avviare una piccola produzione artigianale di limoncello, registrandone il marchio.

Da allora il boom. La prima azienda, fondata nel 1991, la più importante a produrre, commercializzare e vendere il Limoncello in Italia e all'estero fu e lo è ancora, Villa Massa, con i suoi 200 alberi lungo quell’ettaro di terrazzamenti verticali. Nel 2007 ha ottenuto il maggior riconoscimento europeo in tema di “business excellence” dalla European Foundation for Quality Management e nel 2010 l’ambito Premio Pininfarina di Confindustria per la promozione del territorio. Oggi Villa Massa è di proprietà dalla spagnola Zamora.

Ma non solo Villa Massa, molte altre aziende, tutelando il «Limone di Sorrento», garantiscono quotidianamente un sistema economico e sociale, che coinvolge migliaia di lavoratori e imprese i cui profitti aziendali vengono costantemente reinvestiti nell’ammodernamento aziendale, nella valorizzazione del prodotto, nell'ecosostenibilità e qualità della filiera produttiva anche per evitare la crescente concorrenza spagnola, argentina e turca,. Proprio per questi motivi, da qualche anno con il progetto "P.I.L. - Progetto Integrato Limone" all’interno del Por Campania, si è rafforzata quella filiera istituzionale che vede coinvolte aziende agricole, cooperative di produzione, imprese di trasformazione e Università, dipartimento di Arboricoltura Botanica e Patologia Vegetale dell'Università "Federico II" di Napoli.

Villa Massa è stata la capofila del Pil che ha consentito di sperimentare nuove tecniche nella coltivazione del limone di Sorrento, come ad esempio l’utilizzo di un fungo che ha dimostrato di riuscire a migliorare le difese proprie dell’albero dagli attacchi dei parassiti, incrementando nel contempo la qualità dei frutti.

Ormai si è consapevoli che una moderna agricoltura in penisola sorrentina e costiera amalfitana, caratterizzate da un frazionamento dei fondi e da piccole colture d’eccellenza, non può essere disgiunta da quella di un turismo ecocompatibile. Un turismo che non si ferma alla linea di costa, ma che impegna tutto il territorio e le sue colture. Moltissime aziende hanno aperto i propri giardini oltre che i lori opificii alle visite turistiche, ma anche a scolaresche in visita didattica.

Sull’intera filiera ciò sta determinando e maggiormente determinerà, un incremento del reddito agricolo che porterà non solo evidenti benefici economici alle imprese, ma anche maggiore innovazione, tutela dell’ambiente, sicurezza alimentare oltreché livelli occupazionali a competenze sempre maggiori, dove la formazione diviene elemento essenziale.

Non c’è però tradizione che abbia senso senza un collegamento diretto con l’attualità. Una bottiglia di limoncello di Sorrento IGP da un litro, per essere sicuri di non incorrere in un falso deve costare non meno di 14-15 euro altrimenti è lecito nutrire qualche dubbio. Se tradizionalmente il limoncello viene servito ghiacciato  come  digestivo  dopo i pasti, in penisola si sta creando anche un nuovo modo di berlo: in versione cocktail come aperitivo, miscelato con  acqua  tonica,  ghiaccio e basilico.

 

*Docente di marketing turistico e local development