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 “Penso che il cibo sia un luogo di scambio e di incontro di saperi, di culture e tradizioni tra popoli diversi. E anche il grande pubblico, con il cinema, può ascoltare a approfondire temi sociali, di rispetto di persone, ambienti e animali”. Marina Ferrara dell’associazione Fuori dal Seminato presenta alla Dire Moviemmece, il Cinefestival della biodiversità del cibo e delle culture che si terrà a Napoli est dal 20 al 29 ottobre. Il progetto, realizzato grazie al contributo della Siae per il bando “Sillumina”, è stato ideato da tre realtà no profit, la cooperativa sociale Le Tribù, l’associazione Fuori dal Seminato e Tutti Nello Stesso Piatto, e si è poi arricchito grazie alla collaborazione con altre realtà del territorio, la cooperativa sociale Sepofà e il teatro Nest.

 Il festival si apre con tre laboratori dedicati alla cucina interetnica, all’apicoltura e alla cucina palestinese e le presentazioni dei libri “Questa scuola non è un albergo” di Pino Imperatore, “Ecofood” di Marina Ferrara e “Il filo di Canapa” di Chiara Spadaro. Infine, dal 27 al 29 ottobre, sarà il turno del cinema con proiezioni di corti e lungometraggi anche inediti. I giurati, chiamati ad assegnare un premio di 1000 euro, sono l’attore e regista Francesco Di Leva, la giornalista Cecilia Donadio, il direttore creativo di Fanpage Luca Iavarone, il disegnatore di fumetti Lorenzo Ruggiero e il pizzaiolo Gino Sorbillo. A giudicare i corti anche un gruppo di studenti e di giovani del territorio, appassionati di cinema, che premieranno i vincitori con un Eqotube, un’esperienza di turismo naturalistico. “Il cibo e il cinema insieme – spiega Marina Ferrara – si permetteranno di parlare di diritti del lavoro, di affrontare il problema dello sfruttamento del lavoro, anche quello minorile, dell’impatto delle scelte che ciascuno di noi compie ogni giorno sull’ambiente, il tema dell’acqua pubblica“. Un festival che si svolgerà in diverse location della periferia orientale di Napoli, i quartieri di San Giovanni a Teduccio, Barra e Ponticelli. “Proveremo a riappropriarci di spazi periferici, troppo spesso associati ad eventi negativi, ma che in realtà costruiscono tanto di positivo. Ci siamo uniti alle realtà che già operano sul territorio per contribuire a far emergere il bello che c’è nelle periferie”.