Servizio di MILENA COZZOLINO
Il 14 ottobre ore 21.00 (e il 15, ore 19.00), nel monumentale cortile di Palazzo Ricca (via Tribunali, 214), sede del Museo dell'Archivio Storico del Banco di Napoli, va in scena lo spettacolo di NarteA: La città degli altri.
Il lavoro teatrale è scritto da Febo Quercia e interpretato da Marianita Carfora, Sergio Del Prete, Valeria Frallicciardi, Serena Pisa, Peppe Romano e Alessio Sica, diretto dallo stesso Quercia e da Fabiana Fazio, si avvale inoltre delle scene di Marco Perrella e dei costumi di Antonietta Rendina. NarteA con il suo ultimo lavoro racconta teatralmente il tema dell'alienazione, incrociando i casi ricavati da alcune cartelle cliniche dell'ospedale Bianchi con le fedi di credito presenti all'interno dell'Archivio Storico del Banco di Napoli. Per partecipare all'evento è necessaria la prenotazione ai numeri 339 7020849 o 333 3152415. Il costo del biglietto è di 15 euro. Un'ora prima dello spettacolo, con lo stesso biglietto, è possibile effettuare la visita al Museo multimediale Kaleidos, allestito da Stefano Gargiulo - Kaos Produzioni, presso l'Archivio Storico del Banco di Napoli.  L’Associazione Culturale NarteA, in collaborazione con il Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli, presenta un lavoro dedicato agli alienati, cioè a quegli emarginati dalla società che, a causa del loro comportamento, sono stati ritenuti estranei al vivere in comune. Il termine alienazione significa appunto "essere fuori di sè" e indica la condizione di infermità mentale, di demenza, che viene attribuita a quelli che un tempo - prima della cosiddetta Legge Basaglia - venivano internati nei manicomi. Ma "alienato" è anche chi è considerato "fuori dalla nostra comunità", estraneo o straniero: il termine fa riferimento all'atto stesso dell'allontanare, del mettere qualcuno ai margini della comunità umana. Ma la condizione di chi viveva "da alienato", nei luoghi deputati ad accogliere tutti coloro che esprimevano comportamenti borderline, nascondeva spesso storie di isolamento volontario o malattie della società stessa più che del degente. Non di rado gli internati erano semplicemente persone fragili su cui veniva operato un atto di violenza per motivi che non si dovevano conoscere e che diventavano folli indotti dalla reclusione e dalle pratiche di disumanità cui erano sottoposti.   NarteA racconta l’alienazione degli “Altri”, proponendo teatralmente le loro vite, riaccendendo le luci sui coseddetti "pazzi" e sulle loro verità, partendo da un lavoro di ricerca sul materiale documentario. Lo spettacolo è costruito per dare voce a persone realmente esistite, recluse in vita, tra le mura di un’altra “Città” che imponeva loro, con violenza e orrore, un adattamento mascherato da terapia. «Indagando  sulle cause reali dei ricoveri manicomiali - spesso non strettamente legati alla presunta anormalità dei reclusi, ma al loro essere lontani dalla finta moralità della società nella quale vivevano -, La città degli Altri vuole dare voce a coloro che furono resi invisibili in vita perché volontariamente nascosti, - spiega l'autore e regista Febo Quercia - e per fare ciò libereremo storie prigioniere tra le carte impolverate di vecchi archivi».