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Durante il vertice su Bangoli, svoltosi a febbraio presso la Prefettura di Napoli, le istituzioni coinvolte nel progetto di rilancio di Bagnoli avrebbero ritrovato una quasi piena sintonia. 

Si sono incontrati Claudio De Vincenti, Ministro della Coesione Territoriale e del Mezzogiorno, Vincenzo De Luca, Presidente della Regione Campania, Luigi de Magistris, Sindaco di Napoli, Salvatore Nastasi, Vicesegretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Commissario Straordinario di Governo per la bonifica e la riqualificazione dell’area industriale dismessa di Bagnoli e Domenico Arcuri, Amministratore Delegato di Invitalia, soggetto attuatore del progetto di bonifica e rigenerazione urbana dell’area. Nel corso dell'incontro è stato presentato il documento illustrativo degli approfondimenti finalizzati alla formazione di una Variante alla strumentazione urbanistica vigente sull'area del Piano Urbanistico Attuativo (PUA). Per la bonifica del Sito di Interesse Nazionale (SIN) Bagnoli-Coroglio vi sarebbero a disposizione oltre 270 milioni di euro.

Arcuri ha dichiarato che «La riunione è stata molto positiva e ci sono numerosi elementi di convergenza tra il piano di Invitalia e quello del Comune. Abbiamo posto le basi per arrivare a un progetto condiviso con tutti i soggetti coinvolti nella bonifica e nella rigenerazione dell’area di Bagnoli». De Vincenti, in particolare, ha spiegato che «la piena sintonia riguarda, tra l'altro, il ripristino della linea di costa con l'arretramento di Città della Scienza, la realizzazione del porto turistico e la rimozione totale della colmata», aggiungendo che «anche sulla riduzione delle volumetrie per le abitazioni i progetti coincidono». Inoltre, il Ministro ha illustrato l’attuale situazione dell’area, secondo quanto definito nel Piano di bonifica e rigenerazione urbana, dove sono terminati i lavori di riqualificazione dell’arenile nord e dove si sta procedendo alla caratterizzazione dei suoli non sottoposti a sequestro giudiziario (circa il 40% del totale), a cui farà seguito la bonifica, mentre è iniziata la rimozione dell’eternit presente nell’area industriale dismessa. De Magistris si è mostrato molto soddisfatto dell’incontro, parlando di una sintonia sull’80 % delle proposte e ritenendo di essere ormai «molto vicini ad un accordo storico su Bagnoli». In particolare, le divergenze resterebbero sulla volontà del Governo di aumentare la presenza di servizi, sulla creazione del porto turistico di Nisida e sull’assetto del borgo di Coroglio.

Infatti, proprio a Nisida, nonostante questa sia formalmente fuori dal perimetro del SIN Bagnoli-Coroglio, lo schema del Governo prevedeva un bacino di almeno 700 barche, di dimensioni superiori ai 12 metri, a servizio di un’offerta ricettiva per target molto alti, mentre quello del Comune si attestava ai 350 posti barca e raccomandava piccole imbarcazioni e la fruibilità di quest'ultimo tratto di spiaggia; dalla riunione di ieri si è deciso di stabilire fra i 500 e i 600 posti barca. Resta ancora irrisolta la questione di un nuovo albergo che dovrebbe sorgere di fronte al porto turistico, per una clientela medio-alta. Nastasi, inoltre, ha confermato che non ci sono ipotesi di trasferimento del carcere minorile di Nisida. Per quanto riguarda il borgo di Coroglio, se nel 2016 la cabina di regia convocò i circa 230 proprietari degli immobili per discutere del loro abbattimento, oggi si parla di fare una cernita degli immobili, abbattendo quelli abusivi e mantenendo le strutture che risalirebbero al borgo di pescatori per destinarle ad attività artigianali e culturali.

Inoltre, il Tribunale di Napoli ha concesso ai tecnici di Invitalia l’accesso alle aree poste sotto sequestro, in modo da poter procedere con la caratterizzazione dei suoli, ovvero l’insieme delle attività che consentono di determinare i livelli di inquinamento dei terreni per potere quindi procedere con le gare per la bonifica. Le procedure di analisi del suolo dureranno circa due mesi, a cui si devono aggiungere altri trenta giorni per conoscere i risultati definitivi. Queste attività verranno realizzate da un gruppo nazionale di agenzie per l’ambiente che vede l’Arpa del Veneto assumere un ruolo di primo piano. Infine, sono stati individuati sei scarichi attivi nella baia di Bagnoli, che dovranno essere monitorati dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn, che è impegnata in un progetto di analisi delle acque marine per restituirle alla balneabilità. Uno di questi scarichi si troverebbe fuori dal perimetro del SIN, nella cala della Badessa, nei pressi di Nisida, dove, nel periodo estivo, i bagnanti hanno spesso lamentato la presenza di sostanze melmose. Gli operatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn procederanno con l’analisi tossicologica delle acque, per un importo di 3,7 milioni di euro, dei quali 1,7 milioni a carico della Stazione Zoologica Anton Dohrn e 2 milioni a carico del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica della Presidenza del Consiglio dei Ministri (CIPE). La fase di analisi dovrebbe essere completata entro la fine del 2017, così da permettere poi ad Invitalia di bandire una gara per la rimozione dei sedimenti inquinanti per ripristinare la balneabilità.

Infine, è anche stata resa nota la perizia disposta nel luglio 2016 dal Tribunale di Napoli nell’ambito del processo in corso per la bonifica dell'area di Bagnoli e, in particolare, dell'area che ospitava l’Italsider, che mirava a chiarire se «gli interventi [finora attuati] possono aver incrementato il rischio sanitario nei confronti dei futuri residenti (adulti o bambini) o lavoratori occupati nelle aree rispettivamente residenziali o commerciali/industriali». Nelle oltre duecento pagine della perizia, firmata dal geologo Claudio Galli con la collaborazione dell'ingegnere Matteo Greggio e della dottoressa Angela Di Tommaso, viene evidenziato che gli interventi di bonifica a Bagnoli, «così come realizzati, si ritiene abbiano compromesso la futura fruibilità dei luoghi, perlomeno di quelli a destinazione d'uso residenziale», addirittura «arrivando talora ad incrementare le concentrazioni inquinanti esistenti prima della bonifica». In particolare, nel 100% dei campioni (7 su 7) è stata rilevata «la presenza di granulometria fine», mentre nel 90% dei campioni (18 su 20) sono stati rilevati «tenori ampiamente superiori agli obiettivi di bonifica previsti». In particolare, nell’area del parco urbano, in quelle « aree investigate e tutte provviste di certificazione di avvenuta bonifica gli interventi di bonifica e messa in sicurezza non risultano eseguiti secondo quanto previsto dalla normativa vigente e secondo quanto previsto dalle varianti approvate». Quindi, nella perizia di manifesta la necessità di «una nuova attività di caratterizzazione e di bonifica/messa in sicurezza, finalizzata a rendere tali luoghi a tutti gli effetti conformi ai sensi di legge, nei termini di un'analisi di rischio». Invece, «in nessuna delle trincee esplorative eseguite nel Parco dello Sport sono emerse evidenze di rifiuti pericolosi interrati».