cercare lavoro giovani

DI FRANCESCA ANZANI CILIBERTI

L’ indagine compiuta dal Censis parla chiaro: in Italia solo il 26,2% della popolazione di età compresa tra i 25 e i 34 anni è in possesso di un titolo di studio di livello terziario, percentuale superiore solo a quella registrata in Romania. Un pesantissimo divario con le altre città Europee che continuano a tenere alta la bandiera dell’istruzione di livello superiore.

Il fenomeno dell' "Involution of education" è nato dalla sfiducia dei giovani nei confronti di un mondo del lavoro precario e fatiscente. Questo altro non è che un chiaro segnale d' allarme, volto a spronare in maniera chiara e incisiva un sistema universitario eccessivamente stagnante, sempre più cristallizzato su una didattica rigidamente accademica a discapito della concreta formazione di figure professionali. Le lungaggini presenti nel nostro sistema universitario e post-universitario, infatti, hanno spinto i giovani a cercare altrove il “come guadagnarsi da vivere” prediligendo lavori che non necessitano di un titolo di studio superiore al diploma. Questo perché i diplomati hanno maggiori possibilità di inserimento lavorativo rispetto ai laureati (il 69,5% di occupati con un’istruzione secondaria e post-secondaria non universitaria). Parliamo di una tendenza figlia di un sovraffollamento delle aule universitarie effettuato anni addietro da coloro che ancora credevano nella chimera “del famigerato pezzo di carta”; La conseguenza è stata una completa disillusione delle "new generations" dinanzi ad uno scenario impiegatizio abietto e altamente carente d’ offerta nei confronti di coloro che hanno "ben pensato" di spendere anni e denaro con l'intento di accaparrarsi un posto di tutto rispetto all’ interno del tessuto lavorativo odierno. Il gioco non vale più la candela e diventa sempre meno appetibile impegnarsi in lunghi percorsi di studio che, oltre a non garantire un tempestivo accesso nel mondo del lavoro, non assicurano neppure una preparazione confacente alle attuali esigenze di mercato. Secondo il Censis, infatti, oltre un quarto degli imprenditori italiani afferma di avere difficoltà nella ricerca di profili professionali adatti e questo non soltanto per mancanza di candidati ma anche e soprattutto per la scarsa preparazione degli aspiranti tali. A questo si aggiunge un’altra importante iniquità quale quella caratterizzata da stipendi troppo bassi e scarsamente gratificanti per i giovani laureati, buste paga che presentano un esiguo differenziale retributivo rispetto a coloro che non sono andati oltre il diploma. Dunque, quali le strategie da adottare per invertire questo temibile trend controcultura? L’ istituto di ricerca socio-economica ne propone diverse: favorire uno snellimento dei percorsi di studio con la riqualificazione delle lauree brevi e con l’ accorpamento all’ interno delle lauree specialistiche del periodo di formazione professionale previsto nel post- laurea (come avviene già in altri paesi d’ Europa in cui il tasso occupazionale dei giovani è in incremento) e al contempo portare a nuova vita il mercato del lavoro incentivando la nascita di nuove imprese puntando, inoltre, sul ricambio generazionale all’ interno di queste. La politica e le istituzioni giocano un ruolo importante all' interno di questo sistema ed è loro responsabilità abbattere "la dura barriera della disillusione" eretta dai giovani del nostro Paese che non credono più alla favola a lieto fine dell' occupazione in Italia.