di ROBERTO CAPUTO

A pochi giorni dalla presentazione ufficiale delle liste e dei simboli il quadro politico appare nella sua completezza.  Le coalizioni sono nate tra litigi e caccia al collegio migliore, qualcuno ha avuto una poltronissima, qualcuno uno strapuntino, qualcun altro, come Stefano Parisi, sembra rimasto sulla porta con il divieto di accedere. 

Tutti i leader sono in campo e non mancano a nessun appuntamento televisivo, ammorbando i telespettatori con una presenza forse un po’ invasiva, E sarà così fino al 4 marzo, data in cui finalmente si voterà. I sondaggisti sono freneticamente all’opera e i risultati che ci propongono, tranne piccole differenze di percentuale, sono praticamente identici. La prospettiva è quella di un sostanziale pari e patta, in cui nessuno avrà i numeri per poter governare.  A meno di grossi sconvolgimenti o eventi non immaginabili ci troveremo di fronte ad uno stallo istituzionale. Massimo D’Alema si è già espresso per un governo tecnico del Presidente. Altri pensano ,o meglio, sognano una ammucchiata tra PD e FI che prenda spunto dalla Germania. Tutte ipotesi con poche possibilità di successo. Ed allora ? Ed allora bisogna avere coraggio. Mattarella ha regalato una zattera importante: Gentiloni non si è dimesso, è in carica ed è legittimato a governare. Quindi non ci sarà un vuoto istituzionale. Bisognerebbe eleggere un’ assemblea costituente di non più di 100 membri qualificati che lavori a termine e in pochi mesi metta in campo non solo una nuova legge elettorale, ma soprattutto, una nuova costituzione. La Seconda Repubblica, molto travagliata, rissosa, con poche capacità e avendo sulle spalle una grave crisi economica con il voto del 4 marzo va ad esaurimento. Saranno gli elettori a decretarlo inesorabilmente. Il rischio è quello di uno scontro sociale di cui non conosciamo le conseguenze. Serve aria nuova. La terza Repubblica.