È gremita la sala conferenze di Assoedilizia per la presentazione delle nuove proposte lanciate nell’ambito della rassegna dal titolo “Rottamare, riqualificare, rinascere: il respiro delle Città”, organizzata dalla Fondazione Fiorentino Sullo sul tema della demolizione e ricostruzione in ambito edilizio. 

Nella Milano di Claudio de Albertis, compianto presidente dell’ANCE, va in scena il cambiamento. Il cui focus fondamentale è rappresentato dalla nuova proposta di legge sulle “Misure straordinarie per la rottamazione post bellica priva di qualità, il riequilibrio delle aree urbane e il rilancio dell’economia”.  Una convention a cui partecipano esponenti delle istituzioni e del dinamico mondo dell’imprenditoria milanese, degli ordini professionali, dei tecnici e professionisti di settore. Sono presenti all’incontro moderato dall’avvocato amministrativista Rossella Verderosa,  il Sottosegretario alle Infrastrutture on. Umberto Del Basso De Caro, il Presidente della Fondazione Sullo l’on. Gianfranco Rotondi nonché il giurista Pierluigi Mantini.

Tra i referenti imprescindibili del mondo universitario e professionale vanno sicuramente annoverati la Preside della Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano Maria Agostina Cabiddu, il Presidente Federbeton Sergio Crippa, l’estensore del progetto di legge il notaio Andrea Mosca e il Presidente nazionale dell’ordine degli Ingegneri Armando Zambrano.  Dopo i saluti istituzionali dell’avvocato Achille Colombo Clerici - Presidente Assoedilizia Milano - la parola passa a Silvio Sarno, Presidente del Comitato Tecnico Scientifico della Fondazione Fiorentino Sullo, cui spetta il compito di introdurre la ratio della nuova normativa. <<Oggi sidiscute di misure straordinarie per una proposta strutturale, orientata all’affermazione del principio per cui un’economia sana si alimenta anche e soprattutto di processi e cicli virtuosi.>> afferma Sarno <<Le sfide sono tante e complesse. Il grande capitolo della progettazione richiede lo sviluppo di nuove e diffuse competenze. Sono troppi i progetti monchi che si sono dimostrati incapaci di coniugare concetti quali accessibilità, abbattimento delle barriere architettoniche, servizi al cittadino, verde urbano e filiera dell’assistenza. Pensiamo al BIM, alla prefabbricazione, all’utilizzo intelligente dei dati e degli strumenti di facility management, alla capacità di accedere alle differenti e possibili forme di finanziamento. Nel periodo 2007-2016 i finanziamenti alle imprese rappresentano il 30% circa dei valori di inizio crisi e il 4% del totale dei finanziamenti a medio- lungo termine>>.

Tra le note positive c’è sicuramente il varo della riforma del fondo di garanzia per le PMI, che si propone di aprire finalmente le porte al settore delle costruzioni. Il rating specializzato, tarato su soglie individuate sulle medie di comparto, è senza dubbio un passo in avanti molto importante. Ma chiaramente, da solo, non basta. <<A nostro avviso>> prosegue Sarno <<occorre trovare la capacità di superare l’attuale legge sull’urbanistica e le tante ambiziose e poco efficaci leggi regionali. Dovremmo far nostra l’idea di poter realizzare piani urbanistici condivisi, snelli, moderni, pratici. Urge svincolarsi dal peso insostenibile della burocrazia di casa nostra.  Gli investimenti in nuova edilizia abitativa sono ancora troppo bassi per un comparto che in dieci anni ne ha perso più del 60%. Le condizioni dell’economia del settore edilizio, così come lo stato di degrado in cui versa larga parte del patrimonio abitativo nazionale, ci impongono un cambio di passo radicale. Crediamo che il nostro sia un contributo utile sul il tema assai delicato della “rottamazione edilizia”, idoneo a smuovere i perduranti equilibri dell’edilizia e dell’economia del Paese in generale. >> Un contributo, dunque, che la Fondazione Sullo ha costruito passo dopo passo con l’apporto delle idee di chi vuole spingere per un cambiamento radicale nel nostro Paese. Di chi crede che l’edilizia italiana debba cambiare faccia. Sono oltre 7 milioni, infatti, gli edifici localizzati in zone a rischio sismico e idrogeologico che ospitano circa 30 milioni di cittadini. Gran parte dell’edilizia non storica, risalente al 1945, è stata realizzata antecedentemente al varo della prima normativa antisismica. Edifici, dunque, per gran parte oltre il giro di boa del proprio ciclo di vita, che vantano stati di conservazione più che discutibili. Muovendosi in questo contesto caratterizzato da un pantano burocratico-amministrativo, la Fondazione Sullo ha immaginato che fosse davvero possibile non pagare più due volte gli oneri di urbanizzazione e ricostruzione per volumi insistenti sullo stesso sedime. <<Siamo consapevoli>> argomenta il Presidente Sarno <<che bisogna combinare in forma nuova strumenti come le detrazioni fiscali, l’IVA ridotta e il credito d’imposta. Ai possibili piani di trasformazione urbana, abbiamo inteso affiancare uno strumento chiaro che si propone di aprire una breccia nel granitico complesso di leggi e regolamenti attualmente in vigore. Una proposta che riserva grande attenzione alle normative esistenti nella definizione degli interventi di sostituzione edilizia, severa rigidità nel rispetto delle procedure e dei tempi di esecuzione, che vuole contemperare interesse pubblico e privato. Un disegno di legge, in sostanza, che paventa opportunità e incentivi chiari ma che rigetta al contempo l’idea che in questo Paese si debba vivere solo di grandi straordinarietà.>>

Una visione condivisa dall’on. Gianfranco Rotondi che, totalmente calato nello spirito sulliano, ha dato il primo impulso a una proposta caratterizzata senza dubbio da una ostinata vocazione alla concretezza delle soluzioni. La soddisfazione del Presidente della Fondazione Sullo è evidente in ogni passaggio, nella profonda consapevolezza che il cambiamento è tanto necessario quanto è difficile, contorta e disagevole la strada che porta al suo perseguimento. È un dibattito vivido, a tratti pungente. Specie quando il Sottosegretario Del Basso De Caro rimarca e rivendica il lavoro svolto in questi anni dal Governo e invita alla cautela nell’approccio a una materia tanto importante quanto complessa. Ma il guanto di sfida è stato lanciato. E viene prontamente raccolto dai tecnici e professionisti accorsi per discutere di un progetto che, seppur con qualche modifica necessaria, ha le carte in regola per vincere al lotto dell’innovazione. Il salto di qualità va fatto partendo dalle esternalità positive. Da quegli esempi di buon governo, da quelle “scintille”, per citare Renzo Piano, suscettibili di innestarsi a pieno titolo nel tessuto edilizio e produttivo del nostro Paese.  

La professoressa Cabiddu racconta del progetto civico “Ho scelto Milano”, fulgido esempio di città accogliente, dinamica e meritocratica. Una realtà fluida, in continuo divenire, specie nelle sue periferie che stanno progressivamente acquisendo tratti positivamente distintivi. Le città sono spazi di vita. E in esse la bellezza assume priorità centrale. Nel Constituto senese del 1309 si legge che “Chi governa deve avere a cuore massimamente la bellezza della città, per cagione di diletto e allegrezza ai forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini”. Brocardi antichi, eppure moderni, che andrebbero recuperati e restituiti alla memoria collettiva. Che dovrebbero essere il faro che illumina la notte di chi governa. 

Più critico l’approccio del Presidente Federbeton Crippa, per il quale i dati sulla crescita economica vanno considerati con le debite puntualizzazioni. <<È la capacità del Paese di proiettarsi oltre i confini nazionali il vero fattore di forza della nostra economia in questo momento.>> sostiene <<Manca principalmente la domanda interna e, in tal senso, il settore delle costruzioni può rappresentare lo strumento per creare nuovo valore. Con uno spirito nuovo, facendo meglio ciò che  è stato fatto in fretta dai nostri predecessori.>> E nell’affrontare il tema della riqualificazione urbana, così come suggerisce il recente studio RIFO, occorre puntare sulle periferie dismesse e obsolete che siano prossime ai rispettivi centri urbani ed economici. Come in un moderno sistema hub &amp; spoke, le periferie dovrebbero collocarsi quali nuovi e focali punti di raccordo tra il centro cittadino e le sue arterie più arretrate. Il settore pubblico, da solo, non basta. Gli interventi privati sono necessari e vanno coadiuvati da una serie di investimenti pubblici che aiutino gli imprenditori a costruire l’Italia del futuro. La Francia, in tal senso, può rappresentare sicuramente fonte di ispirazione per apprendere prassi e idee, con piani di rigenerazione urbana concretizzabili ricorrendo alla verticalità. 

Per il giurista Pierluigi Mantini, Milano è la “città ideale”, foriera di best practices da prendere a modello. E solleva, senza mezzi termini, la necessità di riformare l’attuale assetto legislativo in materia. <<Il diritto urbanistico attuale o si trasforma o muore. >>. Parole lapidarie, scagliate nel solco del percorso seguito dalla Fondazione Sullo. <<Bisogna incentivare sempre di più gli interventi di riqualificazione di natura straordinaria, superare gli oltre 8000 regolamenti edilizi esistenti nel nostro Paese, semplificando quanto più possibile il complesso quadro di norme e regolamenti oggi vigenti. Si deve, inoltre, far chiarezza finalmente sulla possibilità di derogare al vincolo della sagoma per volumi insistenti sullo stesso sedime. La strada tracciata dai nuovi strumenti di rigenerazione urbana talvolta è in contrasto coi vecchi strumenti urbanistici. E il Consiglio di Stato, con sentenze evidentemente contrastanti, non sembra aiutare a trovare una soluzione.>> Una discrasia tra norme e regolamenti che non vanno a vantaggio dei privati. E che, soprattutto, incidono negativamente sui cittadini. 

Proprio il Presidente nazionale dell’Ordine degli Ingegneri Zambrano ricorda, infatti, che il nostro Paese è fermo al palo. Come un gigante dai piedi di argilla resta ancorato a una legge del 1942 – l. n. 1150 del 1942 – senza aver ancora preso una posizione netta e ineludibile sul DPR 380 (Testo unico in materia edilizia). <<Sicurezza e ammodernamento degli edifici>> propone <<possono essere perseguiti introducendo l’obbligatorietà a trent’anni dell’adeguamento sismico di tutti gli edifici esistenti.>>. E in un Paese come il nostro, che viaggia a velocità diverse, l’uniformità di disciplina unita alla capacità di catalizzare lo sviluppo economico, divengono fattori determinanti ed essenziali per riuscire, finalmente, a invertire la rotta.