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437 milioni di euro di entrate complessive per 649 comuni. Sono questi numeri dellatassa di soggiorno in Italia per l’anno 2016, con Roma in vetta alla classifica delle città che la applicano con oltre 126 milioni di euro di introiti.

Lo rileva uno studio del Servizio politiche territoriali della Uil, che spiega come la tassa, reintrodotta nel 2010 proprio nella Capitale dopo due decenni di assenza, sia definibile come “un’imposta facoltativa di carattere locale - da un minimo di 10 centesimi a un massimo di 5 euro per notte di soggiorno, esclusa Roma che può arrivare a 10 euro - applicata a carico delle persone che alloggiano nelle strutture ricettive situate in località turistiche o città d’arte.

“Se nel 2011 – argomenta lo studio - i comuni che avevano optato per l’imposta si contavano sulle dita di una mano (Venezia, Roma, Firenze, Catania, Padova, Vieste, Villasimius e pochi altri), ad oggi sono 649 quelli che la applicano”.

La stragrande maggioranza dei comuni ha scelto di diversificare le tariffe in basse alle “stelle” attribuite alle strutture. Così, se il podio delle città più “care” vede Firenze e Torino dietro Roma, quanto ai relativi ricavi sono Milano (41 milioni di euro) e Firenze (30 milioni di euro) a seguire ad una certa distanza la Capitale (come detto, oltre 126 milioni di euro), con Venezia e Rimini a completare la top 5.

Anche i campeggi, i bed and breakfast e gli agriturismi sono toccati dall’imposta, nella maggior parte delle città. E così, secondo i calcoli della UIL, a Roma per una notte in un albergo 3 stelle si pagano 4 euro di imposta di soggiorno, per un albergo di lusso 7 euro, in B&B 3,50 euro, in agriturismo 4 euro e in campeggio 2 euro.
A Firenze una notte in albergo a 3 stelle costa a 3,50 euro e per un 5 stelle si pagano 5 euro, in agriturismo 3,50 euro, in B&B 2,50 euro e in campeggio 1,50 euro.
A Venezia, per ammirare il ponte di Rialto, in base alla struttura scelta, l’imposta di soggiorno di un albergo costa da 2 euro a 5 euro a notte, in B&B 3 euro a notte.
Rispetto al 2015, quando i comuni incassarono 431 milioni di euro, l’anno scorso il gettito ha registrato un aumento dell’+1,4%.