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“Il problema non è dell’olio di palma in sè, ma del modo in cui viene prodotto: ad alte temperature, per abbassare i costi di produzione. Trovo assurdo che, alla luce dello studio EFSA, a tutt’oggi la Commissione non abbia ancora preso provvedimenti. -  Lo ha dichiarato Nicola Caputo Parlamentare europeo del Pd gruppo S&D nel corso del suo intervento in Commissione ENVI durante la discussione con la Commissione esecutiva e l'ESFA sugli oli vegetali. - Stiamo discutendo – spiega Caputo -  dopo un lungo periodo di gestazione, di rinvii, in attesa di un’iniziativa della Commissione.

Un studio dell'EFSA dello scorso maggio - stiamo quindi parlando di un anno fa!- ha valutato la presenza di tre sostanze tossiche che si formano nel processo di raffinazione ad alte temperature (200°C) di oli vegetali: il glicidiolo (GE), il 3-monocloropropandiolo (3-MCPD) e il 2-monocloropropandiolo (2-MCPD).  Il problema riguarda diversi oli vegetali e margarine, ma l’EFSA – insiste Caputo - ha focalizzato l’attenzione sull’olio di palma perché le quantità presenti in esso sono superiori di 6-10 volte rispetto agli altri grassi vegetali. L’olio di palma ha sostituito i grassi precedentemente utilizzati proprio perché più economico. Va da sé che l’olio di palma in circolazione non è prodotto a basse temperature. Presente in merendine, biscotti, grissini, cracker e decine di altri alimenti e cibi per l'infanzia, rappresenta un potenziale problema di salute soprattutto per i bambini e i giovani.  Lo scorso agosto – ricorda l’europarlamentare Pd - ho presentato un’interrogazione alla Commissione, chiedendo quali misure intendesse adottare per salvaguardare la salute dei cittadini e se non ritenesse opportuno, nel frattempo, avviare una campagna d'informazione.Mi è stato risposto che i dati in loro possesso “dovrebbero garantire un elevato livello di tutela della salute umana, in particolare di lattanti e bambini, e che la Commissione non vede la necessità di avviare una campagna d'informazione per quanto riguarda l'uso dell'olio di palma negli alimenti”. Rimango perplesso, finora nessun provvedimento è stato preso. Non serve prendere altro tempo, rilanciando l’idea di ulteriori studi di approfondimeno. Il 2016 è passato da un pezzo e i cittadini europei – conclude Caputo -  continuano ad essere male informati sulle loro abitudini alimentari e a consumare prodotti che potrebbero danneggiare la loro salute. Molti paesi terzi stanno lavorando per migliorare la loro produzione e la qualità del loro olio di palma. Occorre introdurre un’etichettatura e una certificazione rigida di qualità di quest'olio da consentire che entri in commercio solo quello che non porti danni alla salute”.