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Risultati immagini per ATTIVITA' FISICA NEGLI ANZIANI

Piu’ di un adulto su quattro nel mondo (il 28% o 1,4 miliardi di persone) e’ fisicamente inattivo. A dirlo sono i nuovi dati pubblicati oggi su ‘The Lancet Global Health’, che in alcuni paesi mostrano come l’assenza di movimento riguardi addirittura una persona su tre. Lo studio, dal titolo ‘Le tendenze mondiali dell’insufficiente attivita’ fisica dal 2001 al 2016: un’analisi aggregata di 358 sondaggi con 1.9 milioni di partecipanti’, e’ stato realizzato da quattro esperti dell’Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms)che hanno aggiornato le stime del 2008 sui livelli di attivita’ di 168 paesi (il 96% della popolazione mondiale).

Bandiera nera alle donne e ai paesi ad alto reddito. Le donne sono meno attive rispetto agli uomini, con una differenza di oltre l’8% a livello globale (il 32% degli uomini contro il 23% delle donne). I paesi ad alto reddito sono piu’ inattivi (il 37%) rispetto a quelli a reddito medio (il 26%) e a reddito basso (il 16%).
Il documento dell’Oms rimarca, quindi, la necessita’ per tutti i paesi coinvolti nella ricerca di aumentare la priorita’ data alle azioni nazionali e sub-nazionali di fornire ambienti che supportino l’attivita’ fisica e aumentino le opportunita’ per le persone, di tutte le eta’ e abilita’, di essere attivi ogni giorno. Il nuovo piano d’azione globale sull’attivita’ fisica stabilisce infatti l’obiettivo di ridurre l’inattivita’ fisica del 10% entro il 2025 e del 15% entro il 2030.
“I benefici dell’attivita’ fisica sulla salute sono ben noti- si legge nella ricerca dell’Oms- e includono un minor rischio di incorrere in malattie cardiovascolari, ipertensione, diabete, cancro al seno e al colon. Inoltre, l’attivita’ fisica ha effetti positivi sulla salute mentale, ritarda l’esordio della demenza e puo’ aiutare a mantenere il normopeso”.
Cosa intende l’Oms per attivita’ fisica insufficiente? È un dato che comprende l’attivita’ fisica che si svolge al lavoro, a casa, per il trasporto e durante il tempo libero, ed e’ insufficiente se non prevede almeno 150 minuti di intensita’ moderata o 75 minuti di attivita’ fisica ad intensita’ vigorosa a settimana (o qualsiasi combinazione equivalente delle due opzioni precedenti).

Ecco i risultati nel dettaglio:

Chi sono le donne piu’ pigre?
In tutte le regioni, ad eccezione dell’Est e Sudest asiatico, le donne sono risultate meno attive degli uomini. Nel 2016 i livelli piu’ alti di inattivita’ sono stati riscontrati nelle donne dell’America Latina e dei Caraibi (43,7% e 46,5%), Asia meridionale (43%) e paesi occidentali ad alto reddito (42.3%), mentre i livelli piu’ bassi negli uomini provenienti dall’Oceania (12,3%), Asia Orientale e Sudorientale (17,6%) e Africa Sub-sahariana (17.9%).
La prevalenza di attivita’ fisica insufficiente nei paesi ad alto reddito e’ stata piu’ del doppio rispetto a quella dei paesi a basso reddito: Tra il 2001 e il 2016 l’incidenza e’ aumentata di oltre 5 punti percentuali nei paesi occidentali ad alto reddito (dal 30.9% al 36.8%) e in America Latina e nei Caraibi (dal 33.4% al 39.1%), mentre l’Asia Orientale e Sudorientale ha registrato una diminuzione di oltre 5 punti percentuali (dal 25.7% al 17.3%).
In 4 paesi la mancanza di attivita’ fisica ha superato il 50%: Kuwait, Samoa americane, Arabia Saudita e Iraq. In sette paesi, invece, la prevalenza e’ risultata inferiore al 10%: Uganda, Mozambico, Lesotho, Tanzania, Niue, Vanuatu e Togo. In 55 paesi (il 32,7%) su 168 un terzo della popolazione non e’ sufficientemente attiva fisicamente. In 159 paesi su 168 la prevalenza di attivita’ fisica insufficiente e’ piu’ bassa negli uomini che nelle donne, con a almeno 10 punti percentuali di differenza in 65 paesi e oltre 20 punti percentuali in nove paesi: Barbados, Bahamas, Santa Lucia, Palau, Iraq, Bangladesh, Trinidad e Tobago, Iran e Arabia Saudita.
Infine, i risultati migliori, con maggiori livelli decrescenti di attivita’ fisica insufficiente (> 15%), sono emersi nelle Isole Cook, in Giordania, Tokelau, Samoa, Myanmar, Isole Salomone e Tonga, mentre i risultati peggiori si sono verificati in Brasile, Bulgaria, Germania, Filippine e Singapore.

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