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“‘A forzar troppo la realtà si rischia di farla delirare’, ha scritto lo psicoanalista Francois Ansermet in ‘La fabrication des enfants. Un vertige technologique’. È forse quanto sta accadendo nel dibattito odierno sull’autismo?”. Chiede Rosaria Ferrara, ricercatrice dell’Università di Losanna e presidente dell’associazione Oisma (Osservatorio Italiano Studio e Monitoraggio Autismo), che parteciperà al convegno ‘Autismo: un futuro nell’arte. Quando il talento supera la disabilità’, promosso dall’onorevole Paola Binetti il 15 gennaio nella Sala della Regina della Camera dei deputati, in Piazza Montecitorio a Roma dalle ore 14.30.

La studiosa tratterà il tema ‘Autism: differenti soggetti, differenti trattamenti, differenti destini, un unico osservatorio. Il progetto O.I.S.M.A’. “Approcciare l’autismo significa avvicinarsi ad una realtà che coinvolge la comunità scientifica internazionale, l’opinione pubblica e i servizi sanitari in un’epoca (quella odierna) in cui si pretende che i propri desideri siano riconosciuti come dei diritti. Allora- continua Ferrara- tutto si complica ancora di più, perché non sempre gli scopi della comunità scientifica, dell’opinione pubblica e del Servizio sanitario combaciano tra di loro, tantomeno combaciano con i diritti del soggetto che viene completamente spazzato via, dimenticato in questi discorsi. Già vi è difficoltà a ridare posto al soggetto al di là dei limiti eventualmente determinati dal suo organismo, figuriamoci cosa ne è del soggetto ridotto ad una lista categoriale di sintomi”.
Ma dall’autismo Kanneriano, quello degli anni ’40, all’autismo versione DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), ci sono stati tanti cambiamenti. “In particolar modo l’ultima versione del Manuale diagnostico- precisa la studiosa- sembrerebbe imporre dei criteri diagnostici che potrebbero provocare una serie di ‘perdite’ di diagnosi di autismo. La verifica di questa condizione di perdita di diagnosi, mi ha condotta a farne la questione centrale all’interno del mio lavoro di dottorato che svolgo per l’Università di Losanna. Possibile che l’autismo si modifichi fenotipicamente con il passare del tempo? Che venga definito e ridefinito quasi come una moda? E come si modifica? Così come la diagnosi, anche il modo di trattare l’autismo si è fortemente barricato dietro ricerche metodologicamente ‘forti’- spiega Ferrara- ma talvolta ideologicamente discutibili. La ricerca, quindi, non sempre corrisponde a quelle che sono le necessità del soggetto autistico che, già senza voce, si trova ad aver a ncora meno voce e ad essere incanalato in trattamenti ‘ortopedizzanti’ con la finalità di eliminare le atipie e ricondurre il soggetto ad una sorta di ‘normalità a tutti i costi’”.
La studiosa conclude: “Paradossalmente, poi, la ricerca in Italia appare ancora molto scarna su alcune questioni fondamentali per i soggetti autistici e le loro famiglie. Dei temi che sarebbe interessante approfondire potrebbero essere: l’evoluzione dell’autismo nella giovinezza e nell’età adulta, l’intervento precoce, l’espressione dell’autismo nel genere femminile. Ecco perché in occasione dell’incontro del 15 gennaio avverrà anche la presentazione dell’Oisma, organizzazione che nasce con l’intento di rilanciare nel discorso politico e sociale una tipologia di ricerca vicina ai bisogni dei soggetti autistici e delle loro famiglie”.
Al convegno saranno presenti studiosi nazionali ed internazionali, a partire da Ansermet, psichiatra, psicoanalista e professore dell’Università di Ginevra e Losanna, e nel corso del pomeriggio saranno mostrate le opere dei ragazzi autistici dell’atelier Ultrablu di Roma.

Per partecipare sarà necessario accreditarsi entro il 12 gennaio all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Si ricorda che è obbligatorio presentare un documento di riconoscimento e, per gli uomini, indossare la giacca.