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di AMEDEO FANTACCIONE

E’ la realtà, quella che traccia con magica maestria, Antonio Laccabue detto Ligabue. La sua realtà, fatta di cose semplici su cui si parano ombre forti, talvolta violente, che quasi appannano lo scorrere sereno dell’esistenza.

La pregevole mostra dell’artista ferrarese di adozione e svizzero di nascita, allestita a Castel dell’Ovo, riesce a rendere chiara, nella successione delle opere, l’essenza semplice di questo grande artista italiano segnato dal dolore e dalla malattia, che meglio di tutti riesce a personificare la complessità di un’esistenza apparentemente accessibile , ma anche che è rappresentata dalle mille sfaccettuature di una stessa realtà.

L’ artista si offre da cavia al suo estro con una successione di autoritratti in varie pose ed altrettante situazioni. Sembra un atteggiamento egocentrico, quasi civettuolo, in realtà il messaggio dello stesso Ligabue sembra apparire chiaro: sperimenta su se stesso l’interpretazione della realtà attraverso le sue tante interpretazioni, coinvolgendo la mimica diversa del suo viso in varie circostanze, per questo vero e proprio laboratorio di affermazione – negazione, di uguale e di diverso.

Emozioni forti danno gli olii di Ligabue con le linee semplici, ma i colori forti e spesso scintillanti, con le figure degli animali, che assumono spesso, nel volto, le sembiante ciniche e violente degli uomini catturati dall’ossessione della bramosia e della violenza, con lo scorrere disinvolto, sulla scena, di paesaggi quasi immobili, ma comunque fermi ed imperturbabili, su cui si muove il male di vivere.

Non è semplice la lettura dell’opera di Antonio Ligabue, ma l’emozione più grande che dona è proprio questa. L’interpretazione dell’opera attraverso quella della realtà che viene percepita in ciascuno di noi. Essa può essere uguale in prospettiva, ma resta mutevole e variegata a tinte forti o fosche, attraverso la visione personalissima che di essa da l’anima, contagiata anch’essa dalla strisciante follia, che nell’autore diventa impetuosa e si trasforma in arte.

Un viaggio nell’emozione del proprio io, nonchè nella lettura di una realtà semplice, eppure complessa, quella dell’opera di un grande contemporaneo che ha proiettato la pittura verso le interpretazioni del futuro riuscendo a somatizzare e trasformare la debolezza in forza, la demenza in genio.