numero chiuso

di GABRIELE CRISPO

Nelle ultime settimane si è parlato molto di università. La notizia che preoccupa gli studenti di tutti gli atenei italiani è lo sciopero degli esami e delle sedute di laurea autunnali. I docenti protestano contro il blocco degli scatti sugli stipendi. Ciò potrebbe provocare non pochi disagi e rallentamenti. 

La commissione di garanzia sugli scioperi ha ritenuto la protesta legittima ed invano la Fedeli ha cercato di calmare le acque proponendo incontri. Sono circa 5400 per ora i docenti che parteciperanno allo sciopero, ma molti di più potrebbero aderire in quanto "non c’è nessun obbligo da parte del docente di rivelare se intende aderire e chiederlo in anticipo violerebbe il diritto allo sciopero». Il risultato? L'incertezza tra gli studenti.

Inoltre un'altra notizia ha generato non poche discussioni anche se, grazie ad una sentenza del Tar, la situazione sembra essersi risolta a favore della continuità: il numero chiuso nelle facoltà umanistiche. Il Tar del Lazio ha bocciato la decisione dell'ateneo della Statale di Milano che voleva introdurre il numero chiuso anche nelle facoltà umanistiche dell'ateneo. Naturalmente l'università, subito dopo la sentenza, ha comunicato agli studenti che si accingevano ad immatricolarsi lo stop dei test di ingresso, in attesa della decisione del Consiglio di Stato che dovrà decidere sul ricorso che i legali della Statale di Milano stanno predisponendo.

Se il Consiglio di Stato dovesse decidere di ammettere il numero chiuso anche nelle facoltà umanistiche, lo scenario universitario italiano potrebbe essere notevolmente rivoluzionato.

Intanto a Milano continuano le proteste e l'ambiguità unita alla precarietà stanno mettendo a dura prova la segreteria della Statale che è soggetta "all'assalto degli studenti" in cerca di delucidazioni sulle modalità di iscrizione. Tuttavia la decisione del Tar non lascia adito ai dubbi: secondo il Tribunale, "l'assenza di un numero sufficiente di docenti non rientra tra le cause previste dalla legge n. 264/1999 per introdurre il numero chiuso e le facoltà umanistiche non sono tra quelle elencate nella stessa legge che possono avere gli accessi regolamentati." Il Tar del Lazio ha quindi deciso di accogliere il ricorso presentato dall'Unione degli Universitari sospendendo l'efficacia dei provvedimenti impugnati. L'Udu (Unione degli Universitari) in una nota ha dichiarato che "Ora che il Tar del Lazio ci ha dato ragione possiamo dirci estremamente soddisfatti per una vittoria storica che ha riflessi nell'immediato sul futuro di tutti coloro che avrebbero dovuto sostenere il test nei prossimi giorni e sulle decisioni presenti e future prese da quegli atenei che hanno introdotto programmazioni dell'accesso illecite [...] sin da subito" ci siamo accorti "come la delibera adottata dagli organi accademici contenesse vizi formali e sostanziali mancando di fatto sia una maggioranza vera che il rispetto della normativa nazionale, prima su tutte la legge 264/99".

Insomma una battaglia vinta dagli studenti che sono riusciti a dimostrare di essere degli ottimi allievi.

Dopo la decisione la Statale di Milano ha sospeso i test di ingresso in programma per Lingue, per Filosofia, per Lettere, per Storia e per Geografia.

Secondo la Fedeli: «Quella sentenza sul numero chiuso deve essere approfondita [...] Stiamo cercando di verificare la sentenza. Si tratta di capire se è stata l’Università di Milano che ha interpretato la legge e i decreti attuativi in modo troppo restrittivo, e quindi è tema che riguarda solo l’Università Statale di Milano, la sua autonomia, il suo modo di comportarsi dentro le regole o se invece quella sentenza del Tar, che avrà bisogno della sentenza del Consiglio di Stato, già ci pone temi che riguardano gli strumenti utilizzati di attuazione della legge generale dell’università».

Insomma quella sul numero chiuso alle facoltà umanistiche è un dibattito che non si chiude certamente con la sentenza del Tar del Lazio (tribunale competente in materia) che non ha espressamente eliminato i dubbi al riguardo. Sicuramente come ha ricordato la Fedeli «Siamo in Europa il penultimo Paese per numero di laureati. Questo è il tema. Però dobbiamo ragionare con serietà sulle cause per cui noi abbiamo pochi laureati».

Un altro tema caldo è anche quello dell'abbandono delle università: molti studenti lasciano i corsi di studi prima di giungere al traguardo. Gli immatricolati diminuiscono anno dopo anno.

Il mondo accademico italiano sta vivendo una fase buia: i corsi impeditivi; gli esami inutili; i disagi infrastrutturali; la mancanza di investimenti; la poca collaborazione del personale; ecc.

Un atteggiamento che potremmo definire fallace e disinteressato verso gli studenti e le loro esigenze da parte degli atenei, unito a giovani studenti sempre più ignoranti e poco predisposti all'apprendimento stanno creando un sistema farraginoso e poco funzionante.

Sul numero chiuso il dibattito è stato da sempre caldo: soprattutto per quanto riguarda i test (a dire di molti) "impeditivi" della facoltà di Medicina. La tesi è che questi test sono incostituzionali in quanto violano il diritto allo studio sancito dalla Costituzione. L'art. 34 Cost. dispone infatti che «I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.» e l'art. 33 Cost. sancisce che "L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.[...] Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato."

Si potrebbero naturalmente fare considerazioni degne di attenzione sia a favore del numero chiuso che di quello aperto. Sarebbe però giusto lasciare spazio ad una discussione non orientata che lasci a tutti la possibilità di analizzare i pro e i contro.

La convinzione che però dovrebbe accompagnare la riflessione è che "ognuno è libero di scegliere il proprio futuro e deve avere la libertà di farlo". È la vita a selezionare...insieme alle esperienze e allo studio che insieme aiutano la crescita individuale. Forse un sistema più ragionato e non attento esclusivamente ai bilanci di cassa e agli stipendi potrebbe creare un ambiente stimolante e meno inflazionato dalle scelte dell'opportunità e della scappatoia.

Ad ogni modo a voi la risposta!