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Un autore di stacco internazionale, Piero Dorazio (Roma 1927 – Todi 2005), è stato scelto per il rinnovato impegno espositivo della Galleria Il Mappamondo che nella sua attività quarantennale ha presentato grandi pittori e scultori, da Lucio Fontana a Roberto Crippa, Gentilini, Morandi, Maurice Utrillo.

Dorazio. Spazio e utopia del colore è occasione per rileggere l’insieme di un protagonista dell’arte astratta. Pronunziare la parola “colore” per Dorazio significa addentrarsi nello spessore della sua creatività, in quel significato che comprende lo spazio suscitato dal colore e il colore che provoca una esaltazione dinamica pur nella rigorosa composizione di geometrie e valori di schietta musicalità (ricordiamo le sue scenografie per il balletto La notte trasfigurata, su musica di Schonberg, realizzate per La Scala, Milano, 1972).

Come è accaduto per diversi compositori, che molto si sono espressi al di fuori della musica, Dorazio, oltre il suo “mestiere” di pittore, ha animato il dibattito culturale dall’ultimo dopoguerra fino all’ingresso nel nuovo secolo.

La sua attività di intellettuale svolta in Europa e negli Stati Uniti – insegnante all’Università di Pennsylvania a Filadelfia, nel dipartimento di belle arti – qualifica criticamente l’affermarsi del mezzo pittorico, la pittura dipinta, come linguaggio irrinunciabile fra tante improvvisazioni espressive che, di fatto, hanno reciso il rapporto di comprensione con il pubblico.

Dorazio ha riaffermato le tante potenzialità che ancora rimanevano all’esprimersi attraverso linee, geometrie di spazi e ritmi cromatici. Piani e tessiture, una quantità di piani, sussultati e richiamati alla memoria, ondeggianti al di là di un tempo fisico e misurabile, nella ricerca di un assoluto incostante ed evocativo. In fondo, con l’invasione del colore il pittore ha portato allo sconfinamento della fantasia, trovando efficienze, intercorrenze, nell’ordine che rispettava una metrica tradizionale, e siamo nella tradizione di Magnelli, Soldati, Rothko…

Venti opere dagli anni Sessanta agli anni Ottanta permettono, in sintesi, di ripercorrere la storia dell’artista.

Il catalogo, curato da Luigi Cavallo e Oretta Nicolini, è tradotto in più lingue.