
Le associazioni ELSA ETS, rappresentata da Leda Tonziello e ASOIM, guidata da Maurizio Fraissinet hanno presentato un esposto alla Commissione Europea. L'obiettivo è segnalare le gravi violazioni del diritto ambientale comunitario legate al progetto di realizzazione di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) a Castel Volturno, precisamente nella delicata area umida denominata “La Piana”.
La zona, di straordinario valore ecologico, è un ecosistema strategico e vulnerabile del litorale domizio, già sottoposto a forti pressioni urbanistiche. A conferma del suo pregio naturalistico, l'area è attualmente in uso al Reparto Biodiversità dei Carabinieri Forestali, elemento che ne attesta l'inconfutabile valore ambientale.
Le associazioni sottolineano come l'opera rischi di violare le Direttive europee "Habitat" e "Uccelli", minacciando la biodiversità locale. È inoltre in corso l'istruttoria presso la Regione Campania per il riconoscimento del sito come Zona di Protezione Speciale (ZPS).
Oltre ai danni ecologici, l'insediamento di una struttura detentiva ed emergenziale andrebbe ad aggravare le già complesse dinamiche sociali di Castel Volturno, assestando un colpo durissimo all'immagine della comunità e ai suoi sforzi di riscatto turistico e culturale.
A far scattare il ricorso a Bruxelles sono state le motivazioni fornite da Invitalia in risposta alla diffida legale presentata da ELSA ETS, ASOIM ed ENPA nell’ambito della procedura di gara relativa alla realizzazione del CPR.
I firmatari dell'esposto evidenziano tre grandi anomalie procedurali e giuridiche: l'uso indiscriminato dei regimi derogatori, l'assenza di progettazione preventiva e il totale azzeramento del coinvolgimento pubblico.
Invitalia ha infatti richiamato il regime derogatorio del cosiddetto "Decreto Cutro" e delle normative speciali in materia, affermando che l'opera può procedere "in deroga ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale". Per le associazioni, questo approccio azzera di fatto le tutele urbanistiche e ambientali nazionali.
Invitalia ha ammesso che valutazioni ambientali e autorizzazioni saranno acquisite solo successivamente, un modus operandi che contrasta nettamente con i principi europei di prevenzione e precauzione, che esigono verifiche prima del via libera ai bandi.
Infine, la scelta della localizzazione è avvenuta tramite interlocuzioni blindate tra amministrazioni statali, escludendo totalmente i cittadini, la comunità scientifica e il terzo settore.
Secondo i promotori dell'esposto, legare il nome di Castel Volturno a una struttura detentiva ed emergenziale, invece che alla valorizzazione delle sue straordinarie risorse ambientali, significa condannare l'area a un'ingiusta e permanente etichetta di "terra di criticità".
"Chiediamo alla Commissione Europea di verificare con urgenza la compatibilità del progetto con il diritto europeo e di intervenire per garantire la legalità delle procedure. La gestione dei flussi migratori e le politiche di sicurezza non possono prescindere dalla salvaguardia del patrimonio naturale.
Non esiste alcuna ragione emergenziale che possa giustificare il sacrificio di ecosistemi fragili, né si può continuare a calpestare la dignità di una comunità che chiede sviluppo sostenibile. Le deroghe normative – conclude Leda Tonziello – non devono tradursi in una sospensione dello Stato di diritto ambientale, né nella cancellazione dei principi di trasparenza e partecipazione democratica sanciti dall'Unione Europea."