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Beatrice Zervas aka Arwen: “Art selects the artist rather than the other  way around” – Code Noir Style

DNA, la nuova personale di ARWEN — nome d’arte dell’artista tedesca Beatrice Zervas — approda venerdì 5 giugno alle ore 19 al Museo Diocesano di Caserta all’interno del progetto Hearth: Art Starts Here, ideato e curato da Fabio Maietta. Una presenza internazionale che porta nel cuore della città una ricerca visiva capace di intrecciare psicologia, mito e sperimentazione tecnologica in un linguaggio radicalmente contemporaneo.


Attiva tra Germania, Medio Oriente, Stati Uniti e Italia, ARWEN ha presentato il suo lavoro in contesti globali come World Art Dubai 2025, Spectrum Miami 2025, Atene, oltre che in una trilogia di mostre personali in Italia riunite sotto il titolo “Pillars” (Palazzo Arcieri – FAI, Palazzo Malvini Malvezzi a Matera, Museo Archeologico Provinciale di Potenza).
Il titolo DNA rimanda all’idea che le figure create dall’artista non siano semplici rappresentazioni, ma codici originari, matrici simboliche che attraversano la storia dell’immaginario occidentale. Le sue cariatidi — ispirate alla serie Karyatiden. Hommage à Francesca Woodman — non sono figure piegate dal peso, ma dee contemporanee, autonome, mobili, immerse in un ambiente acquatico che sospende la gravità e restituisce al corpo una dimensione di potenza e metamorfosi.
L’acqua diventa il luogo del passaggio: uno spazio liminale in cui il corpo si libera, si trasforma, si riattiva come archetipo vivo, come sequenza genetica della nostra memoria culturale.
Formata come psicologa clinica, ARWEN integra nella sua pratica un approccio interdisciplinare che unisce fotografia subacquea, luogo di sospensione e rinascita, scenografie dipinte a mano, costumi originali e interventi di intelligenza artificiale. Il risultato è un linguaggio visivo che si colloca tra percezione, identità e memoria culturale, in cui la femminilità diventa spazio di rivelazione, forza e trascendenza.
Nel contesto del Museo Diocesano, le figure di ARWEN assumono una risonanza particolare: la dimensione spirituale del luogo amplifica la tensione tra sacro e contemporaneo, tra archetipo e immaginazione digitale.
Le opere diventano presenze liminali, corpi che emergono da un “Nexus Somnia” — come lo definisce l’artista — un sogno condiviso che appartiene all’inconscio collettivo.
La mostra, visitabile ogni sabato e domenica fino a domenica 28 giugno, conferma la volontà di Fabio Maietta di attivare dialoghi tra artisti internazionali, luoghi identitari e comunità locali.

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