Il 20 marzo il ‘Martirologio Romano’ commemora un gruppo di sette donne martiri e cioè: Claudia, Alessandra, Eufrasia, Matrona, Giuliana, Eufemia e Teodosia, le quali, in piena persecuzione dei cristiani nel secolo IV, sotto l’imperatore Massimino Cesare (309-313), furono arrestate ad Amiso (odierna Turchia). 

Esse condividendo fede e coraggio, rimproverarono al preside di Amiso la sua crudeltà e la sua ingiustizia nel condannare i cristiani. 
Professandosi esse stesse cristiane, non abiurarono, non sacrificarono agli dei, come chiedeva loro il preside, che le fece flagellare; Claudia e le altre accettarono la tortura e disposte a fare la scelta vincente della morte terrena in cambio della vita eterna, pertanto furono gettate in una fornace ardente. 
Bisogna dire che delle sette martiri, vengono ricordate almeno con nomi simili fra altre sette martiri annegate ad Ancira, Alessandra, Claudia, Eufrasia e Matrona; mentre le altre tre Giuliana, Eufemia e Teodosia, si possono identificare nelle martiri Giulitta, Eufemia e Tecusa, gruppo commemorato il 18 maggio. 
Da questi studi si potrebbe dedurre che i due gruppi di Amiso e di Ancira siano doppioni di se stessi. 
Ad ogni modo, i calendari da tanti secoli riportano, in particolare s. Claudia al 20 marzo, magari non nominando le sue compagne di martirio e continuando ad ignorare i dotti studi degli agiografi.