I VICOLI DI NAPOLI, TRA MONOPOLY, CARAVAGGIO E CERRIGLIO

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Sacro e profano, sede storica delle emozioni e dei sentimenti di una città. Raffaele Viviani quando scrisse 'O viconel 1917, contrapponendo personaggi di diverse fasce sociali, ma tutti oppressi dal problema della ricerca di un posto di lavoro, faceva uscire fuori l'immagine di una Napoli sofferente, povera, amara e misera.

Ferzan Ozpetek, in “Napoli velata”, ne esplora delle sfaccettatura intime. Dolce & Gabbana nel loro spot ambientato nei vicoli ne fanno proprie le sfumature colorate.

Addirittura la prima edizione italiana del Monopoly, il famosissimo gioco da tavolo ha scelto Napoli come location. Alle storiche caselle di “Parco della Vittoria”, “viale dei Giardini”, “vicolo Stretto” si sostituiscono le nostrane “via Partenope”, “via Posillipo”, “via Toledo”.

A Napoli, o’vico ( dal latino vicus, che significa borgo, ma che nell’immaginario collettivo è una stradina molto stretta, delimitata da case e palazzi) ha sempre assunto una connotazione sua, diventando più di una semplice stradina secondaria, un trattato di sociologia. Tutti si conoscevano, come ancora oggi, con lo sventolio del bucato steso ad asciugare sui fili, la signora che fa la spesa nelle botteghe fronte strada, magari ancora col paniere, il vecchietto che scherza con il venditore ambulante, le signore che parlano affacciate ai rispettivi balconi, una di fronte all’altra. Una sorta di società di mutuo soccorso, dove ci si aiutava, e ci si sentiva tutti meno poveri e la “vicina di casa” era un po’ l’emblema di questo “consorzio”. Insomma come entrare in un teatro vivente per assistere ad una commedia a cielo aperto, senza aver però pagato il biglietto.

La città conta più di 100 vicoli che si intrecciano dal centro storico alle periferie, battezzati con i nomi più strani e inusuali: Vico del Sole, Vico dei Giganti, Vico del Fico al Purgatorio, Vico dei Panettieri, Vico della Pace, Vico delle Zite e tanti altri ancora. Vicoli scuri, cupi, umidi, ‘ammuffiti’, vicoli su cui si affacciano ‘e vasci, piccole abitazioni al piano terra che presentano l’accesso diretto sulla strada e di cui parleremo in un prossimo articolo

Tra i tanti vicoli a me piace citarne uno, quello del Cerriglio, a pochi metri da Piazza Borsa.

L’ho scelto per quattro motivi: sembra una scalinatella caprese o della Costiera Amalfitana ma è come percorrere un luogo medievale, dove poter vedere il cammino di re Ladislao e dei sovrani borbonici, di Matilde Serao e di Malaparte; perché è il vicolo più stretto di Napoli, a stento si riesce a camminare in coppia; perché lì, veniva alla Locanda del Cerriglio, a mangiare Caravaggio, il maestro delle «Sette Opere di Misericordia, che nella notte del 24 ottobre del 1609, fu aggredito e sfregiato da quattro uomini; perché li amavano andare anche intellettuali come Giovan Battista Della Porta, Giambattista Basile, Giulio Cesare Cortese, Sgruttendio, Giovan Battista del Tufo, Carlo Celano, Benedetto Croce, Emmanuele Bidera, Vincenzo D'Auria, Antonio Genovesi, Gonsalvo Carelli Oggi i vicoli del centro storico di Napoli sono davvero una risorsa da valorizzare nell’ottica di un’attrattività turistica. Non solo le istituzioni ma tante associazioni e cittadini si stanno organizzando come dimostra il progetto “Adotta un vicolo”. C’è chi adotta un’aiuola, una piazza, una strada come ad esempio, vico Pallonetto a Santa Chiara e vico Pazzariello.

*docente di marketing turistico e local development.