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“Le cause e la fisiopatologia dei funzionamenti autistici sono differenti: un 15-20% dei disturbi dello spettro autistico riguarda i cosiddetti casi sindromici o su base genetica, mentre nella maggior parte di casi si parla di autismo idiomatico, dunque senza una causa definita o da esposizione ambientale.

Le matrici possono essere differenti: dalle alterazioni della processazione e integrazione sensoriale a ritardi di sviluppo di varia natura, disturbi severi della comunicazione come quelli socio-pragmatici, disfunzionamenti esecutivi, fenomeni autoimmunitari, situazioni di grave deprivazione o traumatiche possono determinare comportamenti autistici”. A chiarirlo alla Dire è Elena Vanadia, neuropsichiatra infantile dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) di Roma, premiata al 28° congresso nazionale della Sinpia per aver presentato il miglior poster nella sezione Riabilitazione.
“Nell’autismo ci sono anche i quadri regressivi e atipici, nei quali dopo una prima fase di sviluppo normotipico- fa sapere Vanadia- avviene un cambiamento del profilo di funzionamento, con o senza una causa nota. Tuttavia c’è un elemento che è comune alla maggior parte dei bambini, anche affetti da disturbi autistici, specialmente nella prima e seconda infanzia: il corpo come strumento di conoscenza, di relazione e di comunicazione”.
Il poster dell’IdO ha mostrato, infatti, l’efficacia terapeutica del modello evolutivo a mediazione corporea per i disturbi autistici nell’infanzia, riportando i risultati ottenuti dal Progetto Tartaruga Integrato sviluppato dall’Istituto.“La conoscenza è la risultante di un processo che parte dalla dimensione affettivo-corporea per approdare lentamente, e attraverso passaggi obbligatori, alla dimensione mentale- continua la neuropsichiatra infantile- è proprio da lì che bisogna partire o ripartire nella terapia, e più in generale nell’assistenza del bambino autistico, della sua famiglia e della scuola, che costituiscono gli ambienti di vita primari. Già nelle Linee Guida Sinpia del 2005, in riferimento agli approcci evolutivi, veniva ribadito che ‘il costrutto emotivo precede quello cognitivo’. In un modello di tipo evolutivo, in genere, viene conferita molta importanza alla motivazione del bambino ad apprendere e alla naturalezza dei contesti per facilitare quei normali processi di sintonizzazione che costituiscono la base della relazionalità e quindi della comunicazione”.
Le ricerche attuali sui segnali precoci nei disturbi dello spettro autistico “parlano di asimmetrie posturali e motorie, ma anche di ridotto dialogo tonico (la primissima modalità di comunicazione madre-bambino)- afferma l’esponente dell’IdO- noi, oltre a queste, abbiamo individuato una scarsa reazione nella funzione di aggiustamento, che rispecchia la capacità del bambino di adattare il suo corpo all’ambiente e al movimento stesso. È evidente che sulla base di una vulnerabilità biologica, non necessariamente associata a una alterazione genetica, avvengono distorsioni delle prime interazioni che non dipendono dalla madre o dal caregiver primario- chiarisce Vanadia- ma che possono non attivare in loro la normale responsività. Ciò determina il ricorso ad un’autosensorialità e ad una modalità di relazione e di esperienza disfunzionale”.
Nel poster, premiato nella sezione Riabilitazione della Sinpia ( Società Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza), l’IdO ha voluto sottolineare tre elementi fondamentali: “La prima è appunto l’efficacia del progetto Tartaruga nei disturbi dello spettro autistico. Le percentuali mostrano che il 40% dei bambini trattati esce dalle categorie del test Ados-2 (Autism Diagnostic Observation Schedule) di autismo e spettro. Tra questi ultimi, ci sono sia bambini con condizione di partenza ‘a rischio’ (modulo Toddler), che bambini con ‘spettro o autismo’ (modulo 1). In secondo luogo, “anticipando l’età d’intervento si anticipano i risultati, di cui monitoriamo il mantenimento grazie alla prosecuzione terapeutica prevista dal Progetto Tartaruga”.
Il Terzo punto riguarda gli indicatori di predittività: “Gli ottimi risultati raggiunti dal progetto Tartaruga – perché si parla di ‘optimal outcome’ quando si esce dalla classificazione Ados o si ha un funzionamento adattivo sufficiente – derivano dalla sinergia di due elementi: i bambini risultavano positivi agli indicatori predittivi che abbiamo identificato attraverso i test sul contagio emotivo (Tce) e sulla capacita di comprendere le altrui intenzioni (Uoi). Infine ci sembra importante attenzionare l’evoluzione positiva anche a livello cognitivo, come riportato dai punteggi ottenuti alla Leiter-r. Lavorando sul corpo, sulla relazione e sulla sensorialità- conclude Vanadia- in particolare nell’età prescolare, migliorano anche i livelli attentivi e le funzioni cognitive”.