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Oggi, domenica, si svolge nel mondo la Giornata internazionale dell’educazione non violenta, “No Hitting Day”con più di 500 manifestazioni. All’origine del movimento contro le punizioni corporali verso i bambini vi è l’Associazione statunitense EPOCH (End Physical Punishment for Children) il cui scopo è attirare l’attenzione del grande pubblico sulle punizioni corporali nei confronti dei bambini.

Nel 2001 è stata promossa, con il sostegno delle Nazioni Unite, l’iniziativa mondiale “End all Corporal Punishment on Children”. In Europa, nel 1979 la Svezia con la sua Legge è stata la prima a vietare le punizioni corporali nei confronti dei bambini. Da allora, 51 altri Paesi (purtroppo non l’Italia) hanno anche loro modificato le loro Leggi in questa direzione. Nel 2003 la Giornata della Non Violenza Educativa è stata introdotta in Francia da Catherine Dumonteil Kremer, ideatrice dei laboratori per genitori “Vivere e Crescere Insieme”. Dal 2013 Myriam Nordemann che conduce in esclusiva per l’Italia i laboratori, promuove a Milano un'iniziativa di sensibilizzazione intorno a questa giornata, traduce e diffonde il materiale elaborato da Catherine per l’occasione. Secondo alcuni studi, per il 20% dei genitori uno schiaffo non è un atto di violenza, per il 30% circa una sonora sculacciata non rientra nel concetto di violenza e per il 12% nemmeno le botte. Non rivolgere la parola per diversi giorni quale punizione psichica non costituisce poi violenza per la metà degli interpellati. Tutto questo significa che la violenza fisica e psichica non è necessariamente percepita come tale da molti genitori. In Italia, nessuna delle nostre leggi vieta esplicitamente l’uso della violenza nell’educazione, diversamente da quanto avviene in altri 26 Stati europei. Eppure, le conseguenze negative della violenza fisica sullo sviluppo infantile sono numerose. Al contrario delle ferite visibili, molte di queste conseguenze non sono tuttavia riconoscibili al primo sguardo. La violenza non è mai uno strumento educativo efficace e nemmeno legittimo, ed il dolore fisico sui più piccoli è inutile. A febbraio 2015, il Comitato dell’ONU per i diritti dei bambini affermava ancora una volta che l'Italia adempie solo parzialmente ai suoi doveri di protezione nel quadro della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo. Mentre una sberla data a un adulto viene punita penalmente, in caso di violenza sui bambini le autorità intervengono solo tardivamente, ammesso che tale violenza venga riconosciuta. Questa differenza di trattamento giuridico non è accettabile, considerando la particolare fragilità dei bambini e la protezione loro dovuta. La violenza non è mai una soluzione e non è accettabile in alcuna forma ed esorta a non lasciare alcuno spazio alla violenza nell’educazione. Questo dovrebbe essere sancito anche nella legislazione e per questo la nostra associazione promuove un ancoraggio giuridico del divieto delle punizioni corporali, non solo per il bene dei bambini, ma anche per il bene dei genitori.